• Dom. Ott 17th, 2021

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L’obbligo vaccinale è meno complicato di quel che sembra

A quasi un mese dall’entrata in vigore del Green Pass, si stanno facendo sempre più numerosi gli appelli, soprattutto degli esperti, all’introduzione dell’obbligo vaccinale. C’è chi lo chiede per alcune categorie (scuole, uffici pubblici in primis), chi per gli over 40 o 50, chi per tutta la popolazione indifferentemente. Oggi non è ancora chiaro se e quale effetto abbia avuto il Green Pass nella sua principale funzione di “incentivo” alla vaccinazione – al di là dell’effetto boom delle primissime ore, l’entusiasmo sembra essersi smorzato ad agosto, o comunque non ne è facilmente interpretabile la spinta incrementale.

Se quindi il Green Pass, sia nella sua versione estiva “da osteria” che in quella rafforzata di settembre con l’estensione a mezzi di trasporto e scuola, dovesse rivelarsi insufficiente a raggiungere livelli di copertura vaccinale tali da mettere il Paese in ragionevole sicurezza (l’immunità di gregge non è possibile secondo gli scienziati, ma più sono i vaccinati, sempre meglio è), allora la decisione di stabilire un obbligo diverrebbe opportuna o nel peggiore dei casi inevitabile.

Che un obbligo erga omnes sia efficace, quanto e più del Green Pass, nel favorire l’adesione vaccinale, credo sia fuori discussione. La spinta gentile (“nudging”, non è un caso se lo conosciamo come parola inglese) sembra essere più consono alla cultura anglosassone che alla nostra. I dubbi e le perplessità di chi non è convinto – o è contrario – si muovono invece nel solco di altri due argomenti, il primo di carattere politico, il secondo tecnico.

A livello politico, ma senza scendere nel dibattito dei singoli partiti, si registra la titubanza del potere pubblico a imporre un obbligo che da alcuni viene percepito come un’invasione della sfera individuale e in particolare del corpo, considerato come inviolabile (senza il proprio consenso). Si ignora, o si preferisce far finta che non esistano già obblighi vaccinali, in vigore sui bambini, che sono stati decisivi nel corso dei decenni per debellare o contenere gravi malattie infettive.

Ma inspiegabile appare soprattutto il timore che la politica sembra avere nel fare questo decisivo, piccolo passo per cercare di uscire il prima possibile dalla pandemia, a maggior ragione considerando che i novax e gli indecisi costituiscono (per fortuna) l’assoluta minoranza della popolazione. E’ vero che in quest’era di populismo globale ogni decisione pubblica è una potenziale miccia in grado di accendere il risentimento sociale; ma una politica che rinuncia in partenza a perseguire con tutti gli strumenti possibili il bene comune – la salute pubblica – per paura delle conseguenze delle sue scelte, questa politica, più che il bersaglio, è la fonte stessa del populismo, la sua piena legittimazione. Ma forse adesso qualcosa si sta muovendo, e timidamente ogni giorno si alza qualcuno in più per chiedere di ragionare sul vaccino obbligatorio, in Italia e non solo.

L’argomento tecnico è quello più sottile, e riguarda la sanzione che inevitabilmente dovrebbe accompagnarsi all’introduzione dell’obbligo. Senza sanzione, un obbligo scade a raccomandazione. Appaiono infondate le argomentazioni di chi dubita che le persone adempierebbero alla vaccinazione, se non costrette con la forza (ricorre spesso l’immagine dei carabinieri che bussano alla porta dei novax per portarli al centro vaccinale). Nulla di tutto questo, possiamo (potete) dormire sonni non agitati. Non c’è bisogno di alcun carabiniere, in primo luogo perché gli obblighi hanno la curiosa capacità di indurre al rispetto semplicemente perché esistono (con relativa sanzione).

La sanzione interverrà allora per coloro che sceglieranno di appartenere al nocciolo duro degli irriducibili, e molti si chiedono quale tipo sia il più opportuno ed efficace.

I giuristi propendono per una sanzione amministrativa pecuniaria, cioè una multa, e non per la configurazione di un reato. Effettivamente appare questa la migliore soluzione, anche perché, scrive per esempio Alfonso Celotto su HuffPost, “Al di là di ogni considerazione sulla proporzionalità di tale sanzione, sarebbe una follia pensare a milioni di processi penali e milioni di cittadini in carcere per mancato vaccino”.

Tuttavia, anche l’ipotesi di una multa desta perplessità, per esempio sul fatto che per i “ricchi” l’ammontare plausibile (mille, duemila euro una tantum?) sarebbe un prezzo accettabile per continuare a non vaccinarsi, mentre per i “poveri” sarebbe assai più pesante, pertanto si genererebbe un’iniquità.

Dal punto di vista pragmatico che abbiamo sopra detto (più numerosi ci vacciniamo, meglio è), già questa obiezione è in parte un’ammissione implicita dell’efficacia della sanzione, poiché stiamo dicendo che le persone più economicamente fragili sarebbero nelle condizione di dovere adempiere all’obbligo (quindi bene, no?). Ovviamente dispiace per l’iniquità di partenza, insuperata, ma è un buon motivo per rammaricarsi che in Italia le multe, comprese quelle automobilistiche, non siano proporzionali al reddito, come avviene in diversi Paesi esteri quali Svizzera e Finlandia (lascio ai giuristi esprimersi sulla fattibilità di tale misura nel caso di cui qui discutiamo).

Non convince neppure la proposta, sempre da Celotto formulata nello stesso post, “di impedire la loro [dei recalcitranti al vaccino si intende] iscrizione al Ssn e quindi, di mettere a loro carico il pagamento delle eventuali cure a cui dovessero sottoporsi”. Tale idea, che nella proposta sarebbe alternativa alla sanzione pecuniaria, in realtà da essa si differenzia pochissimo, poiché sarebbe sempre una questione di “pecunia” (la disiscrizione dal Servizio Sanitario Nazionale avrebbe il solo effetto concreto di far pagare cure che altrimenti sarebbero gratuite o quasi, perché il livello di qualità dell’assistenza sanitaria, grazie al cielo, resterebbe invariato).

Vi sarebbe inoltre la possibilità che i novax, specialmente quelli non anziani, per loro caratteristica direi intrinseca si sentano meno a rischio di malattie (di tutti i tipi) e quindi accettino di buon grado la disiscrizione dal SSN, col risultato beffardo che lo Stato, da molti di loro, non incasserebbe un singolo euro a meno che non essi non si curino o ricoverino. Si delinea cioè una sanzione piuttosto debole.

Per questo, la sanzione amministrativa pecuniaria appare la soluzione imperfetta che presenta minori contraddizioni e, forse, anche l’efficacia maggiore, sempreché non vogliamo passare a tutt’altro tipo di punizioni quali per esempio la limitazione della libertà di movimento dei non vaccinati (cosa che sarebbe in palese contrasto con l’obiettivo stesso dell’obbligo, ovvero quello di portarci il prima possibile a una riduzione delle restrizioni individuali, non alla loro esasperazione).

Abbiamo per fortuna fior di burocrati in grado di costruire il meccanismo sanzionatorio pecuniario migliore possibile, per un obbligo che già da luglio, da quando si cominciava a parlare di Green Pass, sembrava a molti la prima e probabilmente anche l’unica cosa da fare davvero. Un obbligo che renderebbe presto superfluo il Green Pass, dissolvendo anche tutto il suo pesante bagaglio di divisioni sociali, disuguaglianze e in alcuni casi discriminazioni. Prima si fa, più ci vacciniamo, meglio è.

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia