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Partenze in mano ai talebani e niente safe zone: fumata nera all’Onu sull’Afghanistan

DiRed Viper News Manager

Ago 30, 2021

È stata approvata nel tardo pomeriggio dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a New York, il documento invocato nei giorni scorsi da Francia e Regno Unito sull’Afghanistan. La tensione nel Paese è ancora altissima, a poco più di due settimane dall’entrata dei talebani a Kabul. Fumata nera sul punto cardine della proposta: ovvero la creazione di una safe zone, una zona protetta all’interno dell’aeroporto della capitale gestita dalle stesse Nazioni Unite, da Turchia e dal Qatar. Un’area che avrebbe dovuto garantire la sicurezza per l’arrivo di beni umanitari e per la partenza delle migliaia di afghani che ancora vogliono lasciare il Paese. E invece niente. Tutto resta nelle mani dei talebani.

Dai fondamentalisti – tornati al potere dopo 20 anni, dall’operazione Enduring Freedom, provocata dagli attacchi di Al Qaeda negli Stati Uniti l’11 settembre 2001 – ci si aspetta il rispetto dei diritti umani, in particolare quelli delle donne e il rifiuto del terrorismo. Vent’anni fa Kabul fu obiettivo delle operazioni perché ospitava l’organizzazione fondamentalista di Osama Bin Laden. Tredici Paesi hanno votato a favore della safe zone mentre Russia e Cina si sono astenuti.

“La safe zone è molto importante – aveva spiegato il Presidente della Francia Emmanuel Macron al Journal du Dimanche – Donerebbe una cornice Onu per agire nell’urgenza, metterebbe tutti davanti alle proprie responsabilità e permetterebbe alla comunità internazionale di fare pressione sui talebani. È un progetto totalmente realizzabile, non vedo chi potrebbe opporsi alla messa in sicurezza dei progetti umanitari”. Il portavoce della presidenza russa, Dmitri Peskov, aveva anticipato che la discussione era aperta ma che avrebbe dovuto tenere conto della posizione dei talebani. “La Cina ritiene che la comunità internazionale debba rispettare la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Afghanistan e la volontà del popolo afghano”, aveva dichiarato invece il portavoce del Ministero degli Esteri Wang Wenbin. Gli stessi talebani avevano bocciato l’idea. “La safe zone non è necessaria – aveva dichiarato il portavoce Suhail Shaheen, intervistato da FranceInfo – Siamo un Paese indipendente. Sarebbe possibile una cosa simile a Parigi o Londra?”.

Espunta dunque dal testo della risoluzione la richiesta della zona protetta. Cassata. A preoccupare è la minaccia dell’Isis-Khorasan, il gruppo legato al sedicente Stato Islamico, che ha rivendicato l’attacco terroristico di giovedì 26 agosto nel quale sono morte centinaia di persone e il lancio di alcuni razzi intercettati stamattina. Oltre a condannare le operazioni del gruppo fondamentalista il documento chiede di scongiurare il ritorno dell’Afghanistan a essere una culla di terroristi, l’accesso pieno e sicuro per le operazioni umanitarie e la protezioni di rifugiati e civili, l’importanza del rispetto dei diritti umani e in special modo di donne, bambini e minoranze. Si incoraggia inoltre una soluzione politica condivisa con l’inclusione delle donne e si chiede di lasciare aperto il passaggio per gli afghani che vogliono ancora lasciare il Paese.

Alla vigilia del ritiro completo degli americani – sono partiti in serata da Kabul gli ultimi aerei – sarebbero ancora mezzo milione le persone che vogliono abbandonare il Paese, tra cui 300mila bambini. La Russia ha chiesto una “conferenza internazionale”, per discutere “la ripresa economica e sociale dell’Afghanistan”. La Cina ha attaccato la posizione degli Stati Uniti e degli alleati, accusandoli di aver “scaricato sul Consiglio di sicurezza e sui Paesi vicini” all’Afghanistan la responsabilità della situazione. Il rappresentante di Pechino al Consiglio di sicurezza, spiegando l’astensione della Cina alla risoluzione dell’Onu sulla crisi afghana, ha dichiarato: “La Cina ha partecipato in forma costruttiva, ma i nostri emendamenti, presentati assieme alla Russia, non sono stati accolti, purtroppo. Per questo ci siamo astenuti dal votare la risoluzione – ha aggiunto – Speriamo che si colga il fatto che i Paesi devono imparare la lezione, dopo vent’anni di occupazione in Afghanistan, e capire che ognuno deve decidere in forma autonoma il proprio governo. Questi Paesi che hanno voluto imporre la loro forza sono i responsabili di quello che è successo. Hanno lasciato uno scenario devastato e adesso vogliono scaricare la colpa al Consiglio di sicurezza e ai Paesi vicini”.

Secondo quanto riferito da familiari al Washington Post, il secondo attacco degli Stati Uniti con un drone, che ha eliminato presunti kamikaze dell’Isis diretti in auto verso l’aeroporto di Kabul, avrebbe ucciso anche 10 civili afghani di una stessa famiglia, tra cui diversi bambini. Le vittime stavano uscendo da una vettura nel vialetto della loro casa quando il drone ha colpito il bersaglio. Gli Stati Uniti hanno aperto un’inchiesta. Il Pentagono non ha escluso vittime civili e ha annunciato un’indagine. Il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha comunque “detto chiaramente ai suoi comandanti che non devono fermarsi davanti a niente” per “inseguire e uccidere” i membri dell’Isis, come riportato dalla portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, in un briefing con la stampa. Clarissa Ward, reporter  della CNN, ha intanto riportato che i talebani avrebbero rivelato che combattenti dell’Isis si sarebbero mischiati con i talebani a Kabul e che adesso è difficilissimo distinguerli.

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