• Sab. Ott 23rd, 2021

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La Torre dei Moro, uno scheletro nero nel cielo di Milano

C’è uno scheletro nero oggi nella linea del cielo di Milano e una scia di fumo nei nostri polmoni.

L’aria di gomma, di lamiere fuse, di carta, di storie incenerite è maleodorante. In questa città che si verticalizza sull’asse del business, ciò che oggi prende di più alla gola è la tristezza per un lutto minore.

Il palazzo era sicuro, dicono, il piano di evacuazione ha funzionato, dicono. Milano non ha vittime, ha soccorsi efficienti, ha Vigili del Fuoco, al solito, eroici, ha inchieste già avviate sotto gli occhi alti degli sfollati che osservavano il palazzo decomporsi in un disastro irrecuperabile.

Sulle loro labbra la dignità di un dolore che va oltre lo scibile della ragione e di una promessa non mantenuta. Li avevano rassicurati che nessun fuoco gli avrebbe sciolto la casa.

Milano è una città veloce e anche l’incendio non ci ha messo molto a bruciare speranze e certezze, correva su e giù per il palazzo come un ascensore esterno impazzito, illuminato dal sole.

La Torre dei Moro era una nave sospesa sul moto dinamico di una complessa struttura e le sue grandi vele bianche sembravano di protezione, due ali pronte a spiegarsi nel vento.

Ma il vento non lo fermi con un elicottero, devi solo pregare che cali, quando è in confidenza col fuoco.

In ogni interno di quel palazzo ci sono tragedie nella tragedia.

Chi fuggiva di corsa giù per le scale ha sentito un cane raspare disperatamente da dietro la porta della sua casa.

I gatti si sono nascosti ad annusare la morte.

Dagli alti piani delle zone limitrofe si vedevano ora larghe ora lunghe macchie di fuoco confondersi nell’arancio del tramonto e le vele consumarsi e cadere lente, come carta straccia, come volessero continuare per qualche istante ancora a essere qualcosa di importante per qualcuno mentre altri pezzi precipitavano violenti fino al centro della Terra.

La colonna densa di fumo corposo impenetrabile si innalzava, si allargava severa evocando il dramma di venti anni fa.

Di notte ancora zampilli di fuoco a far vergognare persino le stelle.

La Torre era. Ora non è più.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia