• Dom. Ott 17th, 2021

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Governare il futuro. Facce in vendita

 

Non era difficile prevedere che ci saremmo arrivati è così è stato.

L’intelligenza artificiale rende sempre più sottili i confini della realtà.

La prossima volta che deciderete di seguire un corso online di inglese e assisterete a una video lezione non meravigliatevi se la vostra insegnante è anche il volto dell’agenzia immobiliare che vi ha appena guidato in una visita virtuale della casa che state pensando di acquistare e, magari, la ragazza che vi ha appena venduto un gelato sotto casa.

È, tutto, perfettamente possibile e, ciò che conta di più, straordinariamente facile.

La HourOne, una start-up con sedi a Tel-Aviv e New-York ha, da poco, lanciato un servizio grazie al quale promette a chiunque la produzione, in tempo reale – o poco più – di ogni genere di contenuto audiovisivo utilizzando, più o meno, la stessa tecnologia alla base dei temibili deep-fake.

Il trucco, che c’è ma non si vede, funziona così.

La HourOne compra volti di persone comuni alle quali chiede di registrare, in alta definizione, qualche ora di video in pose diverse e davanti a uno sfondo verde, mentre ridono, piangono, scherzano e, soprattutto parlano, promettendo loro un compenso ogni qualvolta qualcuno deciderà di utilizzare la loro faccia per la produzione di non ha importanza quale filmato.

La stessa società, quindi, lascia scegliere alla propria clientela un volto tra le decine che già affollano il suo catalogo e un contesto nel quale vorrebbe che quel volto venisse inserito: un ufficio, una spiaggia tropicale, un strada trafficata, una campagna e chi più ne ha più ne metta.

A questo punto il cliente può decidere se utilizzare in autonomia il software della HourOne per prodursi i video dei quali ha bisogno mettendo letteralmente in bocca al volto che ha scelto i contenuti che crede lasciando che siano recitati da un sintetizzatore vocale o se commissionare alla stessa società la produzione dei video attraverso l’utilizzo della voce di attori protagonisti che, nella sostanza, faranno recitare in playback il volto prescelto.

In un caso e nell’altro il risultato lascia senza parole perché il protagonista del video sembrerà realmente far suo il contenuto che gli viene messo in bocca come se lo recitasse a soggetto.

Nella sostanza il volto della famosa gelataia sotto casa vostra, a digiuno di qualsiasi nozione di recitazione, diventa quello di un’attrice compassata che, però – e qui sta una parte dell’autentica rivoluzione che non a caso inizia a preoccupare le agenzie di attori e modelle – per realizzare i video commissionati alla HourOne non deve passare neppure un minuto in uno studio di registrazione.

Un risparmio enorme di tempo, un risparmio enorme di costi e la possibilità di produrre contenuti audiovisivi di straordinaria qualità, in qualsiasi lingua, in pochi click e per poche centinaia o migliaia di dollari.

Tanto per fare un esempio, la Berlitz, popolare scuola di lingue, per realizzare i suoi video-corsi online, anziché chiedere ai propri docenti di mettersi per ore, come si è fatto sin qui, davanti a una telecamera e registrare ore e ore di lezione ha comprato un paio di volti della HourOne e si sta producendo, praticamente in casa, centinaia di ore di lezione in tutte le lingue delle quali ha bisogno.

Niente male vero?

Come sempre in questi casi, però, la tecnologia non offre rose senza spine.

Mentre, infatti, un attore – o, comunque, il protagonista in carne ed ossa di un qualsiasi video – sa che cosa gli viene chiesto di recitare e in che contesto il suo volto verrà utilizzato, non è così per i volti della HourOne che devono accontentarsi di confidare nell’etica della società che promette di non fornire i propri servizi per la produzione di contenuti sessuali, di carattere politico o, comunque, tali da poter mettere chicchessia in imbarazzo.

Ma, anche a volersi fidare – come, per la verità stanno facendo in tanti manifestando alla società la loro disponibilità a vendere il proprio volto – nessuno può escludere di ritrovarsi a far la pubblicità di un prodotto o di un servizio che detesta o che, magari, è concorrente di quello che produce o fornisce la società per la quale lavora o, di scoprire che la sua faccia è utilizzata per promuovere una causa nella quale non si crede affatto.

Insomma, siamo solo all’inizio – sebbene la società possa già contare su un portafoglio clienti di tutto rispetto – e non c’è ragione per non augurare lunga vita a un servizio che mostra uno dei tanti volti buoni e rivoluzionari dell’intelligenza artificiale ma a condizione che la persona sia tenuta nella considerazione che merita perché tra vendere frutta e vendere facce di persone in carne ed ossa una differenza deve esserci anche nel nuovo mondo degli algoritmi e delle intelligenze artificiali.

 

Bentornati al nostro appuntamento con Governare il futuro e arrivederci a domani.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia