• Ven. Ott 22nd, 2021

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Cambierà il reddito di cittadinanza, più facile accesso per gli stranieri residenti

ANSA/ANGELO CARCONI

C’è il fronte dei rottamatori, che va da Matteo Salvini ai renziani, e c’è quello dei miglioristi, abitato dal Pd e dai 5 stelle, entrambi aggrappati alle parole di Mario Draghi (“Condivido in pieno il concetto alla base”), ma divisi sul tiro dell’intervento. La traccia politica dentro la maggioranza sul destino del reddito di cittadinanza è disordinata e genera tensioni, ma è oramai un dato di fatto che la misura bandiera dei grillini cambierà. I conti, politici e economici, si faranno a ottobre con la legge di bilancio. Prima però, entro la fine di settembre, il rapporto del Comitato tecnico-scientifico istituito a marzo dal ministro del Lavoro Andrea Orlando fisserà la direzione del tagliando. Huffpost è in grado di anticipare alcune delle valutazioni in corso. La prima riguarda i criteri di accesso per gli stranieri: le norme prevedono oggi il possesso di un permesso per soggiornanti di lungo periodo e una residenza in Italia da almeno dieci anni. L’ipotesi su cui si sta lavorando è di dimezzare la cosiddetta soglia di residenza, arrivando anche a due anni: in pratica basterà essere residenti da cinque o da due anni (la scelta definitiva sarà fatta nei prossimi giorni) per chiedere il reddito di cittadinanza. 

Il nuovo criterio non modificherà l’impianto degli altri requisiti, a iniziare dal fatto che bisognerà dimostrare di risiedere regolarmente in Italia. Parliamo di extra-comunitari a cui lo Stato chiede di pagare la tasse e i contributi. Ma ridurre da dieci fino a due gli anni di residenza necessari per presentare la domanda rappresenta una novità rilevante se la prospettiva è quella dei beneficiari: le regole attuali, infatti, non tirano dentro una parte rilevante della popolazione straniera povera, di fatto fallendo su quello che è il principio della misura e cioè un sostegno per contrastare la povertà. Basta leggere gli ultimi dati dell’Istat relativi al mese di luglio: le famiglie che hanno ricevuto il reddito di cittadinanza a luglio sono state in tutto 1,2 milioni. Di queste più di un milione (1.051.438) sono composte da cittadini italiani, mentre quelle di cui fanno parte i cittadini extra-comunitari in possesso del permesso di soggiorno europeo sono appena 125mila. Anche il numero delle persone coinvolte è caratterizzato da un forte dislivello: 2,4 milioni i beneficiari italiani, solo 321mila quelli extra-comunitari. L’importo medio mensile è pari a 578,67 euro, ma se per gli italiani ammonta in media a 589,78 euro, per gli altri a 501,25 euro. 

In Europa solo la Danimarca ha un requisito così stringente per quanto riguarda l’accesso al sussidio da parte degli stranieri (nove anni di residenza), ma l’impatto sul fronte del contrasto alla povertà è decisamente più consistente rispetto all’Italia perché ci sono anche molte misure aggiuntive di welfare. La marginalità dell’accesso degli extracomunitari al reddito di cittadinanza, tra l’altro, è un elemento che la pandemia ha messo ancora di più in evidenza. Il governo Conte 2 ne ha preso atto e il reddito di emergenza, istituito nel maggio del 2020, ha provato a chiudere questa criticità. L’accesso al Rem, infatti, prevede che il richiedente deve essere residente in Italia, ma non lega la residenza a un numero definito di anni come si legge nel messaggio dell’Inps del 24 giugno di quest’anno: “Si rappresenta che la norma non prevede una durata minima di permanenza e che tale requisito è verificato con riferimento al solo componente richiedente il beneficiario”. Ora si pensa a correggere anche il reddito di cittadinanza, riducendo il criterio di una discrezionalità che comunque resta perché un extracomunitario non potrà prendere il reddito di cittadinanza appena ottenuto il permesso di soggiorno. Ma una soglia bassa amplia, e di molto, le maglie del reddito. 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia