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Gilberto Corbellini: “La fortuna dei No Vax è la grancassa dei Pro Vax”

Corbellini

“I no vax in Italia se sono 500 mila in tutto e 42mila su Telegram è grasso che cola, ma sembrano molti di più perché hanno una risonanza mediatica abnorme. E a far loro da grancassa sono, paradossalmente, i pro-vax”. Va dritto al punto il Gilberto Corbellini, professore ordinario di Storia della Medicina presso l’Università La Sapienza di Roma, che con Alberto Mingardi sta pubblicando un libro dal titolo evocativo: “La società Chiusa in casa. La libertà dei moderni dopo la pandemia”, presso Marsilio. Con Corbellini abbiamo cercato di capire le origini e l’apparente centralità del movimento no vax che sta invadendo le cronache di questi giorni e che tuttavia alla prova dei fatti si è rivelato un flop: alla manifestazione di oggi si sarebbero dovuti incontrare in molti, ma pochi si sono presentati di fronte alle 53 stazioni delle principali città: solo qualche decina per ogni capoluogo, 20 a Firenze, 4 a Bolzano, nessuno a Napoli, solo per citarne alcuni.

“Noi purtroppo abbiamo fatto una sciocchezza, bisognava pensarci prima, era anche abbastanza prevedibile: il Green Pass non è stata una genialata perché stavamo andando a vele spiegate verso l′80% di copertura vaccinale a fine settembre e si poteva arrivare anche al 90% a fine anno. Il Green Pass forse è stata la scintilla che ha innescato tutto questo chiasso”, sostiene.

Perché, Professore, ritiene la mossa del Green Pass responsabile del “rafforzarsi” del movimento novax?

Perché ha dato loro il La. Si è cominciato a dire che era un marchio, una discriminazione, che non si poteva fare. Posizioni del tutto legittime. Ma a questa agitazione generale si sono agganciati i veri No Vax. Quelli che sono no green pass non sono necessariamente no vax, obiettano. Usando il trampolino del green pass, i no vax si sono infilati in questa discussione e pian piano hanno preso la scena con le loro farneticazioni.

Di chi è la responsabilità di questo cortocircuito?

Non si è fatto in Italia dall’inizio della pandemia uno straccio di comunicazione istituzionale e si è lasciato che tutto finisse nei talk show, nella personalizzazione degli scienziati, nella propaganda politica di quello che addirittura voleva fare la manifestazione pro vax. E questo è il risultato. Certo mentre mi aspettavo la violenza verbale dei no vax, mi ha molto sorpreso quella dei pro vax, che in alcuni casi hanno usato i toni con i quali si dava la caccia, si torturavano e si giustiziavano gli untori nei secoli bui della storia.

Sta dicendo che abbiamo alimentato con le varie tappe di una comunicazione sbagliata la protesta dei no vax?

Ci pensi: fin da quando si parla dei vaccini stiamo cercando i no vax. Da allora che ci stiamo domandando quanti sono, dove sono, chi sono; da allora ci preoccupiamo che non ci consentiranno di raggiungere l’immunità di gregge e di come faremo. Quando la soluzione sarebbe non parlarne! Quando c’erano le Br e i sequestri Moro e Durso, ci fu un’accesa discussione pubblicare o no i comunicati dei terroristi: alcuni giornali dissero che non volevano più pubblicare i comunicati delle Br, altri li pubblicavano. Ci fu nel ’78 un’intervista nientemeno che del massimo esperto di comunicazione in quegli anni, Marshall McLuhan, il quale disse: “Signori, volete mettere un freno a questo fenomeno? Staccate la spina, non fate da megafono alle loro tesi!”. Se noi ne avessimo trattato senza enfasi, non saremmo in questa situazione. Che non è ancora grave perché son quattro gatti. Ma con i fanatici è difficile discutere.

Stiamo sbagliando, dunque, a cercare di capirne le ragioni, a documentare le loro proteste, ad andare contro le loro idee?

Completamente. Ci son scienziati che scrivono 20 tweet al giorno contro i no vax, insultandoli: è come gettare benzina sul fuoco!

In effetti fior fior di psicologi ci insegnano che il novax non va insultato o aggredito, semmai portato con prove a dimostrazione, a valutare le proprie posizioni…

Va lasciato parlare. Come quando hai a che fare con un bambino che fa i capricci e ti attacca per difendere la sua posizione: non è che ti metti a discutere. Lo abbracci, gli fai le carezze, assumi un atteggiamento conciliante e dopo un po’ gli passa o comunque magari resta sulle sue posizioni e non cambierà sicuramente idea ma quantomeno si calmerà, diventerà meno agitato, non vorrà bloccare i treni e creare altri pericoli.

