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Tetti scuri vietati e un albero a giardino: la ricetta di Sidney sul clima (di F. Ferrini)

SYDNEY, AUSTRALIA - MAY 21: A climate activist wears a face mask at Town Hall during the School Strike 4 Climate rally on May 21, 2021 in Sydney, Australia. School Strike 4 Climate rallies are being held across Australia, with students protesting government inaction on climate change. (Photo by Lisa Maree Williams/Getty Images)

(di Francesco Ferrini, ordinario di Arboricoltura all’Università di Firenze)

 

Siamo nel bel mezzo di una crisi climatica e ne stiamo già sperimentando gli impatti. Le ondate critiche di calore arrivano prima, sono più torride e durano più a lungo. La necessità di mitigare il calore urbano non è una sfida futura, è già con noi. Ecco perché le nostre città devono adattarsi al clima che cambia e aumentare la loro resilienza ai probabili impatti mettendo in atto strategie di mitigazione, per limitare il cambiamento climatico, e strategie di adattamento, per ridurre gli effetti negativi. 

Piantare alberi è forse l’unica strategia che consente sia di raggiungere entrambi gli obiettivi, mitigazione e adattamento. Gli alberi e altro verde urbano sono dunque essenziali quanto le strade, gli ospedali e internet a banda larga. Una copertura efficace ed estesa della chioma può aiutare a ridurre le temperature medie al suolo fino a 10 gradi e, in questo senso, l’esempio delle città australiane è emblematico. Sidney spenderà 377 milioni di dollari australiani (circa 233 milioni di euro) nel prossimo decennio per aumentare la copertura arborea (piano Greening Sydney 2030), anche spingendo i residenti, come è stato annunciato pochi giorni fa, a piantare almeno un albero nei propri giardini, nel tentativo di contrastare gli effetti del riscaldamento climatico. In aggiunta a questo Sydney sta per vietare i tetti scuri sulle nuove case sostituendoli con coperture chiare. 

Ma quali sono le strategie che dovremmo mettere in atto per cercare di adattarci al clima del futuro? Sicuramente ampliare le infrastrutture verdi: parchi, alberi stradali, orti comunitari, tetti verdi e giardini verticali sono una delle strategie di raffreddamento più convenienti. Soprattutto se abbinate a progetti che rendono le città più vivibili migliorando il microclima grazie a una nuova visione sul ruolo strategico dell’elemento acqua. Ad esempio con pavimentazioni permeabili che ne permettano lo stoccaggio nei periodi piovosi e il successivo riutilizzo non solo per l’irrigazione delle aree verdi, ma anche come elemento raffrescante facendo circolare l’acqua all’interno delle città, come veniva fatto e viene tuttora fatto nei Paesi dell’Asia Centrale e anche in alcuni Paesi arabi. 

Un’altra strategia è l’uso di materiali da costruzione o di copertura “freddi” per tetti, strade e marciapiedi. L’evidenza suggerisce che l’utilizzo di materiali freddi per tetti e facciate può ridurre la temperatura all’interno degli edifici di 2-5 gradi, migliorare il comfort interno e ridurre il consumo di energia fino al 50%. 

Ogni strategia di raffreddamento offre opportunità e vincoli specifici. Ad esempio, nei climi umidi le pavimentazioni permeabili potrebbero essere meno efficaci per il raffreddamento delle superfici urbane. Le chiome degli alberi forniscono contemporaneamente ombra e raffreddamento per evaporazione, mentre l’effetto di raffreddamento del tappeto erboso naturale dipende fortemente dalla sua irrigazione. Per cui è necessario non solo che vengano scelte caso per caso le soluzioni più efficaci, ma che siano utilizzate nella giusta combinazione. 

E in Italia cosa succede? Il nostro è un Paese di estremi climatici. Ciò è particolarmente vero per le nostre città, che sono diventate isole di calore estreme con temperature che, quest’anno, sono arrivate a sfiorare i 50 gradi in alcune città. Questa estate sarà forse la più calda di sempre con temperature medie massime di oltre 2 gradi superiori alla media a lungo termine. Le ondate di calore frequenti e più lunghe stanno avendo gravi ripercussioni sul consumo di energia, sulla salute pubblica, sulla produttività del lavoro e sull’economia. 

Il riscaldamento globale non è solo una questione di previsione, sta accadendo ora e le strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici possono solo ridurre l’intensità di questo processo. Ognuno di noi, per le sue possibilità, deve fare la propria parte. I singoli contribuiscono in modo significativo al riscaldamento urbano attraverso l’uso dell’aria condizionata, allora perché non dovrebbero contribuire al contempo anche alla mitigazione degli estremi climatici? Non stiamo dicendo che non si debba usare l’aria condizionata. Stiamo dicendo che ognuno di noi può e deve mettere in atto tutte le possibili soluzioni che ne riducano l’uso. Le proiezioni mostrano che la domanda di raffreddamento nelle città potrebbe aumentare fino al 300% entro il 2050. Tale tendenza avrà un grande impatto sul clima urbano, oltre a un aumento del consumo di elettricità. Se questo fosse alimentato da combustibili fossili, aggiungerebbe miliardi di tonnellate di CO2 all’atmosfera. 

Ecco perché le città devono adottare un approccio olistico a breve e medio termine e i governi locali devono prepararsi a rispondere alle ondate di calore attraverso piani di risposta alle emergenze. Tuttavia, le risposte emergenziali da sole non possono affrontare altre sfide che ci pongono le elevate temperature, tra cui la vulnerabilità umana, le interruzioni energetiche e i costi economici della minore produttività sul posto di lavoro e dei guasti delle infrastrutture. Sono perciò necessarie strategie di raffreddamento a lungo termine per mantenere freschi i residenti, gli edifici e le comunità delle città e risparmiare energia, salute e costi economici. Piantare alberi è una delle strategie, ma da sola non potrà risolvere tutti i nostri problemi.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia