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Ambrogio Crespi è libero, Mattarella dà la grazia parziale al regista anti mafia

Ambrogio Crespi è definitivamente libero dal carcere. Lo ha stabilito il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha firmato – ai sensi di quanto previsto dall’art. 87 comma 11 della Costituzione – due decreti con i quali è stata concessa grazia parziale.

Ambrogio Luca Crespi, condannato a sei anni di reclusione per il delitto di concorso in associazione di tipo mafioso, per fatti commessi dal 2010 al 2012, per il quale è stata disposta una riduzione della pena di un anno e due mesi, sarà affidato ai servizi sociali, non essendo la pena superiore a quattro anni di reclusione, limite che consente al Tribunale di sorveglianza l’applicabilità dell’istituto dell’affidamento in prova al servizio sociale (art. 47 dell’ordinamento penitenziario).

La decisione tiene conto del parere formulato dalla Ministra della Giustizia a conclusione della prescritta istruttoria. Insieme a Crespi ottiene la grazia parziale anche Francesca Picilli, condannata a dieci anni e sei mesi di reclusione per il delitto di omicidio preterintenzionale commesso nel 2012, per la quale è stata disposta una riduzione della pena di quattro anni.

“Nel valutare le domande di grazia presentate in favore degli interessati, il Presidente della Repubblica ha tenuto conto del positivo comportamento tenuto dai condannati durante la detenzione – si legge nella nota – e della circostanza che il percorso di rieducazione sino ad ora compiuto dai predetti potrebbe utilmente proseguire, qualora la competente Autorità giudiziaria ne ravvisasse i presupposti, con l’applicazione di misure alternative al carcere”.

Crespi era stato scarcerato il 23 giugno scorso. “Nei lunghi anni trascorsi dal fatto oggetto della condanna, ad oggi Crespi Ambrogio non solo ha condotto la sua esistenza nei binari della legalità, in una dimensione … che non ha registrato ombre, ma ha indirizzato le proprie capacità professionali verso produzioni pubblicamente riconosciute come di alto valore culturale di denuncia sociale e impegno civile, ed efficaci strumenti di diffusione di messaggi di legalità e di lotta alla criminalità. Proprio questo impegno, che lo ha portato via via ad essere identificato come esempio positivo dal pubblico delle sue opere e da chi gli ha conferito vari riconoscimenti, appare come elemento eccezionale nella valutazione delle ripercussioni di una pena detentiva applicata a distanza di molti anni per un reato riconducibile proprio alla criminalità organizzata”.

Questo è quanto scrissero i magistrati nell’accogliere la richiesta del differimento della pena, che sarebbe scaduto il 9 settembre, a sei mesi dall’irrevocabilità della sentenza. A distanza di una decina di anni dal fatto, pur senza aver mai smesso di rivendicare la sua innocenza, Crespi accettava la decisione definitiva e l’11 marzo scorso si costituiva nel carcere di Opera. Dello “stile di comportamento tale da apparire certamente al di fuori del contesto detentivo” scrive la relazione dell’istituto penitenziario; l’assenza di collegamenti con la criminalità è l’esito delle rituali note delle direzioni nazionale e distrettuale antimafia.

“Sono felicissimo, è un giorno magico, la giustizia giusta esiste”, disse appena uscito dal carcere a giugno. Crespi si era costituito al carcere di Opera lo scorso 11 marzo dopo che la Cassazione aveva confermato la sentenza di appello che lo condannava a 6 anni di reclusione per concorso esterno dell’ associazione mafiosa ‘ndrangheta. Il regista conosceva bene quell’istituto di pena: vi aveva scontato già 200 giorni di carcerazione preventiva, di cui 65 in isolamento, e vi era tornato da uomo libero per girare il docu-film “Spes contra Spem – Liberi dentro”. Prima di entrare in carcere disse: “Ero venuto qui per combattere la mafia e ora ci torno da mafioso. Tutto questo è paradossale”.

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