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Caos Napoli, in campo mancano i giocatori e a Palazzo San Giacomo non c’è più nessuno

DiRed Viper News Manager

Ago 31, 2021

La partita di Osimhen contro un modestissimo Venezia è durata appena 23 minuti; il tempo di uno schiaffone, come si fa tra ragazzini in villa comunale, e il Napoli si è ritrovato subito in inferiorità numerica. Per vincere, Luciano Spalletti ha dovuto cambiare il vestito della festa, passando da Victor a Victoria e invertendo il percorso di Julie Andrews, cantante spiantata nella Parigi degli anni ’30, nell’omonima commedia di Blake Edwards. Per fortuna Insigne, nonostante il rigore fallito, si è rivelato ancora una volta l’hombre del partido, e così i tifosi, tornati allo stadio dopo più di un anno tra code interminabili e una disorganizzazione pietosa, hanno potuto festeggiare i primi tre punti del nuovo Napoli.

Una vittoria a metà, perché la squadra sembra ancora incompleta, nonostante le rassicurazioni del tecnico, e perché il nervosismo ingiustificato di Osimhen è un pericoloso limite già intravisto nel corso della scorsa stagione. L’attaccante deve decidere cosa fare da grande, se diventare il leopardo velocissimo e letale che tutti attendono o accontentarsi di essere una pantera rosa, simpatica ma un po’; troppo pasticciona. Anche Aurelio De Laurentiis deve decidersi. La chiusura del mercato si avvicina, e il Napoli è ancora fermo al palo. Mancano almeno un centrocampista e un terzino, ma senza cessioni pare proprio che il Presidente non voglia tirar fuori nemmeno un euro per un paio di prestiti. Il “Suo Tesoro” degli utili a riserva dovrà servire a coprire le consistenti perdite di bilancio, e De Laurentiis non ha nessuna intenzione di eroderlo ulteriormente.

Oltretutto, il Napoli è l’unica impresa della galassia Filmauro che sembra poter ripartire con il piede giusto dopo la pandemia, visto che i business collaterali valgono poco e niente e il Bari è già riuscito nell’impresa di farsi eliminare dall’Andria nel derby di coppa Italia di serie C. Delusioni in serie per Aurelio e per il figlio Luigi, al punto più basso dell’esperienza pugliese e costretti anche a smentire le voci di cessione del club, circolate con insistenza in un ambiente ormai piuttosto ostile. A Napoli, intanto, va in scena la Grande fuga. È in pieno svolgimento, con gli addii in serie alla giunta comunale e alla ex maggioranza; il sindaco a distanza de Magistris ha parlato di “omuncoli” e di tradimento, ma il suo registro neomelodico non può nascondere l’evidenza di una nave arancione affondata miseramente.

A Palazzo San Giacomo non c’è più nessuno, e il primo a sparire è stato proprio lui, fuggito mesi fa su “Quel treno per Sibari”, parodia mesta del bel racconto di Elmore Leonard, che nei film del 1957 e 2007 aveva regalato ben altre emozioni sulla strada per Yuma. Per cambiare, finalmente, film bisognerà votare, ma per ora la programmazione langue e le baruffe abbondano. L’unica sceneggiatura disponibile al momento è “Terra Nostra”, il libro appena presentato dall’ex sindaco Antonio Bassolino.

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