• Ven. Ott 22nd, 2021

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In legge anti-aborto più stringente d’America. Biden la contesta, Corte Suprema non blocca

Entra in vigore in Texas una delle leggi più restrittive d’America sul diritto all’aborto. L’Heartbeat Act proibisce l’interruzione di gravidanza già dalla sesta settimana. Reagisce rabbioso Joe Biden: “Questa legge estrema del Texas viola apertamente il diritto costituzionale stabilito dalla sentenza della corte suprema Roe vs. Wade e confermata come precedente per quasi mezzo secolo”, ha denunciato, promettendo che la sua amministrazione “proteggerà e difenderà quel diritto”. Gli ha fatto eco Hillary Clinton, denunciando l’inazione della Corte suprema, che “col favore delle tenebre, scegliendo di non fare nulla, ha consentito che un bando incostituzionale sull’aborto entrasse in vigore”.

La Corte Suprema degli Stati Uniti non ha sospeso la legge del Texas. L’Alta Corte, molto divisa con quattro dei suoi nove giudici contrari alla decisione, non si pronuncia sulla costituzionalità della legge, appena entrata in vigore, ma invoca “questioni di procedura complesse e nuove”.

L’Heartbeat Act vieta l’aborto dalla sesta settimana, quando molte donne non sanno ancora di essere incinte, ma sarebbe già individuabile il battito cardiaco del feto. Un’espressione, quest’ultima, secondo molti esperti fuorviante, perché a questo stadio è rilevabile solo “una porzione di tessuto fetale che diventerà il cuore mentre l’embrione si sviluppa”. L’unica eccezione è per emergenze mediche documentate per iscritto da un medico, ma non per gravidanze frutto di stupri e incesti. La particolarità della legge inoltre è che consente a qualunque privato cittadino di fare causa a tutti coloro che “aiutino o favoriscano” un aborto illegale, ottenendo sino a 10mila dollari di danni in una corte civile. Gli effetti, accusano i detrattori, saranno l’esodo in altri Stati delle donne che vogliono interrompere la gravidanza (con la penalizzazione di quelle di colore e a basso reddito), la “corsa alla ricompensa” da parte dei cittadini e il rischio causa non solo per i medici ma anche per gli operatori sanitari e gli impiegati delle cliniche, potenzialmente anche per un tassista che accompagna una paziente in ospedale per abortire.

L’obiettivo ultimo dei repubblicani è sfruttare lo spostamento a destra della Corte suprema (6 a 3, dopo le tre nomine di Donald Trump) per ribaltare la sentenza Roe v. Wade del 1973, che ha stabilito il diritto delle donne ad abortire fino a che il feto non è vitale, ossia in grado di sopravvivere fuori dell’utero, cosa che accade normalmente tra la 22/ma e la 24/ma settimana di gravidanza. Un primo banco di prova sarà in autunno, con la pronuncia sul bando dell’aborto in Mississippi dopo 15 settimane.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia