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“Ritiro completato, guerra finita”. Dopo 20 anni gli Usa lasciano l’Afghanistan

KABUL, AFGHANISTAN -- AUGUST 29, 2021: A C-17 Globemaster takes off as Taliban fighters secure the outer perimeter, alongside the American controlled side of of the Hamid Karzai International Airport in Kabul, Afghanistan, Sunday, Aug. 29, 2021. (MARCUS YAM / LOS ANGELES TIMES)

Ritiro completato. Venti anni dopo l’invasione dell’Afghanistan, conseguenza degli attacchi dell′11 settembre, gli Stati Uniti si ritirano dall’Afghanistan e lo lasciano nelle mani dei talebani. “La guerra è finita”, ha detto il generale Kenneth McKenzie, “è una missione che ha assicurato alla giustizia Osama Bin Laden insieme a molti co-cospiratori di Al-Qaida. Il costo è stato 2.461 militari e civili americani uccisi ed oltre 20 mila feriti, inclusi sfortunatamente i 13 marines uccisi la scorsa settimana da un attentatore suicida”. E si conclude nell’ultimo giorno con i razzi lanciati dall’Isis a Kabul e con il raid americano che uccide 10 civili, fra cui anche bambini.

Associated Presse e France Presse danno notizia di spari uditi in tutta la città di Kabul per festeggiare la partenza degli ultimi voli Usa. I colpi venivano in particolare dai principali check point dei talebani, mentre urla di giubilo si sono innalzate da postazioni nella ex green zone.

E ora, cosa accade? Oltre 123mila persone sono state trasportate via aereo da Kabul dal 14 agosto. Ma tra personale delle ambasciate, interpreti, mediatori culturali, giornalisti, addetti a logistica, sono almeno 200mila i cooperanti che gli Usa e gli altri Paesi della Nato non sono riusciti a evacuare dall’inferno di Kabul. E l’aeroporto, come la città di Kabul, è ora nelle mani dei talebani.

A New York, intanto, va in scena tutta la fragilità delle relazioni nella comunità internazionale. Al Consiglio di sicurezza dell’Onu passa una risoluzione in modo solo formalmente unanime – con 13 voti a favore e l’astensione di Russia e Cina – che richiede ai talebani il rispetto degli “impegni” presi su sicurezza e diritti anche dopo il 31 agosto. Salta il riferimento alla ‘safe zone’, la zona protetta per l’aeroporto di Kabul, proposta dalla Francia per facilitare, sotto la supervisione dell’Onu, l’ingresso di aiuti umanitari e l’uscita di personale ancora da evacuare. L’Onu vota, gli Usa chiedono unità, ma Cina e Russia riservano dure critiche a Washington, non si vedono approvare alcuni emendamenti alla risoluzione e si astengono.

“Talebani assicurino partenze sicure da Kabul anche dopo il 31 agosto”. La risoluzione elaborata da Francia, Gran Bretagna e Usa chiede la “rapida e sicura riapertura dell’aeroporto di Kabul e dell’area circostante”. Si prende atto della “pericolosa situazione della sicurezza intorno allo scalo Hamid Karzai ed si esprime preoccupazione sulle notizie dell’intelligence secondo cui potrebbero avvenire altri attacchi terroristici nell’area”. Si chiede poi “alle parti di lavorare con i partner internazionali per rafforzare la sicurezza e prevenire altre vittime, oltre che sia fatto ogni sforzo per permettere la rapida riapertura in sicurezza dell’aeroporto”. Inoltre, “ci si aspetta che i talebani aderiscano agli impegni presi anche per quanto riguarda la partenza sicura, protetta e ordinata dall’Afghanistan degli afgani e di tutti i cittadini stranieri”. Si “esige che il territorio afghano non venga utilizzato per minacciare o attaccare alcun Paese, per ospitare o addestrare terroristi, per pianificare o finanziare atti terroristici”. Si riafferma “l’importanza di sostenere i diritti umani, compresi quelli delle donne, dei bambini e delle minoranze”. Si chiede infine di “rafforzare gli sforzi per fornire assistenza umanitaria all’Afghanistan e si domanda a tutte le parti di permettere un accesso pieno, sicuro e senza ostacoli alle Nazioni Unite, alle sue agenzie e ai suoi partner”. 

La proposta della Safe Zone era stata lanciata dal presidente francese Emmanuel Macron ed aveva trovato sponde nella Gran Bretagna e anche nella Russia, la quale però aveva chiesto anche altre due iniziative, che creano più di qualche tensione con Washington: sbloccare le risorse monetarie afghane e avviare una conferenza internazionale. “Se i nostri colleghi occidentali hanno davvero a cuore il futuro del popolo afgano, non dovrebbero creare ulteriori problemi a quella gente, come il congelamento delle riserve internazionali dello Stato afgano conservate nelle banche degli Stati Uniti”, ha ammonito il rappresentante presidenziale russo per l’Afghanistan Zamir Kabulov. Per discutere “la ripresa economica dell’Afghanistan” il Cremlino chiede inoltre la convocazione di una “conferenza internazionale” che veda innanzitutto la partecipazione “dei Paesi i cui eserciti sono stati di stanza lì per 20 anni e hanno fatto quello che vediamo oggi. È un punto d’onore e di coscienza correggere almeno alcuni degli errori che hanno fatto”.

L’ambasciatrice Usa all’Onu, Linda Thomas-Greenfield, ha lanciato un appello alla comunità internazionale, dicendo che è “un imperativo che rimanga unita e risoluta”. Ma la Cina ha attaccato la posizione degli Stati Uniti e degli alleati, accusandoli di aver “scaricato sul Consiglio di sicurezza e sui Paesi vicini” all’Afghanistan la responsabilità della situazione. Il rappresentante di Pechino al Consiglio di sicurezza ha motivato l’astensione, dicendo che “la situazione in Afghanistan è cambiata drammaticamente , qualsiasi misura del Consiglio di sicurezza deve puntare a ridurre e non aumentare il conflitto, in modo da garantire al Paese di uscire dall’emergenza. La Cina ha partecipato in forma costruttiva, ma i nostri emendamenti, presentati assieme alla Russia, non sono stati accolti, purtroppo. Per questo ci siamo astenuti dal votare la risoluzione”.

Il rischio della safe zone viene spiegato anche dal ministro Luigi Di Maio: “Non possiamo dare le liste di quelli da evacuare ai talebani” ha detto il ministro degli Esteri collegato a Scandiano (Reggio Emilia) a un dialogo con il presidente della regione Stefano Bonaccini. “Noi – ha spiegato – non possiamo fare corridoi umanitari immediatamente dall’Afghanistan, perché dovremmo dare la lista di coloro che vogliamo portare in Italia alle autorità talebane. Abbiamo visto il famoso comico ucciso dai talebani, abbiamo visto il musicista, abbiamo visto atti efferati e atroci. Ed è per questo che dobbiamo lavorare con Pakistan, Iran, Uzbekistan, Tagikistan, dove i profughi si stanno recando”.

 

Razzi Isis su Kabul, raid Usa stermina una famiglia

In quella che è l’ultima giornata di guerra in Afghanistan dopo 20 anni, muoiono ancora civili afghani. I jihadisti dello Stato Islamico hanno rivendicato il lancio di “sei razzi Katyusha” contro l’aeroporto di Kabul, volevano fare un’altra strage dopo l’attentato kamikaze che il 26 agosto ha ucciso oltre 170 persone di fronte ai cancelli dello scalo. Gli Stati Uniti hanno confermato l’attacco, non andato a segno: il Pentagono ha parlato di cinque razzi, di cui tre caduti fuori dall’aeroporto, uno neutralizzato dal sistema antimissili americano e un altro precipitato dentro il perimetro dello scalo, ma senza causare danni.

Intanto le testimonianze di vicini e parenti hanno svelato che il raid americano che domenica ha colpito un’auto di kamikaze pronti ad attaccare l’aeroporto ha lasciato dietro di sé una scia di sangue di 10 civili uccisi, tra cui sette bambini. Erano tutti membri della stessa famiglia, stavano uscendo da una vettura nel vialetto della loro casa quando il drone ha colpito il bersaglio, ha raccontato al Washington Post Abdul Matin Azizi, un vicino che ha assistito al raid. La Cnn ha riportato la testimonianza del fratello di una delle vittime, che ieri aveva riferito di nove morti, di cui sei bambini: Zamaray (40 anni) Naseer (30), Zameer (20), Faisal (10), Farzad (9), Armin (4), Benyamin (3), Ayat e Sumaya (2 anni). Oggi, i resti di Malika, un’altra bambina di due anni, sono stati identificati dai membri della famiglia come la decima vittima nell’attacco. Secondo quanto riferito su Twitter da Muslim Shirzad, giornalista ex presentatore di Tolo News, Naseer era un ufficiale dell’esercito afghano e per sei anni è stato interprete per le forze straniere. Doveva sposarsi il 30 agosto, e tutti i membri della sua famiglia stavano aspettando di partire per gli Stati Uniti.

Il Pentagono, senza entrare nei dettagli, si è detto “a conoscenza” delle notizie di civili morti nel raid. “Non siamo nella posizione di poter smentire”, ha detto il portavoce John Kirby, aggiungendo che gli Usa stanno continuando “a raccogliere informazioni e a valutare”. Le notizie della famiglia sterminata nel raid hanno scatenato l’indignazione dell’opinione pubblica, che va ad aggiungersi alla bufera che da settimane investe Washington per la gestione del ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Una polemica alimentata in queste ore anche da una ricostruzione di Politico che, basandosi su tre conference call classificate, ha riferito che il 26 agosto il Pentagono era a conoscenza di un imminente “evento con vittime di massa” all’aeroporto di Kabul. Tanto che i comandanti sul campo proposero un piano per chiudere anche l’Abbey Gate entro il pomeriggio. Ma gli americani decisero di mantenere aperto l’ingresso per consentire ai britannici di continuare le evacuazioni. E alle 18 locali un kamikaze si è fatto esplodere proprio a quel gate, uccidendo anche 13 marines. Nonostante le critiche e la tensione alle stelle, il ritiro definitivo da Kabul è stato compiuto e il domani è un grande punto interrogativo.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia