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Lo ‘stato di emergenza’ dei diritti dei detenuti: il Covid alibi per limitare le garanzie

DiRed Viper News Manager

Ago 31, 2021

«La conseguenza è paradossale. Sarà consentito anche a una persona non vaccinata di essere presente in aula come pubblico. Non sarà consentito di essere presente all’imputato se detenuto vaccinato o meno che sia. Ancora più paradossale se si considera che le persone detenute sono sottoposte a controlli sanitari e in gran parte anche vaccinate». In un comunicato gli avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini criticano la decisione del governo di disporre la proroga dello stato di emergenza fino alla fine dell’anno.

«Ma è davvero sanitaria la ragione della proroga di tali limitazioni o per usare le parole dello stesso governo “molti degli istituti introdotti hanno permesso anche recuperi di efficienza dello stesso sistema e semplificato alcune incombenze avviando percorsi di ammodernamento e semplificazione delle procedure tanto da essere indicati anche come utili esiti da stabilizzare nell’ambito dei più complessivi progetti di riforma?“ A qualcuno interessano ancora i diritti dei detenuti?» chiedono Losco e Straini. Nel comunicato si ricorda che si tratta di limitazioni assai incisive tanto che all’inizio di marzo del 2020 fu proprio la sospensione dei colloqui con i familiari a scatenare le proteste nel corso delle quali morirono 13 persone in circostanze non del tutto chiarite, è la tesi dei legali che ricordano anche i pestaggi nella prigione di Santa Maria Capua Vetere come ritorsione da parte della polizia penitenziaria. Insomma l’intensità delle limitazioni è massima solo nei confronti della popolazione detenuta mentre per esempio non è stata prorogata la possibilità di udienze a porte chiuse che garantivano però la presenza fisica dei reclusi.

Va anche ricordato che le mobilitazioni esterne di gruppi e associazioni in solidarietà con i detenuti sono stati in alcuni casi criminalizzate con accuse di terrorismo a carico di militanti anarchici poi rivelatesi del tutto infondate, ma nel frattempo costate diversi mesi di reclusione. «Inaccettabile che ancora una volta si penalizzino i detenuti una delle categorie più danneggiate dalla pandemia – dice Vinicio Nardo presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano – Come sempre i detenuti sono gli ultimi di cui ci si preoccupa. Non ha senso continuare a sacrificare i diritti dei detenuti che da un anno e mezzo hanno limitazioni umane e del diritto di difesa. Non solo hanno subito 13 morti nelle rivolte in carcere ma anche la diffamazione che ne è seguita sui sospetti che dietro le rivolte ci fosse la criminalità organizzata».

«Anche con le aule attrezzate il detenuto vede il suo processo solo attraverso un piccolo schermo e quindi c’è una chiara perdita di efficacia della partecipazione dal punto di vista difensivo. In più la possibilità di parlare con l’avvocato non è compatibile con la partecipazione a tutte le fasi del giudizio – aggiunge Nardo – se poi sei in un’aula non attrezzata il detenuto appare con strumenti come teams che sono inadeguati perché fanno perdere del tutto la possibilità di avere uno scambio con gli avvocati». Nardo intravvede il pericolo di andare verso un processo solo in video auspicato da Gratteri per risparmiare sulle scorte dei detenuti. Insomma il Covid sta diventando un alibi per stabilizzare i deficit di garanzie.

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