• Mar. Ott 26th, 2021

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Onu vota risoluzione, salta la “safe zone” all’aeroporto di Kabul

Personale delle ambasciate, interpreti, mediatori culturali, giornalisti, addetti a logistica. Sono almeno 200mila le persone che per 20 anni hanno aiutato l’Occidente nella missione in Afghanistan che gli Usa e gli altri Paesi della Nato non sono riusciti a evacuare dall’inferno di Kabul. La maxi-evacuazione è arrivata alla temuta deadline del 31 agosto, ma il Consiglio di sicurezza
dell’Onu si appresta ad adottare una risoluzione che richiede ai talebani il rispetto degli “impegni” presi a favore della partenza di chi vuole lasciare l’Afghanistan. Nessun riferimento alla ‘safe zone’, la zona protetta per l’aeroporto di Kabul, proposta dalla Francia per facilitare, sotto la supervisione dell’Onu, l’ingresso di aiuti umanitari e l’uscita di personale ancora da evacuare.

Sul tavolo dell’Onu. La risoluzione elaborata da Francia, Gran Bretagna e Usa per la votazione del Consiglio di Sicurezza Onu, chiede la riapertura “rapida e sicura” dell’aeroporto di Kabul.

Nella bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu si chiede la “rapida e sicura riapertura dell’aeroporto di Kabul e dell’area circostante”. Si prende atto della “pericolosa situazione della sicurezza intorno allo scalo Hamid Karzai ed si esprime preoccupazione sulle notizie dell’intelligence secondo cui potrebbero avvenire altri attacchi terroristici nell’area”. Si chiede poi “alle parti di lavorare con i partner internazionali per rafforzare la sicurezza e prevenire altre vittime, oltre che sia fatto ogni sforzo per permettere la rapida riapertura in sicurezza dell’aeroporto”. Inoltre, “ci si aspetta che i talebani aderiscano agli impegni presi anche per quanto riguarda la partenza sicura, protetta e ordinata dall’Afghanistan degli afgani e di tutti i cittadini stranieri”. Si “esige che il territorio afghano non venga utilizzato per minacciare o attaccare alcun Paese, per ospitare o addestrare terroristi, per pianificare o finanziare atti terroristici”. Si riafferma “l’importanza di sostenere i diritti umani, compresi quelli delle donne, dei bambini e delle minoranze”. Si chiede poi di “rafforzare gli sforzi per fornire assistenza umanitaria all’Afghanistan e si domanda a tutte le parti di permettere un accesso pieno, sicuro e senza ostacoli alle Nazioni Unite, alle sue agenzie e ai suoi partner”. 

La proposta della Safe Zone era stata lanciata dal presidente francese Emmanuel Macron ed aveva trovato sponde nella Gran Bretagna e anche nella Russia, la quale però chiede anche altre due iniziative, che creano più di qualche tensione con Washington: sbloccare le risorse monetarie afghane e avviare una conferenza internazionale. “Se i nostri colleghi occidentali hanno davvero a cuore il futuro del popolo afgano, non dovrebbero creare ulteriori problemi a quella gente, come il congelamento delle riserve internazionali dello Stato afgano conservate nelle banche degli Stati Uniti”, ha ammonito il rappresentante presidenziale russo per l’Afghanistan Zamir Kabulov. Per discutere “la ripresa economica dell’Afghanistan” il Cremlino chiede inoltre la convocazione di una “conferenza internazionale” che veda innanzitutto la partecipazione “dei Paesi i cui eserciti sono stati di stanza lì per 20 anni e hanno fatto quello che vediamo oggi. È un punto d’onore e di coscienza correggere almeno alcuni degli errori che hanno fatto”.

Nel frattempo Washington tenta di riprendere in mano il pallino di una crisi che ha minato la sua credibilità tra gli alleati. Per questo il segretario di Stato Antony Blinken ha convocato una riunione con i ministri degli Esteri dei “partner più importanti”, come Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Canada, Giappone, Turchia, Qatar, Unione Europea e Nato. In agenda il futuro dell’aeroporto di Kabul e la necessità di coordinarsi sulle condizioni per un eventuale riconoscimento del governo talebano. 

 

Razzi Isis su Kabul, raid Usa stermina una famiglia

Piovono razzi dell’Isis sull’aeroporto di Kabul mentre il Pentagono continua a lanciare allarmi su minacce “reali” e “specifiche” di nuovi attacchi terroristici.
I jihadisti dello Stato Islamico hanno rivendicato il lancio di “sei razzi Katyusha” che volevano fare un’altra strage dopo l’attentato kamikaze che il 26 agosto ha ucciso oltre 170 persone di fronte ai cancelli dello scalo. Gli Stati Uniti hanno confermato l’attacco, non andato a segno: il Pentagono ha parlato di cinque razzi, di cui tre caduti fuori dall’aeroporto, uno neutralizzato dal sistema antimissili americano e un altro precipitato dentro il perimetro dello scalo, ma senza causare danni.

Intanto le testimonianze di vicini e parenti hanno svelato che il raid americano che domenica ha colpito un’auto di kamikaze pronti ad attaccare l’aeroporto ha lasciato dietro di sé una scia di sangue di 10 civili uccisi, tra cui sette bambini. Erano tutti membri della stessa famiglia, stavano uscendo da una vettura nel vialetto della loro casa quando il drone ha colpito il bersaglio, ha raccontato al Washington Post Abdul Matin Azizi, un vicino che ha assistito al raid. La Cnn ha riportato la testimonianza del fratello di una delle vittime, che ieri aveva riferito di nove morti, di cui sei bambini: Zamaray (40 anni) Naseer (30), Zameer (20), Faisal (10), Farzad (9), Armin (4), Benyamin (3), Ayat e Sumaya (2 anni). Oggi, i resti di Malika, un’altra bambina di due anni, sono stati identificati dai membri della famiglia come la decima vittima nell’attacco. Secondo quanto riferito su Twitter da Muslim Shirzad, giornalista ex presentatore di Tolo News, Naseer era un ufficiale dell’esercito afghano e per sei anni è stato interprete per le forze straniere. Doveva sposarsi il 30 agosto, e tutti i membri della sua famiglia stavano aspettando di partire per gli Stati Uniti.

Il Pentagono, senza entrare nei dettagli, si è detto “a conoscenza” delle notizie di civili morti nel raid. “Non siamo nella posizione di poter smentire”, ha detto il portavoce John Kirby, aggiungendo che gli Usa stanno continuando “a raccogliere informazioni e a valutare”. Le notizie della famiglia sterminata nel raid hanno scatenato l’indignazione dell’opinione pubblica, che va ad aggiungersi alla bufera che da settimane investe Washington per la gestione del ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Una polemica alimentata in queste ore anche da una ricostruzione di Politico che, basandosi su tre conference call classificate, ha riferito che il 26 agosto il Pentagono era a conoscenza di un imminente “evento con vittime di massa” all’aeroporto di Kabul. Tanto che i comandanti sul campo proposero un piano per chiudere anche l’Abbey Gate entro il pomeriggio. Ma gli americani decisero di mantenere aperto l’ingresso per consentire ai britannici di continuare le evacuazioni. E alle 18 locali un kamikaze si è fatto esplodere proprio a quel gate, uccidendo anche 13 marines. Nonostante le critiche e la tensione alle stelle, il ritiro definitivo da Kabul è stato confermato ed è ormai questione di ore.

 

 

La questione umanitaria. “Una crisi più ampia è appena iniziata”, avvisa Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhr), secondo cui fino a 500.000 dei 39 milioni di afghani potrebbero fuggire dal Paese entro fine anno. Di qui il suo appello affinché le frontiere rimangano aperte e più Paesi condividano la “responsabilità umanitaria” assieme a Iran e Pakistan, che ospitano già 2,2 milioni di afghani. “Gli Stati membri devono onorare i loro obblighi in materia d’accoglienza di chi fugge dall’orrenda situazione in Afghanistan”, gli ha fatto eco Dunja Mijatovic, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa.

“La nostra Ambasciata si è prontamente trasferita a Roma ed è pienamente operativa. Il nostro inviato speciale per l’Afghanistan è a Doha. È importante continuare a garantire uno stretto coordinamento anche lì e decidere una posizione comune” tra alleati “su dove collocare la presenza diplomatica. È
fondamentale agire insieme nei confronti dei talebani. Dobbiamo giudicarli dalle loro azioni, non dalle loro parole”, ha commentato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio durante il vertice straordinario G7-Ue-Nato, impegnandosi per ulteriori fondi umanitari e per assistere gli afghani anche nei Paesi terzi. Il capo della diplomazia italiana ha anche auspicato il coinvolgimento di Russia e Cina contro la rinascita del terrorismo in Afghanistan. Una posizione condivisa dal collega britannico Dominic Raab.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia