• Dom. Ott 24th, 2021

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Israele torna a scuola: terza dose a over12, esercito per test su bambini

Israele nella lotta al Covid-19 anticipa tutti, imboccando la strada della terza dose da 12 anni in su. Tema controverso quello del richiamo che ha ricevuto non poche critiche, sia di natura etica che scientifica, da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’agenzia delle Nazioni Unite sostiene che tale scelta è prematura, soprattutto quando in intere aree del pianeta la somministrazione dei vaccini procede con ritardi e lentezza. Il piccolo stato del Medioriente ha preso questa decisione in seguito al diffondersi della variante delta, che continua a far registrare statistiche allarmanti.

Se lo scorso maggio gli studi davano al vaccino Pfizer-BioNTech, distribuito grazie a un accordo di esclusività tra l’ex premier Netanyahu e i vertici della colosso farmaceutico newyorchese, un’efficacia del 95% nella prevenzione delle infezioni sintomatiche, già all’inizio di luglio la percentuale di protezione è crollata drasticamente, fissando la stima di copertura intorno al 64%. Secondo alcuni studi con la terza dose l’asticella risalirebbe al 97%. Il neofita primo ministro Bennett, solcando i passi del suo predecessore, nell’evitare di finire nuovamente impantanato nella pandemia ha optato per affidarsi alle misure restrittive e soprattutto al vaccino.

Nemmeno a qualche mese dal successo internazionale della campagna vaccinale di Netanyahu, che pensava potesse tramutarsi in una passeggiata verso la vittoria elettorale. A arzo, invece, vuoi il sistema proporzionale puro o l’effetto del cambio di inquilino alla Casa Bianca, vuoi la voglia di riscatto di una pletora di avversari intenzionati a rivoluzionare la leadership della destra, re Bibi ha dovuto alzare bandiera bianca. E cedere la poltrona a un suo ex allievo. L’ascesa del nazionalista Naftali Bennett, vissuta dal centrosinistra come una manna benedetta, è comunque appesa a un filo, molto sottile.

L’imminente banco di prova è la concatenazione tra apertura delle scuole e un mese di cadenzate festività religiose (capodanno ebraico di Rosh Hashanà, Yom Kippur e infine Sukkot). Il 1 settembre 2021 è il fatidico momento in cui i cancelli si apriranno e gli alunni torneranno in classe. Per i giovani che frequentano le superiori è previsto di sospendere la lezione in presenza e passare alla didattica in remoto nel caso in cui la località dell’istituto venga inserita in zona rossa. Allora, se la classe ha una percentuale inferiore al 70% dei vaccinati scatta automaticamente la didattica a distanza.

Apparentemente complessa è stata la questione del personale scolastico non vaccinato, tra il 10 e il 15%. Materia su cui Governo, Ministero dell’Istruzione e rappresentanti dei sindacati avevano opinioni divergenti, alla fine il primo ministro ha approvato l’obbligo di due test rapidi a settimana per gli insegnanti non in possesso di Green Pass. Mentre, i presidi più restii hanno dovuto accettare che, previa autorizzazione dei genitori, ci si potrà vaccinare anche a scuola, durante l’orario di lezione. Nel tentativo di mettere in sicurezza le scuole per i più piccoli, è stato schierato l’esercito, con la funzione di mappare il livello immunitario di 1,4 milioni di bambini con età compresa tra i 3 e i 12 anni, a cui estendere il Green Pass.

Le analisi del titolo anticorpale svolte tramite il prelievo di sangue dal dito, esito in 15 minuti, sono una metodologia clinica dalla precisione ritenuta affidabile. In questo modo si cerca di conoscere la diffusione del virus in quella fetta di popolazione al momento esclusa dalla cura vaccinale. All’interno della quale però ci potrebbe essere una diffusa presenza di infetti asintomatici e non diagnosticati (nell’indagine pilota il 17% dei recentemente testati, in gran parte appartenenti alla comunità religiosa degli ortodossi, è risultata positiva).

Indicazioni utili che permetterebbero alle autorità israeliane di garantire la ripresa della “normale” quotidianità, evitando ai più piccoli l’isolamento. E alle famiglie di stravolgere gli orari di lavoro. Piano ambizioso con qualche inconveniente di troppo. Per gli scettici si tratta di una risposta caotica e insufficiente a evitare il deragliamento. La credibilità di Bennett è in gioco, un errore di troppo potrebbe venirgli non perdonato.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia