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I pesci morti nel Tevere e l’acqua della sindaca Raggi

Centinaia di pesci morti sono spiaggiati sulla costa di Focene, sul litorale di Fiumicino, 27 agosto 2021. ANSA/ Telenews

Alcuni giorni fa un’enorme quantità di pesci è morta nel fiume Tevere arrivando sulle spiagge del litorale romano mentre altri, ancora oggi, continuano a galleggiare nell’area urbana vicino a Castel Sant’Angelo senza che nessuna istituzione decida di rimuoverli perché impegnate in un indecente rimpallo di responsabilità meglio conosciuto come scaricabarile: Intanto i pesci marciscono nell’acqua emanando odori nauseabondi.

Non è la prima volta che nel Tevere assistiamo a fenomeni gravi di moria di pesci, l’ultimo è stato nel maggio del 2020 e altri si sono verificati negli anni precedenti e purtroppo i pesci che muoiono sono il segnale di un grave inquinamento organico e chimico in corso.

Quando Asl e Arpa Lazio nel giugno del 2020 ultimarono le analisi in seguito alla moria di pesci nel Tevere del maggio precedente, lo studio sulle acque e sui resti dei pesci arrivarono alla conclusione che la causa della moria era stata provocata dall’inquinamento chimico e organico.

I test eseguiti nel maggio-giugno 2020 dai laboratori della Asl Roma1, servizio zooprofilassi e gli studi dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale del Lazio (Arpa) avevano trovato tracce di pesticidi e insetticidi. Nella relazione della Asl e di Arpa Lazio si dichiara che furono trovate tracce di Cipermetrina, utilizzata per zecche e zanzare e di Clotianidina insetticida vietato dal 2018 perché mortale per le api. Queste sostanze chimiche insieme alla mancanza di ossigeno provocata dalla presenza di materiale fecale hanno creato le condizioni per la morte dei pesci.

Troppi sono ancori gli scarichi abusivi sul Tevere e sul suo affluente Aniene ma quello che lascia profondamente interdetti e preoccupati è il fatto che di fronte ad un fiume che avrebbe bisogno di essere curato e risanato la sindaca Raggi insieme alla sua multiutility Acea, di cui il comune detiene il 51% delle azioni, ha deciso di dare da bere l’acqua del fiume Tevere ai romani e romane.

Un primo potabilizzatore dell’acqua del fiume Tevere a Grottarossa è stato realizzato alla fine del 2018 per 350.000 romani e un secondo è in fase di progettazione, 5 volte più grande, in grado di fornire acqua per 1.750.000  di cittadini e cittadine, per un totale di 2.100.000 abitanti.

L’acqua del Tevere ha una classificazione della qualità dell’acqua al livello più basso, prevista dalla tabella del ministero della Salute, pari ad A3 che significa che per essere utilizzata a fini potabili ha bisogno di un trattamento chimico e fisico spinto.

I potabilizzatori dell’acqua del fiume Tevere forniranno 3000 litri di acqua al secondo, pari a 259 mila metri cubi al giorno, prelevandola da uno dei fiumi più inquinati d’Italia e portandola nelle abitazioni della capitale e provincia il 49% della quantità totale distribuita a Roma quotidianamente che è pari a 525mila metri cubi.

Nel fiume Tevere vi è una concentrazione di metalli pesanti, idrocarburi, microplastiche, pesticidi e altre sostanze chimiche molto pericolose per la salute umana, animale e per l’ambiente ed è ragionevole costatare, anche sulla base di valutazioni scientifiche, che nessun filtro è in grado di eliminare l’inquinamento chimico che Acea pensa di ottenere attraverso l’uso dei filtri a carboni granulari.

Il primo potabilizzatore a Grottarossa per 350.000 abitanti è costato 12 milioni di euro il secondo costerà molto di più, ma la sindaca del comune di Roma Raggi che detiene  il 51% delle azioni di Acea non ha ritenuto di investire le risorse della multiutility per riparare la rete idrica colabrodo che a Roma perde oltre il 40% di acqua potabile e le cui perdite potrebbero dare da bere ad una città da 2 milioni di abitanti.

Insomma la sindaca di Roma che si fregia di aver dato una svolta ecologista a Roma, sic !, fa bere l’acqua del Tevere ai romani.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia