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Cosa è successo nel 1976, quando il terremoto del Friuli aprì la strada a due Italie

Fu uno di quegli anni che mandano in bestia tutti coloro che cercano di trovare un senso e una ragione nella storia. Il 1976 fu l’anno in cui morì Mao Zedong, se vogliamo anche Agatha Christie, nacque il complesso degli U2 che prima si chiamavano Feedback, e a novembre fu eletto il presidente americano Jimmy Carter ancora vivo e ultracentenario che ebbe la sfortuna (alla fine del suo mandato, nel 1980) di scontrarsi dopo alcuni anni con il nascente stato islamico uno scontro da cui gli Stati Uniti uscirono con le ossa rotte, gli elicotteri fracassati, i prigionieri derisi, mai così in basso dopo la rotta del Vietnam. Ma ancora era presto e nessuno lo sapeva.

Fu l’anno di Seveso e della diossina. Seveso è una cittadina italiana in provincia di Monza. La diossina è un veleno chimico che venne liberato in quantità enormi da uno stabilimento industriale francese (l’Icmesa) a causa di un errore umano e che per la prima volta introdusse nel paesaggio italiano l’idea della morte per avvelenamento chimico globale, l’idea delle modificazioni genetiche mostruose che avrebbero fatto nascere bambini infelici, l’idea che il capitalismo con le sue maledette fabbriche altro non è che una criminale ricerca del profitto a spese della salute e dell’ambiente. Poi ci fu, già lo abbiamo accennato nella precedente puntata, il terremoto del Friuli che colpì Gemona e molte altre città di quella piccola regione il cui popolo, secondo la tradizione, discende da un insediamento di legioni romane delle quali mantenne la severa austerità e compattezza civile.

Abbiamo già accennato al fatto che ancora non era emerso in tutta la sua forza, che tra il nord e il sud dell’Italia era maturato un gap di civiltà. Non si dovrebbe dire, ma si disse, e oggi io, anche perché fui uno dei tanti testimoni, posso confermarlo: fui mandato come inviato di Repubblica al terremoto del Friuli del ‘76 e più tardi all’altro terremoto, quello dell’Irpinia. L’enormità che emerse nella differenza dei comportamenti fu questa: nel Friuli tutti coloro che erano stati colpiti dalla disgrazia del terremoto si rimboccarono le maniche e piangendo in silenzio ma senza fermarsi un attimo salvarono i loro compatrioti sepolti, e quando arrivarono la protezione civile e i militari, aveva già fatto da soli, sicché la collaborazione tra uomini in divisa e quelli in borghese fu una specie di proseguimento di immediata azione civile collettiva. Ciò che vedemmo, nel terremoto irpino di quattro anni dopo fu uno spettacolo scoraggiante. La gente urlava e protestava, ma per lo più non muoveva un dito aspettando tutti seduti sui muretti che i sodati scavassero e facessero il lavoro faticoso e sporco.

Così nacque La Lega Nord, da una constatazione scoraggiata dell’impossibilità di convivere con un’Italia arretrata nella coesione civile, quella eternamente disfatta e dolente ma sostanzialmente inerte del Regno delle due Sicilie.
Avendo fatto in precedenza il giornalista in Calabria per anni, avendo vissuto anni a Napoli ed essendo di famiglia di origine siciliana, posso dire di conoscere abbastanza alcuni caratteri permanenti o latenti di quella parte d’Italia che chiamiamo Mezzogiorno, di cui ci è vietato in ogni caso dir male perché non è politicamente corretto. Mi prendo la responsabilità di queste cose che dico, sperando che il direttore (di origini pugliesi) non tagli con l’accetta.
Fu l’anno in cui iniziò la grande spaccatura fra le due Italie, una spaccatura che sembrava riassorbita dopo l’emigrazione di massa dal Sud al Nord, come aveva raccontato Luchino Visconti in “Rocco e i suoi fratelli”.

Un’altra grande spaccatura emerse con la questione dell’aborto, quando la Democrazia Cristiana finì in preda ai tormenti dovuti all’incertezza tra la fedeltà alla Chiesa, contraria a qualsiasi legge permissiva sull’interruzione della gravidanza, e la sua stessa base civile che tentennava. Dopo grandi zuffe parlamentari venne fuori una legge violentemente punitiva nei confronti dell’aborto, votata con 298 voti della Democrazia Cristiana e del Movimento Sociale neofascista, contro 286 contrari per riconfermare che l’aborto è reato “salvo in casi di gravissimo pericolo per la salute della madre”. Le grandi città del nord e del centro furono percorse da manifestazioni di massa imponenti e si raccolsero 700.000 firme per un referendum abrogativo che spingerà il Parlamento , due anni più tardi, ad approvare una legge che permetteva l’aborto. La legge passò per pochissimo voti proprio nei giorni successivi al sequestro e all’uccisione di Moro e successivamente fu confermata nel 1981 da due referendum nei quali il 68 per cento degli elettori votò a favore dell’aborto.

Nel 1976 le donne che marciavano nelle strade con i cartelli che reclamavano leggi moderne per eliminare la piaga dell’aborto clandestino erano chiamate sui giornali conservatori “le puttanelle”. Abbiamo già detto delle elezioni politiche di quell’anno, vinte dalla DC, con un gran balzo avanti del partito comunista di Berlinguer, il collasso del partito socialista di De Martino il quale fu costretto ad abbandonare sostituito dal rampante Bettino Craxi. Alla vigilia di quelle elezioni Indro Montanelli disse e scrisse la celebre frase “Tappatevi il naso e votate DC”. Il rischio che si paventava alla vigilia delle elezioni, che si svolsero il 20 giugno, era quello del sorpasso da parte del Pci. Proseguiva e si alimentava intanto un clima di guerra civile con continui scontri armati, accoltellamenti, morti a destra e a sinistra. Organizzazioni extraparlamentari come Lotta Continua intervenivano con la forza per impedire ai fascisti di prendere la parola e dall’altra parte la risposta era altrettanto pesante.

Fu anche l’anno in cui il futuro presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ministro degli Interni prima nel governo Moro e poi nel governo Andreotti (insediato con l’stensione, per la prima volta, del Pci) diventò rapidamente il nemico giurato della sinistra extraparlamentare con una formula grafica di successo: l’uso della lettera K al posto della C. Avevamo già letto sui muri “gli ameriKani” e adesso avevamo Kossiga. I fascisti uccidevano ormai quanto le Brigate Rosse. Ricordo che in uno dei miei primi servizi giornalistici di quell’anno, per Repubblica, andai all’alba a vedere il cadavere di Vittorio Occorsio, procuratore della Repubblica ucciso nella sua auto a colpi di mitra dai terroristi fascisti. Ricordo le formiche sul suo braccio e sulla sua guancia. Il sangue rappreso, la carrozzeria scossa da un trauma come il corpo del suo conducente, così stupìto e immobile da non sembrare reale. Fu uno dei tanti incontri con i giustiziati della guerriglia italiana che raramente avveniva per scontri a fuoco tra forze dell’ordine e ribelli ma più spesso, per non dire sempre, attraverso esecuzioni codarde e lungamente programmate, in cui cadevano, senza potersi difendere, magistrati, poliziotti, carabinieri, giornalisti, politici, sindacalisti, chiunque rappresentasse lo Stato o una istituzione. Era una mattanza per simboli e non una guerra di coraggiosi ribelli.

Benigno Zaccagnini fu eletto segretario della Democrazia cristiana e ribattezzato col nomignolo “Onesto Zac”. Il paese aspettava che prima o poi avvenisse il sorpasso del partito comunista sulla Democrazia Cristiana che si preparava sia ad essere sorpassata e a fare alleanza col partito comunista. Negli Stati Uniti cominciarono a costruire grandi computer che costavano ciascuno milioni di dollari e che come performance non valevano la metà della metà del vostro telefonino. Erano dei bestioni lenti che sapevano soltanto accumulare dati ma indecisi su come trattarli. La IBM già aveva progettato una stampante laser. La Apple era nata in un garage di Los Angeles. Si fiutava nell’aria la rivoluzione tecnologica che sarebbe arrivata di lì a poco e di cui oggi vediamo alcuni perforanti danni e minacce come quelli degli hacker che possono disossare un sistema informatico e distruggere le prenotazioni sanitarie come accaduto al Lazio. Al cinema usci Taxi driver di Martin Scorsese con Robert De Niro (che aveva appena vinto l’oscar per Il padrino parte seconda), ed era uno dei nuovi film sugli orrori della guerra nel Vietnam, per di più compariva una ragazzina di 13 anni di nome Jody Foster che fu candidata per l’Oscar.

La lira fu svalutata del 12% e tirava aria di disfatta economica. Negli Stati Uniti dove nascevano i computer e dove vinceva un presidente ultra democratico, alcuni stati tra cui il Texas e la Florida reintrodussero la pena di morte sostenendo che la moratoria aveva rivelato che soltanto la pena di morte costituisce un deterrente sufficiente per certi delitti. Questa teoria di fatto non è stata mai contestata da alcun candidato presidente americano per quanto di sinistra, compresi Obama, Bill Clinton, lo stesso Joe Biden. (L’unico che ebbe il coraggio di contrastarla fu lo sfortunato Mike Dukakis, che poi fu travolto al voto da George W. Bush). Per un breve periodo fu ripristinata la ghigliottina in Francia dove l’ultima testa cadde nel 1981. In Inghilterra non fu fatta alcuna legge per sospendere la forca ma semplicemente i tribunali smisero di comminare la pena di morte e passarono all’ergastolo.

In Italia si parlava moltissimo di golpe. La parola golpe in luogo di colpo di Stato o era diventata popolarissima e prevalente dopo la presa del potere con la violenza del generale Pinochet a Santiago del Cile con gli aerei nazionali che bombardavano la casa presidenziale e il legittimo presidente Salvador Allende abbattuto a colpi di mitra (era l’11 settembre del 1973). In tutti gli ambienti militari si parlava di golpe. Di ciò che sarebbe potuto avvenire nel caso in cui i comunisti avessero preso il sopravvento. Fu l’anno in cui Luciano Violante (allora magistrato) fece arrestare la medaglia d’oro alla Resistenza Edgardo Sogno, il quale aveva realmente progettato un colpo di Stato in caso di vittoria comunista, sostenendo, come confesserà prima di morire ad Aldo Cazzullo, che la regola delle libere elezioni con i comunisti non vale perché dovunque essi le abbiamo vinte non hanno rispettato la democrazia e hanno trasformato la loro vittoria in dittatura.

C’era poi sullo sfondo la guerra fredda. Di questa guerra noi tutti allora vedevamo poco. Io mi sono fatto per così dire un occhio in più quando negli anni successivi ebbi l’occasione di guidare una inchiesta parlamentare con i poteri del magistrato. Ma la lezione più eloquente che imparai in seguito sta tutta in un grosso libro tuttora reperibile su internet , che è semplicemente la collezione di tutti i verbali delle riunioni militari del patto di Varsavia (che univa a Mosca i paesi dell’est Europa) il cui tema annuale era sempre lo stesso: le forze capitaliste tentano un attacco ai paesi comunisti e immediatamente questi rispondono con un devastante contrattacco. Era quel contrattacco la chiave di volta e secondo la maggior parte degli analisti era molto solida in Unione Sovietica la corrente di pensiero che originariamente era di Yuri Andropov secondo cui l’Unione sovietica avrebbe dovuto garantirsi il controllo dell’Europa occidentale lasciando gli Stati Uniti fuori dal continente per potersi avvalere della tecnologia di cui non era in grado di far uso. Dal punto di vista del costume e delle abitudini degli italiani ricordo che d’estate si andava al campeggio si piantavano le tende si pescava il pesce da cucinare e la sera al fuoco di bivacco si beveva molto generosamente in attesa dell’alba.

Fine – Seconda parte

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