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Legge sopraffazione: lo Stato può richiedere rispetto norme ma non di ritenerle giuste

DiRed Viper News Manager

Ago 31, 2021

È diffuso un piccolo fraintendimento (piccolo si fa per dire, ovviamente): e cioè che i diritti di libertà, ma direi i diritti in genere, costituiscano beni da “meritare”. E che meritarli significhi subordinarsi a un sistema di valori e farne professione. Ha questo stampo la dichiarazione antifascista richiesta da certe istituzioni municipali per poter partecipare ad attività pubbliche. Ha questo stampo la revoca della semilibertà a un fascista che assiste a un raduno politico. Ha questo stampo la tortura inflitta al mafioso che non si pente.

Non si capisce – ed è un segno esemplare dell’incertezza democratica di questo Paese – che si può chiedere al cittadino di rispettare la legge: non di condividere il valore che ne è alla base, e cioè di ritenerla giusta. E non lo si capisce perché si ignora che mentre la legge è un fatto, la giustizia è un valore: e in democrazia è quello, il fatto, cioè la legge uguale per tutti, non la giustizia, che ciascuno concepisce secondo il proprio criterio, a dover essere considerato nella distribuzione degli obblighi e dei diritti. Nel nome delle discriminanti valoriali – quella antifascista e quella antimafiosa sopra tutte – si compiono sopraffazioni illiberali di cui ci si vergognerebbe se appena quella parola – democrazia – avesse un contenuto anziché ridursi a un modo di dire.

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