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L’educazione finanziaria a scuola per rendere tutti cittadini consapevoli

DiRed Viper News Manager

Ago 31, 2021

L’ultimo decennio è stato segnato da due crisi economiche. La grande recessione, tra la fine degli anni 2000 e l’inizio degli anni ’10, e la crisi attuale, seguita all’emergenza pandemica. In entrambi i casi, la conseguenza sociale è stata un aumento del numero di persone in povertà assoluta. In particolare tra i bambini e le loro famiglie: ormai dal 2011, le persone di minore età sono la fascia più colpita e vulnerabile.

Una persona si trova in povertà assoluta quando vive in una famiglia che non può permettersi l’insieme dei beni e servizi che, nel contesto italiano, sono considerati essenziali per mantenere uno standard di vita minimamente accettabile.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 4 Marzo 2021)

In un contesto così turbolento, la capacità di orientarsi sulle scelte economiche e finanziarie personali, può diventare un ulteriore fattore di disuguaglianza. O meglio: un fattore di inasprimento di disuguaglianze già esistenti. Chi è già più povero, e non ha gli strumenti per programmare le proprie scelte di consumo e risparmio in modo corretto, diventa ancora più vulnerabile nelle crisi.

11,5% delle famiglie con almeno un figlio minore si trovano in povertà assoluta nel 2020.

Ovviamente non si tratta dell’unico fattore, né del più cruciale. Come abbiamo avuto modo di raccontare, parliamo di dinamiche purtroppo consolidate, lo testimonia il fatto che in entrambe le due crisi economiche più recenti le famiglie con bambini siano state le più colpite. Una tendenza che sta diventando quasi strutturale, e che solo un adeguato insieme di politiche pubbliche e offerta di servizi può invertire.

Ma a maggior ragione, in un contesto già così difficile, la capacità di orientarsi diventa un elemento decisivo. Chi non ne ha gli strumenti è destinato a pagarne le conseguenze. Con effetti negativi non solo per il singolo, ma per l’intera società, perché l’impatto delle crisi economiche può diventare ancora più forte.

(…) la conoscenza finanziaria di base si è rivelata uno scudo per attutire i colpi delle crisi.

Da qui l’importanza dell’alfabetizzazione finanziaria, che significa garantire a tutti le conoscenze di base per valutare i prodotti finanziari e soprattutto gli strumenti per orientarsi meglio nelle proprie scelte di risparmio. Competenze che quindi è importante acquisire fin da giovane età, per avere un impatto su tutta la vita.

Nel confronto con molti dei loro colleghi stranieri, gli studenti del nostro paese mostrano un livello più basso in termini di competenze raggiunte. Il 79,1% consegue il livello base, contro una media Ocse dell’85,3%. Molto lontano dalle quote raggiunte in paesi come Estonia, Canada, Polonia e Finlandia, dove la percentuale supera il 90%.

Il livello 2 è considerato il livello base nelle competenze finanziarie. A quel livello gli studenti cominciano ad applicare la loro conoscenza di prodotti finanziari comuni e di termini e concetti finanziari comunemente utilizzati. Sono in grado di utilizzare informazioni date per prendere decisioni finanziarie in contesti immediatamente rilevanti per loro. Sanno riconoscere il valore di un budget semplice e interpretare le caratteristiche fondamentali di documenti finanziari di uso quotidiano. Sanno applicare singole operazioni numeriche di base, inclusa la divisione, per rispondere a domande in ambito finanziario. Mostrano una comprensione delle relazioni tra diversi elementi finanziari come l’importo dell’utilizzo e dei costi sostenuti.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Ocse-Pisa e Invalsi
(ultimo aggiornamento: venerdì 8 Maggio 2020)

Se in media, nei paesi Ocse, oltre uno studente su 10 raggiunge il livello 5 (il massimo grado di competenze), in Italia sono meno della metà. Solo il 4,5% consegue il livello massimo. Molto distante da paesi come Finlandia (19,9%), Estonia (19%) e Canada (16,7%). Quasi il 6% dei ragazzi italiani non raggiunge nemmeno il livello uno, ovvero quello minimo, in cui perlomeno si riescono a identificare i termini finanziari di uso comune e ad interpretare informazioni su concetti di base.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Ocse-Pisa e Invalsi
(ultimo aggiornamento: venerdì 8 Maggio 2020)

20,9% degli studenti italiani non raggiunge il livello base nelle competenze finanziarie, contro una media Ocse del 14,7%.

Ma al di là del dato medio, più preoccupante è la distribuzione delle competenze finanziarie all’interno del paese. I punteggi medi più elevati si riscontrano nelle regioni del nord-est (498 punti) e nord-ovest (496). Più staccata, ma comunque sopra la media nazionale, la macroarea del centro (481 punti). Sistematicamente al di sotto della media invece troviamo le regioni del sud e delle isole, distanti dai 40 ai 50 punti dal risultato di quelle settentrionali.

Invalsi suddivide le regioni in 5 aree geografiche, così composte: Nord Ovest (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria), Nord Est (Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia Autonoma di Trento, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna), Centro (Toscana, Umbria, Marche, Lazio), Sud (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia), Sud e Isole (Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna).

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Invalsi
(ultimo aggiornamento: martedì 16 Giugno 2020)

Un tipo di disuguaglianza che, peraltro, non è di natura solo territoriale. Anche rispetto all’indirizzo scelto nelle scuole superiori, la quota di giovani che raggiungono basse competenze varia molto. Tra gli studenti del liceo, solo l’1,6% non consegue neanche il livello 1 nelle competenze finanziarie e il 7% raggiunge i livelli più alti. Negli istituti professionali, la quota di chi non raggiunge il livello 1 supera il 17% e solo lo 0,5% raggiunge il livello 5.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Invalsi
(ultimo aggiornamento: martedì 16 Giugno 2020)

Questo dato va letto in relazione con quanto esaminato nel corso del report sugli adolescenti “Scelte compromesse“. Oggi infatti la scelta della scuola superiore riproduce quasi meccanicamente i divari di partenza: sono soprattutto le famiglie di operai e lavoratori esecutivi ad avviare i propri figli verso un percorso professionale. Ciò significa che oggi le classi più fragili della popolazione, già più esposte agli effetti delle crisi economiche per condizione lavorativa, sono anche le più vulnerabili in termini di alfabetizzazione finanziaria. Un elemento di debolezza per la nostra società, su cui anche le istituzioni educative sono chiamate a intervenire.

Foto credit: Jessica Lewis (unsplash)Licenza

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