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Incendio Milano, il giallo delle cause: i nodi dell’inchiesta su sistema antincendio e pannelli di rivestimento

DiRed Viper News Manager

Ago 30, 2021

Soli trenta minuti per ‘divorare’ l’intera facciata dal grattacielo milanese di via Antonini. Tanto ha impiegato l’incendio divampato domenica pomeriggio nel capoluogo lombardo per rendere uno scheletro la facciata della Torre dei Moro, il palazzo completato nel 2011 che ieri ha preso fuoco per cause ancora da accertare.

Su cosa abbia scatenato il maxi rogo la pm Tiziana Siciliano, il magistrato della procura di Milano titolare dell’inchiesta aperta con ipotesi di reato che vanno dal disastro all’incendio colposo, va molto cauta.

“Dall’interno di un appartamento del 15esimo piano proveniva un fumo nero molto denso e questo è stato sufficiente” per dare l’allarme e far evacuare i condomini del palazzo, ha chiarito il magistrato oggi. È ancora troppo presto per capire se il rogo, divampato in un appartamento al 15esimo piano, sia partito da un corto circuito, anche se questa è una delle ipotesi al vaglio degli investigatori e degli inquirenti.

“Qualunque ipotesi sarebbe dissennata in questo momento, è veramente troppo presto”, anche se quella del cortocircuito “è una delle ipotesi”, ha aggiunto Siciliano. Quanto ai sistemi antincendio, “al momento forse emergono delle criticità, ma devono essere ancora valutate”. In particolare, scrive l’Agi, le cassette antincendio (idranti a muro) della Torre hanno funzionato correttamente in tutto il palazzo tranne che tra il quinto e il decimo piano.

Ha retto invece il sistema antincendio della tromba delle scale, che ha permesso agli inquilini di lasciare lo stabile in sicurezza senza che gli spazi si riempissero di fumo con il rischio di intossicazione.

Altra concausa del rogo sarebbe il cosiddetto “effetto camino”, che spiegherebbe anche l’incredibile velocità con cui le fiamme hanno ‘divorato’ il rivestimento dell’edifico, rimasto uno scheletro in mezz’ora. Le fiamme sprigionatesi originariamente al 15essimo piano si sarebbero propagate ad alta velocità sfruttando l’aria che circola in un’intercapedine tra i pannelli che ricoprono la facciata del grattacielo di via Antonini e la struttura del palazzo.

Quanto al materiale del rivestimento, verrò esaminato nei prossimi giorni: il settore investigativo dei vigili del fuoco ha infatti prelevato dei materiali da controllare. Smentendo invece alcune voci circolate sulla stampa questa mattina, per il momento “non ci sono grossi problemi di stabilità, almeno per potersi introdursi e poterlo ispezionare”, ha chiarito la pm Siciliano durante il sopralluogo al grattacielo.

Fonti investigative citate dalle agenzie riferiscono inoltre che i pannelli di rivestimento si staccavano e cadevano dall’edificio, bruciando “come se fossero di cartone”. La facciata del palazzo, da quanto ha riferito l’amministratore dello stabile, era stata realizzata con lastre di alucobond, un materiale definito dall’azienda produttrice come “costituito da due lamiere esterne di alluminio e un nucleo di sostanze minerali difficilmente infiammabili o ignifughe”.

Per gli inquirenti milanesi che indagano sull’incendio di via Antonini, “evidentemente” il materiale con cui sono state realizzate le facciate del palazzo non era ignifugo.

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