• Ven. Ott 22nd, 2021

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Un convegno per rimettere il concetto di cultura al “suo posto”

Negli ultimi anni il senso comune, sollecitato da mass e new media, si è soprattutto concentrato sul tema delle differenze culturali, spesso enfatizzate e viste come un problema o un ostacolo per la convivenza serena degli individui.

È diventato abituale attribuire la causa di ogni difficoltà, incomprensione, conflitto a presunte, insormontabili “diversità” dovute alla cultura.

Come scriveva alcuni anni fa l’antropologo Ugo Fabietti, il concetto di cultura, un concetto elaborato dall’antropologia culturale per descrivere, analizzare, conoscere contesti sociali altri – quindi un concetto nato per avviare la conoscenza dell’alterità-  è diventato, fuori dall’accademia, un facile concetto spiega-tutto:

“Nel contesto non-antropologico la cultura non deve ad esempio essere spiegata, ma è qualcosa che “spiega”: spiega il comportamento, i gusti, le idee politiche, quelle relative al rapporto trai sessi, e naturalmente l’economia, l’organizzazione sociale e le visioni del mondo, sia del mondo sensibile che di quello ultrasensibile. Spiega le guerre etniche in Africa e nei Balcani, spiega le difficoltà di inserimento degli immigrati dei paesi poveri nelle megalopoli europee e nordamericane, spiega le tensioni tra bianchi e neri e ispanici nelle città degli Stati Uniti, spiega tanto i “miracoli economici” di alcuni paesi asiatici quanto le loro crisi ricorrenti. Spiega l’11 settembre e, naturalmente, lo “scontro delle civiltà”

Ben venga allora questo convegno “CONVIVENZE AMBIGUE – Culture differenti e valori comuni?” organizzato dalla Fondazione Intercultura, per rimettere il concetto di cultura al “suo posto” e cioè per rimettere in discussione l’idea che gli individui aderiscano meccanicamente ad una cultura che li domina e li controlla; che queste diverse culture, in cui il mondo è frammentato, siano, talvolta, “troppo diverse” per permettere agli uomini e alle donne di capirsi e convivere; che le cause di tutti i conflitti siano “culturali”.

Ben venga questo convegno per ripensare al concetto antropologico di cultura a partire dalle motivazioni per cui è stato elaborato dai primi antropologi: un comun denominatore in grado di permettere la conoscenza del genere umano.

Ben venga questo convegno per riportare l’attenzione  del pensiero sociale dal tema delle differenze al tema delle ricorrenze e delle similitudini tra individui e società.

L’antropologia culturale ci ricorda infatti che mondi geograficamente distanti e storicamente diversi sono sempre potenzialmente traducibili e che la nostra sfida, in mondo sempre più interconnesso è proprio quella di mantenere viva la tensione, epistemologica ed etica, tra il particolare (il mio mondo, le mie abitudini, i miei valori) e l’universale (quei valori comuni che qualificano l’umano in quanto tale).

Questo dialogo – tra particolare e universale, tra esperienza e interpretazione, tra comprensione e giudizio –  in prospettiva antropologica, si realizza, e al tempo stesso trova il suo fondamento, nell’incontro diretto, sul campo, con gli altri uomini e altre donne.

Educare a questo incontro con l’Altro è una delle responsabilità storiche della nostra generazione.

Per questo è auspicabile che la dimensione del viaggio, con lo spaesamento e la riflessività che comporta, sia un’esperienza che possa diventare centrale nei processi educativi scolastici, un’esperienza fondamentale per avviare il riconoscimento che la mia forma di vita è solo una delle tante e al tempo stesso che la comunicazione con altre forme di vita, in forme e modi diversi, è sempre possibile e arricchente.

Io interverrò al Convegno con il seminario intitolato “Relativismo e universali culturali: il contributo del sapere antropologico” nel corso della sessione “Diritti umani e differenze culturali” della mattina del 3 settembre.

 

Per i ragazzi nati tra il 1 luglio 2004 e il 31 agosto 2007 è possibile iscriversi dal 1 settembre al 10 novembre sul sito al concorso per partecipare ai programmi all’estero dell’anno scolastico 2022-23.

Anche per quest’anno il bando prevede che gli studenti che necessitano di un sostegno economico possano usufruire di una delle centinaia di borse di studio totali o parziali messe a disposizione da Intercultura attraverso il proprio fondo dedicato a questo scopo. In aggiunta, da settembre, saranno disponibili altre centinaia di borse di studio grazie alle donazioni di numerosi enti, aziende e fondazioni. 

Il Convegno “Convivenze Ambigue” ha ottenuto il patrocinio della Commissione Nazionale italiana per l’UNESCO e della Città di Firenze e la Medaglia del Presidente della Repubblica. È prevista la partecipazione di 200 persone da tutto il mondo: accademici e referenti di organizzazioni internazionali, insegnanti e soprattutto persone interessate all’educazione interculturale attraverso la mobilità studentesca internazionale. La sessione di apertura si terrà in Palazzo Vecchio. I lavori proseguiranno nelle giornate successive presso il Centro Congressi del Grand Hotel Mediterraneo di Firenze.

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia