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Manfredi, il programma dei sogni contro le diseguaglianze: ma con quali soldi?

Un patto con le altre città d’arte italiane per qualificare l’offerta turistica; la trasformazione delle Municipalità in Municipi dotati di autonomia economico-finanziaria che consenta loro di intercettare risorse europee e nazionali; la lotta alle disuguglianze sociali attraverso un incremento della spesa per le fasce più deboli della popolazione. Ecco alcune delle idee contenute nel programma elettorale di Gaetano Manfredi, candidato sindaco di Napoli per il centrosinistra. Un articolato documento di 75 pagine nel quale, però, mancano un progetto per l’università e l’indicazione dettagliata dei fondi con cui finanziare le spese. Ma andiamo con ordine.

Manfredi ha un indiscutibile merito: è il primo, tra gli aspiranti primi cittadini, a illustrare il programma amministrativo. L’ulteriore merito è quello di indicare un modello di accoglienza turistica alternativo a quello basato che ha caratterizzato Napoli negli ultimi dieci anni: bed and breakfast dappertutto, un centro storico gentrificato ma con ospiti poco propensi a spendere.  «Per migliorare l’offerta turistica – si legge nel programma – occorre un passaggio serio e consapevole che parta dall’attuale scenario turistico-cittadino, spesso basato sull’approssimazione organizzativa e su soggiorni brevi che non rendono giustizia al patrimonio di Napoli». Per alzare l’asticella, quindi, Manfredi ha ipotizzato «la stipula di un patto con le altre grandi città della cultura, a partire da Firenze e Roma, per favorire un turismo culturale integrato, attraverso sistemi di promozione e fruizione integrati e facilitando i punti di accesso alle città grazie al potenziamento di connessioni strategiche per la mobilità come la rete Tav, anche attraverso la realizzazione della linea 10 della metropolitana».

E, sulla scia del lavoro fatto dal sindaco di Firenze Dario Nardella, l’ex ministro propone anche «l’inquadramento di nuovi poli turistici rintracciabili nelle zone periferiche o depresse e in territori che fino a ora hanno rappresentato un punto di demerito per la città: Polo Napoli Est, Polo Napoli Ovest (polo sportivo, audio visivo, residenziale universitario), Polo Crocieristico, Polo della Musica, Polo Mice». L’obiettivo, dunque, è di indirizzare i flussi turistici anche verso zone diverse dal centro di Napoli. Grande attenzione anche verso le fasce più deboli. Manfredi punta a «realizzare una città che deve essere in grado di appianare il forte disagio sociale vissuto da tanti cittadini, vicina alle persone in difficoltà, in grado di ricucire le distanze tra i singoli e offrire prospettive di crescita, lavoro e rilancio sociale».

In questa prospettiva, il leader della coalizione di centrosinistra punta sul decentramento amministrativo e cioè su una riforma delle Municipalità: «Si può e si deve pensare un modello diverso di città – mette nero su bianco Manfredi – Il decentramento amministrativo è lo strumento più corretto per affrontare realtà urbane di tale complessità e ricchezza. Il decentramento urbano e l’istituzione delle Municipalità avevano e hanno lo scopo di assicurare una maggiore partecipazione e vicinanza del cittadino alle istituzioni e garantire un migliore e più capillare governo della città». Sempre nell’ottica del contrasto alle disuguaglianze sociali, Manfredi riconosce la necessità di incrementare il numero di posti disponibili negli asili nido e le risorse per la spesa sociale. In una metropoli con quasi un milione di abitanti come Napoli, d’altro canto, la spesa sociale ammonta a circa due terzi di quella di Bologna che di abitanti ne ha meno di 400mila.

Resta da capire, però, con quali risorse Manfredi finanzierà gli interventi indicati nel programma. Nelle 75 pagine presentate ieri mattina, infatti, manca l’indicazione delle cifre e si fa solo un generico riferimento ai miliardi di euro destinati dall’Europa all’Italia nell’ambito del Next Generation Eu. Nemmeno un cenno alla questione del bilancio comunale, che evidentemente Manfredi considera risolta sulla base delle promesse contenute nel patto per Napoli, e alla nuova governance di cui hanno bisogno le partecipate, incapaci di fornire servizi adeguati ma più che capaci di zavorrare le casse di Palazzo San Giacomo. Paradossale la mancanza di una strategia per l’università: Napoli tenterà di replicare, per esempio, il modello di Edimburgo, città dove si è puntato sulla formazione dei giovani e sullo sviluppo della ricerca in modo tale da soddisfare le particolari esigenze del territorio? Non è dato saperlo. Nel programma di Manfredi, infatti, spiccano solo generici riferimenti a «una città a misura di studente» e a un patto tra gli atenei e le principali istituzioni culturali per la valorizzazione del centro storico «che non può ridursi a una friggitoria a cielo aperto»: un po’ poco per un ex ministro ed ex rettore di una grande università come la Federico II.

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