• Sab. Ott 23rd, 2021

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Non voltiamo le spalle a un Afghanistan di madri e bambini impauriti

Ci sarà tempo per capire a fondo le responsabilità politiche e storiche di ciò che è accaduto in Afghanistan con la frettolosa ritirata americana, la rapida caduta della capitale Kabul, la fuga del governo e il disastro umanitario che è seguito.

Le immagini che hanno mostrato folle di uomini, donne e bambini disperati nel tentativo di abbandonare il Paese di nuovo in mano ai talebani rappresentano una disfatta e un’infamia per tutto l’Occidente che, in questi venti anni, aveva lavorato per far crescere in Afghanistan una società più aperta, libera e democratica. Sappiamo bene che in molte parti del Paese, soprattutto, quelle rurali, poco era cambiato negli anni dell’occupazione da parte delle truppe Nato, con la legge islamica vigente, l’adulterio delle donne punito con l’arresto, i matrimoni forzati, le violenze contro i minori ma in alcune province tanto era cambiato.

Mentre i più fortunati sono riusciti a essere evacuati, nonostante le difficoltà, in molti sono stati costretti a rimanere al rischio della loro vita: sono già cominciate le rappresaglie dei talebani nei confronti di chi ha collaborato con gli occidentali nel corso di questi venti anni. Molte donne che nelle città avevano cominciato a lavorare e studiare, emancipandosi dalla condizione nella quali si trovavano, rischiano l’applicazione della sharia e il ritorno a un’esistenza senza dignità.

Bene ha fatto il presidente Draghi, nel corso del primo G20 dedicato alle donne, a dire chiaramente che non dobbiamo illuderci perché le ragazze e le donne afghane sono sul punto di perdere la loro libertà, tornando alla drammatica condizione in cui si trovavano due decenni fa; “cittadine di seconda classe, vittime di violenza e di discriminazioni sistematiche, soltanto per il fatto di essere donne”. Ed è importante che abbia ribadito la necessità che il G20 faccia il possibile per garantire che le donne afghane mantengano libertà e diritti.

Purtroppo, sono sempre i più vulnerabili a subire gli atroci effetti delle crisi umanitarie. Insieme alle donne ci sono i bambini. Quei volti di madri e bambini ci appaiono ogni giorno nei media. Guardiamoli. Unicef stima che dei 18 milioni, la metà circa della popolazione afghana, che ha bisogno di assistenza umanitaria, 10 milioni siano minorenni. Sono stati 300mila i bambini costretti a lasciare le loro case in seguito alla conquista del potere da parte dei talebani, un milione di bambini sotto i 5 anni soffrirà di malnutrizione grave, oltre 4 milioni di bambini, tra cui 2,2 milioni di ragazzine, non hanno istruzione. Una situazione drammatica che aveva già avuto un picco terribile in seguito all’epidemia di Covid, alla siccità e che ora diventa insostenibile con la fine dell’occupazione occidentale che qualche speranza aveva aperto.

La comunità internazionale non può voltarsi dall’altra parte, soprattutto, ora che la ritirata occidentale toglierà la possibilità di documentare ciò che sta accadendo. Ora non possiamo abbandonare le donne e i bambini dell’Afghanistan. Quindi, occorre lavorare su due binari paralleli, consentendo l’arrivo di chi vuole fuggire dal Paese e impegnandoci a mettere a disposizione risorse e competenze per l’accoglienza.

Le parole del presidente Mattarella a Ventotene sono state lapidarie: chi proclama il rispetto dei diritti, non può negare l’accoglienza a chi fugge dalla guerra e dalla povertà. È un dovere morale, etico, politico della UE farsi carico di questa sofferenza attraverso l’apertura di corridoi umanitari dai Paesi limitrofi dove stanno fuggendo migliaia di persone. Ma, nel frattempo, è indispensabile occuparsi anche di chi non potrà partire, impedendo che diventino invisibili e, dunque, consentendo a Unicef e Save the Children di poter continuare a operare in quel Paese, in condizioni di sicurezza. 

Le donne e i bambini che resteranno e non potranno essere trasportati in luoghi più sicuri hanno bisogno di aiuto e la comunità internazionale si deve attivare perché in Afghanistan possano rimanere dei presidi. È in arrivo una tempesta perfetta descritta bene dalle parole del direttore del World Food Programme David Beasley: ”a causa di diversi anni di siccità, conflitti, deterioramento economico, aggravati dalla pandemia di Covid-19. Il numero di persone che marciano verso la fame è salito a 14 milioni”. Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha confermato che “l’Onu rimarrà in Afghanistan e continuerà a fare tutto il possibile, sia per la sicurezza del personale, sia per aiutare il popolo afghano che ha sofferto così tanto”.

Il Partito Democratico ha promosso una sottoscrizione per aiutare le ong che rimarranno a Kabul e promuovere iniziative per l’accoglienza dei rifugiati che arrivano dall’Afghanistan. Mai come oggi rimanere persona e avere un senso di umanità significa accogliere chi giungerà nel nostro Paese e aiutare chi resterà a non morire. 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia