• Dom. Ott 24th, 2021

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“Seri timori” Oms su lentezza vaccini, Europa rischia altri 236mila morti in 2021

An healt worker prepare a syringe of Moderna vaccine during the first day of vaccination for the over-80s in Roma on 15th of February, Italy. (Photo by Matteo Trevisan/NurPhoto via Getty Images)

L’Organizzazione mondale della sanità (Oms) si è detta “gravemente preoccupata” per la “stagnazione” del tasso di vaccinazione anti-Covid in Europa. “Da qui al prossimo 1 dicembre l’Europa potrebbe registrare altri 236 mila morti a causa del Covid” ha avvertito il direttore dell’Oms in Europa, Hans Kluge, in conferenza stampa, citando proiezioni “affidabili”. 

Secondo Kluge la stima dei 236 mila morti nei prossimi tre mesi in Europa ”è affidabile se si considera che il numero dei decessi è aumentato dell′11% in una settimana”. Il direttore dell’Oms-Europa ha sottolineato come questo dato sia “molto preoccupante” anche a causa del basso tasso di vaccinazione, tra le categorie ritenute più a rischio, in alcuni Paesi del continente.

La crescita dei contagi – spiega l’agenzia Onu – è dovuta principalmente alla rapida diffusione della variante Delta, all’allentamento delle restrizioni e all’aumento numero dei viaggi e degli spostamenti compiuti durante i mesi estivi. “Dobbiamo essere fermi e risoluti nel mantenere attive le varie misure di protezione, tra cui la campagna d’immunizzazione e l’uso delle mascherine. I vaccini sono il modo più efficace per avviare le riaperture e stabilizzare le economie” ha concluso Kluge. 

Kluge ha sottolineato che in circa 8 mesi “sono state somministrate quasi 850 milioni di dosi”, con quasi la metà della popolazione della Regione completamente vaccinata. “Questo è un risultato notevole – ha affermato Kluge – Tuttavia, nelle ultime 6 settimane, la diffusione della vaccinazione nella Regione è rallentata, influenzata dalla mancanza di accesso ai vaccini in alcuni paesi e dalla mancanza di accettazione dei vaccini in altri”. In particolare, nei Paesi a basso e medio reddito, “ad oggi solo il 6% delle persone ha completato il ciclo vaccinale” ha continuato il direttore. “Anche se quasi 3 operatori sanitari su 4 nella nostra regione hanno completato la vaccinazione, ci sono Paesi che sono riusciti a vaccinare solo 1 sanitario su 10. C’è una chiara necessità di aumentare la produzione, condividere le dosi e migliorare l’accesso ai vaccini degli Stati membri. Tutti, ovunque, dovrebbero avere il diritto di ricevere il ciclo vaccinale completo” ha sottolineato Kluge.

Secondo il direttore dell’Oms Europa “Lo scetticismo sui vaccini e la negazione della scienza ci impediscono di stabilizzare questa crisi provocata da Covid”. “La partecipazione del pubblico è fondamentale per il successo della vaccinazione anti-Covid” ha sottolineato. E per spingere le persone a vaccinarsi, secondo Kluge bisogna “comprendere le percezioni delle persone, incluso le loro preoccupazioni sulla sicurezza dei vaccini”. ”È imperativo che le autorità sanitarie esaminino molto da vicino ciò che determina l’adozione della vaccinazione per ogni gruppo di popolazione e quindi stabiliscano interventi su misura a livello di comunità per aumentarne il livello” ha commentato.

Kluge ha spiegato che l’Oms, insieme agli Stati membri, “ha sviluppato strumenti pragmatici e linee guida per identificare e risolvere i colli di bottiglia nei programmi di immunizzazione”. In tale modo si è consentito ai paesi di basarsi sulle buone pratiche di altri Paesi. “Questi strumenti sono a disposizione di ogni governo. Aumentare la produzione di vaccini, condividere equamente le dosi e guidare l’accettazione e la domanda di vaccini sono i 3 elementi fondamentali necessari per fa sì che si realizzi la promessa dei vaccini come arma per portare la regione europea oltre la pandemia” ha aggiunto Kluge.

Il direttore di oms Europa ha parlato anche della terza dose. Ha riferito di aver trattato l’argomento con Anthony Fauci, l’immunologo Usa. “Abbiamo la stessa convinzione: la terza dose non è un richiamo ‘di lusso’, che si toglie a qualcuno che sta aspettando la prima dose. Ma è fondamentalmente un modo per proteggere le persone, le più vulnerabili” ha fatto sapere Kluge. “Allo stesso tempo – ha aggiunto – abbiamo bisogno di condividere dosi con chi è più indietro nella campagna di immunizzazione”.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia