• Mar. Ott 26th, 2021

Red Viper News

L'aggregatore di notizie di Red VIper

Addio a Francesco Morini, stopper salgariano senza timori o tremori

-

“Ciccio Morini detto Morgan, stopper sgranocchiante il pallone come una cabala misteriosa, soltanto in fin di carriera finalmente in grado di stopparlo al volo, eppure negli scudetti juventini della prima serie bonipertiana uno dei fondamentali della squadra, per l’epica grinta”.

Così Vladimiro Caminiti, poeta di Tuttosport, il giornalista che insegnò a noi giovani cronisti a cominciare la narrazione del calcio “dal verde del prato e dall’azzurro del cielo”, raccontava Francesco Morini, il difensore della Juventus scomparso a 77 anni, un numero 5 di grinta e furore, ma mai ruvido o cattivo.

Fu proprio Caminiti a soprannominarlo Morgan, come il pirata salgariano: perché nell’area si batteva con coraggio e ardore, con stoica volontà; Gigi Riva, il breriano Rombo di Tuono, ha sempre ricordato, quasi con affetto, quei duelli che sapevano di ferro e vertigini.

Ho avuto la fortuna di conoscere Francesco: ogni volta disponibile, ogni volta gentile, uno che sapeva affrontare i centravanti e la vita con coraggio, senza mai timori o tremori. Un’avventura lunghissima alla Juve, prima da giocatore e poi da dirigente: cinque scudetti, una Coppa Italia e una Coppa Uefa conquistati sul campo; lui e Scirea, in quei romantici Anni Settanta, formavano una coppia perfetta: Morgan, che non ha mai segnato un gol in serie A (“In verità da professionista ho realizzato una sola rete, nel torneo Anglo-Italiano”, amava ricordare con ironia e un sorriso leggero), rappresentava la concretezza, Gaetano, il libero gentiluomo, era l’eleganza, la classe pura.

Morini cominciò la carriera alla Sampdoria, per concluderla in Canada, nel Toronto Blizzard, ma soprattutto tantissima Juve, la squadra amata, la società sempre e per sempre.

Biondo era e bello e di gentile aspetto: un difensore che non si risparmiava mai, uno che, per sua stessa ammissione, non possedeva i “piedi buoni”, ma sapeva giocare d’anticipo e di testa era imbattibile. Indossò per undici volte la maglia della nazionale, prendendo parte agli sfortunati mondiali in Germania nel 1974, quella Coppa magistralmente raccontata da Giovanni Arpino nel romanzo “Azzurro tenebra”, il nostro libro più bello “dentro” i labirinti e i misteri del calcio.

Era facile incontrare Morgan al Circolo della Stampa Sporting di Torino: la battuta pronta, l’aneddoto curioso su quella partita o su quell’avversario, la passione per la caccia e per la pesca, l’orgoglio per i figli, Jacopo e Andrea, musicisti e personaggi televisivi, tanta nostalgia e nessun rimpianto. Un campione di carattere e bellezza.

-

Articolo proveniente da Huffington Post Italia