Lei li ha definiti “poveretti”. Forse sarebbe meglio ignoranti?

Guardi che ci sono persone che io conosco benissimo che sono no vax e che sono professori universitari con tanto di pubblicazioni. Attenzione a chiamarli “ignoranti” o “cattivi”: la ragione per cui una persona è contro il vaccino è complessa. Ogni caso è a sé, anche se ci sono o provocatori di professione, ma ci sono tanti fattori che dobbiamo cercare di capire: hanno probabilmente tutta una serie di paure che non riescono a razionalizzare e quindi rispondono emotivamente. Quando sei preso da qualche paura anche se irrazionale o quando fai un investimento identitario con una gruppo, non riesci più a ragionare sui fatti.

Eppure un “pugno di persone” può fare qualche casino..

Ci sono ampie prove nel mondo per le quali la visibilità che i no vax o questi movimenti acquisivano attraverso i media spostava gli esitanti verso i no vax piuttosto che l’altra parte. Anche per questo le persone assennate dovrebbero ignorarli. Ma forse già lo fanno e sono solo i narcisisti che cercano nei no vax uno specchio per agghindarsi meglio. Se colpevolizzi i no vax, molti esitanti cominciano a vederli come persone che esprimono semplicemente un proprio diritto, la propria libertà individuale. Da qui si sfocia in affermazioni del tipo “lo Stato ci usa come cavie”, “siamo alla dittatura”, ”è nazismo”. Ai no vax piace molto usare la svastica come simbolo dello stato pro vax. Se tutto ruota intorno ai no vax, se si mette così tanta enfasi nel documentare le loro posizioni, anche la fiducia nella campagna di vaccinazione comincia a indebolirsi. Perché non è solo il virus che si trasmette, ma anche le idee: esiste ed è provato anche il “contagio delle idee”

 

Facciamo un passo indietro. I no vax originano nel periodo illuminista…

Le immunizzazioni artificiali contro il vaiolo in particolare, la pratica di variolare, usare vaiolo in forma attenuta per proteggere dal vaiolo umano in forma grave nasce intorno all’anno 1000: i cinesi cominciarono ad inoculare la forma lieve in persone sane, soprattutto giovani, per immunizzare contro la forma grave (tra l’1 e il 3% comunque si ammalava e moriva). Questa era la variolazione, che fu vietata dopo qualche decennio che veniva usata la vaccinazione. Dal 1000 al 1721 questa pratica ha circolato nel mondo: è andata in India, in Asia Minore, in Africa Subsaharina. Poi dall’Asia Minore è arrivata in Europa e dall’Africa a Boston. Di fronte all’arrivo nell’occidente illuminista di questa pratica si sono create due posizioni: da un lato gli illuministi aperti all’esperienze che perciò la cominciano a usare, dall’altra gli illuministi che difendono la naturalità della malattia, il fatto l’autorità o la persona non può disporre del corpo facendosi inoculare del materiale estraneo. Rousseu e Kant erano contro la variolazione, ad esempio. E Kant poi sarà anche contro la vaccinazione jenneriana, che lui chiamerà “bestializzazione”. La vaccinazione jenneriana, dal 1796 circa, consisteva nell’inoculare il vaiolo delle vacche (vaiolo vaccino), che immunizza contro quello umano. Il problema della vaccinazione, fino alla fine dell’Ottocento, era che il pus inoculato era preso dal braccio di altre persone o da bovini, e qui di poteva trasmettere altre malattie.

E’ plausibile pensare che il movimento no vax nasca in epoca illuminista perché si verifica un’apertura alle libertà individuali? 

Assolutamente sì. Il movimento no vax è una rivendicazione in forma paranoica e un po’ stupida del fatto che sul mio corpo nessuno può mettere le mani a cominciare dallo Stato – affermazione che non si discute ma se soffro i dolori dell’inferno allora lascio che un chirurgo mi operi. In questo caso siccome sto male va bene, ma se lo stesso medico si presenta per vaccinare mio figlio lo caccio a bastonate perché è mandato dallo Stato e perché a mio figlio che sta bene viene inoculato un intruglio che ha fatto ammalare altre persone. Questo accadeva nell’Ottocento in Inghilterra.

Certo pensare di paragonare un no vax di oggi a uno studioso come Kant suona un po’ strano…

Mi porta su un argomento un po’ delicato. A me non stupisce che Kant fosse no vax, chiamiamolo così, perché diversamente da quel che si crede la sua era una filosofia del senso comune. Nel senso che dava una apparenza di razionalità ad intuizioni morali del tutto non razionali.

Mi sta smontando Kant…

Ma non sono io che smonto Kant, sono anche le neuroscienze. Ma questo è un altro discorso, rimane il fatto che Kant, a mio modesto parere, è stato sopravvalutato. Soprattutto la sua etica. Ma tornando al punto: lui di fronte alla variolazione dice che noi non possiamo mettere a rischio noi stessi e che quel comportamento, la variolazione appunto, non può diventare una sorta di imperativo morale perché noi non possiamo usare il nostro corpo come fine, di fronte a un’incertezza e a un rischio. Così come di fronte alla vaccinazione, il fatto che del materiale animale sia inoculato dentro una persona, è per lui una commistione inaccettabile. Troviamo tra quelli che erano contro le vaccinazioni diverse figure: penso a Gandhi che ha scritto cose violentissime, ma anche a George Bernard Shaw.

Torniamo alla mediaticità del movimento no vax

Il movimento no vax attuale è in realtà un movimento che nasce su un’onda di carattere mediatico: comincia quando c’è la vaccinazione antipolio. Nel 1954 un famoso conduttore disse alla radio che in realtà le scimmie su cui erano stati sperimentati i vaccini erano in larga parte morte e quindi spaventò molte persone che ritirarono i figli dalla sperimentazione. Poi la cosa fu superata, ma la storia rinacque negli anni ’80 con il vaccino trivalente, difterite-tetano-pertosse e poi successivamente negli anni ’90 con il caso Wakefield e lì sono proprio i media che danno risalto alle storie, ai nomi: Robert Kennedy che fece un’intervista per una famosa rivista sollevò un polverone e ancora oggi è molto attivo contro le vaccinazioni. Insomma i no vax da sempre si nutrono del terreno mediatico e ne sfruttano le caratteristiche. Io nemmeno li conosco, ma ogni tanto si parla di diversi personaggi televisivi famosi, anche italiani che fanno propaganda contro i vaccini. Mi viene in mente Red Ronnie… Però trovo sempre curioso che i giornalisti chiedano a degli artisti cosa pensano del vaccino, ma non chiedano a me di commentare per esempio il Festival di Sanremo e un festival del cinema.

In effetti, dall’arrivo dei vaccini, c’è stata una crescita esponenziale dal punto di vista mediatico del fenomeno no vax

Quando abbiamo fatto la legge Lorenzin sulle dieci vaccinazioni pediatriche obbligatorie si sono visti i no vax? C’era qualcuno del M5S e qualche artista che si agitavano un po’, ma niente di più. Non era pericoloso dire che non si dovevano fare. Io le dico che sono contro ogni forma di obbligo, le democrazie liberali dovrebbero funzionare senza coercizione.

E come?

Avrei agito di più con incentivi positivi piuttosto che concentrarmi sugli incentivi negativi del tipo se non hai il Green Pass non entri al ristorante, non puoi accedere ad alcuni servizi. Borse di studio come a New York, biglietti per concerti, spinelli a Washington, soldi nei Paesi dell’est Europa. Avremmo dovuto elogiare i cittadini che si vaccinano: la psicologia ti insegna, anche quando educhi qualcuno, se fa bene qualcosa tu lo premi. Perciò dovevamo dirci che stavamo andando bene e di continuare su questo passo, perché è la verità.

Stiamo ponendo l’accento sul punto sbagliato, quindi: invece del premio, la punizione

La punizione viene dopo che non ha funzionato il premio. Se mi dai subito la punizione, non puoi aspettarti qualcosa perché prometti il premio. 

In definitiva se veramente stiamo parlando di 500mila no vax, stima esagerata perché siamo fra il 5 e 7%, perché si stanno rincorrendo così tanto queste persone? Perché si dà loro tanto spazio?

La giornalista è lei, non io. I media vivono di questa eccitazione. Bisogna sempre trovare qualcosa che dica che c’è una minaccia, un pericolo, che crei ansia. Abbiamo una comunicazione ansiogena.

Dunque, ci sta consigliando di non parlarne più?

Ma no, se ne può parlare ed essere presenti facendo l’offerta che la gente si aspetta, ma abbassando i toni, innanzitutto. E poi dando la notizia, ma senza 25 pezzi di commento sulle manifestazioni dei no vax che aggrediscono il cronista, sviscerandone risvolti e ragioni. Non si fa altro che alimentare discussioni ulteriori.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia