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Conte e Letta, patto di ferro per le elezioni: Siena senza simbolo e a Roma sgambetto alla Raggi

Il patto di ferro Letta-Conte esce dai retroscena e assume la concretezza dei fatti. La “palestra” non sono le amministrative ma le meno attrattive, per i numeri coinvolti, elezioni suppletive. Se a Siena il segretario del Pd ha rinunciato al simbolo per tenere unita la maggioranza più larga possibile – e così né Italia viva,Azione né i 5 Stelle (che a Siena si erano fatti i muscoli nelle politiche del 2013) hanno presentato candidati – diventa illuminante quanto sta accadendo nel collegio romano Primavalle-Casalotti.

Il collegio è un concentrato di simboli: tra gli uninominali è stato il più generoso per il Movimento nel 2018; è il collegio della candidata sindaca Virginia Raggi (che abita a Borgata Vittoria) e, ciliegina sulla torta, è anche il luogo da dove doveva partire la mitologica funivia Casalotti, cavallo di battaglia antitraffico della vittoriosa campagna per il Campidoglio nell’anno 2016. Bene, in questo collegio così simbolico per la storia del Movimento, Giuseppe Conte – che nel frattempo dei 5 Stelle è diventato capo politico – ha deciso di non presentare alcun candidato.

Una rinuncia che non sta piacendo affatto alla base 5 Stelle e meno che mai a Virginia Raggi: l’assenza del candidato pentastellato è letta infatti come uno sgambetto alla sindaca uscente che avrebbe potuto sfruttare il voto del collegio Camera come volano per la sua conferma. Le suppletive si votano il 3-4 ottobre insieme al rinnovo della giunta Capitolina. E una volta che si va alle urne, sarebbe stato più semplice, quasi scontato, votare lo stesso simbolo per la Camera e per il Comune. Dunque, Primavalle sta diventando anche la cartina tornasole del divorzio, sempre negato ma da sempre sospettato, di Conte da Virginia Raggi. Il tutto, senza troppi misteri, in favore del candidato del Pd Roberto Gualtieri che i sondaggi danno in leggero vantaggio (23-27%) rispetto alla sindaca uscente (17-21%). Enrico Michetti, candidato unico del centrodestra, è dato in testa (31-35%) mentre Carlo Calenda tallona Raggi con il 15-19% dei consensi. Dice un sondaggista: «Conoscendo la pigrizia dell’elettore medio, la scelta di M5s è davvero incomprensibile. Un candidato, anche solo di bandiera, avrebbe potuto sostenere la volata di Virginia Raggi».

Primavalle, collegio caleidoscopio della fluidità delle scena politica italiana. Nel marasma estivo si stanno concentrando qui le sfide e i tranelli del centrodestra e del centrosinistra, nessuno escluso. Il centrodestra unito presenta Pasquale Calzetta, sessant’anni, una lunga militanza in Forza Italia, eletto la prima volta in consiglio comunale nel 2001, di mestiere funzionario del ministero della Giustizia. L’ha spuntata Berlusconi, sembrerebbe. Ma Salvini non ha rinunciato a metterci lo zampino. In fondo i due si fidano ma anche no. E così la candidatura di Luca Palamara nello stesso collegio, ex toga simbolo degli scandali che hanno travolto la magistratura e il Csm negli ultimi due anni, star delle rassegne estive, sarà anche autonoma e senza simboli ma rischia di essere assai accattivante nell’elettorato di centrodestra. E non solo. Per i 5 Stelle i problemi arrivano da più fronti: Raggi furiosa e pronta, per la prima volta, a schierare cinque liste civiche in appoggio alla sua candidatura; base del Movimento tra rabbia e sospetti; la candidatura di Elisabetta Trenta, ex ministro della Difesa in quota 5 Stelle, fatta fuori tra il Conte 1 e il Conte 2 che era in corsa con il simbolo di Italia dei valori e poi si è ritirata. Magari avrebbe avuto poche chance ma è chiaro che anche il suo nome recava disturbo e confusione nell’elettorato 5 Stelle.

Ma torniamo all’asse Letta-Conte. L’assenza di un candidato ufficiale (alle suppletive) con il simbolo 5 Stelle fa piazza pulita di ogni smentita arrivata puntuale nelle settimane estive circa l’accordo segreto Letta-Conte per spingere Gualtieri al ballottaggio. «Ormai i suoi rapporti con Letta sono a prova di bomba – spiega un senatore molto vicino a Conte – da questo punto di vista un candidato a Primavalle non avrebbe aiutato». Gualtieri e il Pd hanno la carta pronta per stoppare quella che definiscono una fake news e tenere viva la narrazione di una campagna elettorale, per il Campidoglio, che vuole il Pd armato fino ai denti contro i 5 Stelle. La carta si chiama Andrea Casu, ex renziano di ferro, super amico di Luciano Nobili, volto noto e assai attivo del Pd romano, poi transitato nell’area Franceschini e ora lanciato in quota Michela Di Biase, la potente compagna di vita del ministro Dario Franceschini. «Noi per le suppletive non abbiamo fatto nessun accordo con il Movimento – ha replicato ieri in una conferenza stampa Roberto Gualtieri – noi abbiamo candidato Andrea Casu che esprime bene il rinnovamento del Pd e la capacità unitaria di tessere la coalizione».

Lo sforzo di tenere distinto il voto per il Campidoglio da quello per il collegio Camera di Primavalle è come voler tenere separata l’acqua del mare dal bagnasciuga: impossibile. «Siamo alternativi a questa sindaca e a questa amministrazione su cui diamo un giudizio molto negativo», ha aggiunto Gualtieri. «È chiaro però che chiederemo agli elettori del M5s di sostenerci al ballottaggio che si prefigura tra noi e Michetti. Possiamo vincere il collegio e anche il Comune». Quello di Primavalle è la prima vera scelta politica di Conte leader del Movimento. Era un collegio blindato per i 5 Stelle dove sia la Raggi (nel 2016) che Emanuela del Re (nel 2018, poi sottosegretaria agli Esteri e di recente nominata rappresentante Ue per il Sahel) avevano vinto a mani basse. Adesso assomiglia sempre di più alla “tomba” politica di Virginia Raggi. E al lancio del nuovo corso Letta-Conte.

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