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È morto l’architetto Paolo Ramundo, tra i fondatori de Gli Uccelli. Liguori: “Ho perso un amico”

DiRed Viper News Manager

Ago 30, 2021

Architetto con un amore viscerale per la politica, Paolo Ramundo si è spento dopo una malattia inesorabile. Ricordato come fondatore de “Gli Uccelli”, gruppo politico romano nato prima del ’68 che con forme di lotta, di espressione e di denuncia originali, dadaiste ma soprattutto non violente ha segnato quel periodo di contestazioni. Erano hippy, capelloni, quando ancora tutti i ragazzi, anche di sinistra, erano molto sobri nel vestire. Si opponevano alle chiacchiere nelle assemblee e le contestavano fischiando, uscendo dalle aule e arrampicandosi sugli alberi. Per questo si chiamarono “Uccelli”. Il 19 febbraio del 1968, quando il ’68 ancora doveva iniziare, aiutati dal professor Portoghesi, si arrampicò insieme a Martino Branca e Gianfranco Moltedo, sul campanile di Sant’Ivo alla Sapienza e restarono lì, al freddo e senza mangiare, per 36 ore. Il gesto di protesta fece molto scalpore. Quando scesero, come in un impeto profetico, dichiararono: “È iniziato il sessantotto”. Due settimane dopo ci fu la battaglia di Valle Giulia.

Le tappe della vita di Ramundo non si possono incorniciare dentro a delle semplici definizioni. È stato architetto, fondatore degli Uccelli, ha occupato prima la torre di S. Ivo a Roma e poi i sassi di Matera e partecipato a Valle Giulia. Paolo Ramundo è stato l’anima di Lotta Continua a Roma, immerso totalmente nella Storia. Negli ultimi quarantaquattro anni ha prima fondato poi partecipato quotidianamente alla Cooperativa Agricola Co.Br.Ag.Or., punto di riferimento nel quartiere di Monte Mario. Ed anche, sempre in questo ruolo, dirigente della Federbraccianti Cgil.

Oggi, a piangerne la scomparsa, anche il direttore di Tgcom24, Paolo Liguori, che al tempo aveva il soprannome di ‘Straccio’: “Ho perso un grande amico, Paolo Ramundo, a causa di una malattia inesorabile. Non è il primo di coloro con cui ho vissuto una stagione indimenticabile, ma questa volta sento che non saprei neppure descriverlo o raccontarlo a chi non l’ha conosciuto. Dico solo che è stato un uomo fantastico, sorprendente, travolgente. Mi trovo lontano e non posso fare altro che piangerlo dentro, assieme ad altri. E lo comunico qui, dove so che le parole hanno un senso. Ciao Paolo, non dimenticherò mai il nostro ultimo viaggio a Matera con Roberto”.

I ricordi di chi lo ha conosciuto si moltiplicano, partendo proprio dal gruppo di Monte Mario, il quartiere a cui ha dedicato gran parte della sua vita. Sulla pagina della Co.Br.Ag.Or. si legge: “Paolo Ramundo Orlando, uno dei soci fondatori della nostra cooperativa, ci ha lasciato oggi 29 agosto 2021. Dopo quarantaquattro anni di impegno e amore in questo progetto che va ben oltre l’agricoltura urbana, lascia un grande vuoto la sua assenza, ma allo stesso ci consegna un’opera straordinaria ed insostituibile, da preservare e continuare a far vivere”. Ma anche lo sconcerto dei molti che lo hanno incontrato nella loro vita: “L’ho appena saputo: Paolo Ramundo non c’è più. Un fratello maggiore, maestro di vita e di lotta. Nel 1977 si sganciò dal movimento per dare vita ad una delle prime esperienze di agricoltura sociale. L’occupazione del tortiglione del Borromini divenne il modello per l’innesto della creatività nella politica rivoluzionaria”.

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