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In Italia sull’ultimo volo da Kabul, “ancora non ci crediamo”

Afghan people disembark from a plane at Fiumicino Airport in Rome, Italy, August 19, 2021. REUTERS/Guglielmo Mangiapane

Quando l’aereo ha toccato la pista avevano le lacrime agli occhi. Tra i 58 afghani arrivati stamattina a Fiumicino con l’ultimo volo del ponte aereo italiano c’erano anche due sorelle, Arezu e Ghazal, giovani giornaliste di Herat che sono riuscite ad arrivare in Italia con i loro bimbi e alcuni familiari. “Non riusciamo a credere di aver raggiunto Roma dopo tanti problemi e difficoltà. Non pensavamo di farcela. Abbiamo pianto”, hanno detto all’ANSA.

Un viaggio difficile, raccontano, quello da Herat a Roma.
“Abbiamo impiegato due giorni per raggiungere Kabul, dove siamo rimaste quattro giorni prima di riuscire a partire. Nella ressa dell’aeroporto avevamo paura di essere calpestate. Ogni giorno tornavamo al gate per cercare entrare. Abbiamo provato più volte prima di riuscirci”. Dopo diversi tentativi e sempre in contatto con le militari italiane del Female Engagement Team sono riuscite a farsi riconoscere in aeroporto, anche disegnando delle iniziali sulle mani, proprio poche ore prima dell’attentato allo scalo di Kabul.

Tra i momenti più difficili le due sorelle ricordano quando ad Herat “pochi giorni prima della caduta della città a causa del nostro lavoro da giornaliste siamo state costrette a nasconderci, a cambiare casa”. E quando la città era ormai in mano ai talebani, dicono, “abbiamo dovuto cambiare residenza ogni due o tre giorni”.
Ora per Arezu e Ghazal è l’inizio di una nuova vita. Dopo il periodo di quarantena guardano al futuro, un futuro migliore per loro e per i loro figli. “Ci auguriamo di vivere in pace con le nostre famiglie e di poter continuare a lavorare come giornaliste” spiegano. La cosa più bella per loro è stata riuscire a “portare alcuni familiari in Italia”.

Rimane però la preoccupazione per chi è rimasto in Afghanistan. “Nostro padre e nostro fratello purtroppo sono ancora lì”. Il loro ringraziamento oggi va a chi le ha aiutate ad andar via dall’Afghanistan e a dare un futuro ai loro figli:
alla Difesa e al team di militari donne conosciuto alcuni anni fa ad Herat e con cui sono state sempre in contatto per arrivare a Roma. “Le ringraziamo per quello che hanno fatto per noi e per la nostra famiglia”, dicono.

E sull’ultimo aereo dell’Aeronautica militare per il ponte aereo umanitario tra Afghanistan e l’Italia, atterrato alle 8.04 all’aeroporto di Fiumicino dopo lo scalo a Kuwait city, c’erano anche diversi bambini. Un volo verso una nuova vita immortalato con diversi scatti del viaggio. Tra questi il tenero abbraccio di un bambino che avvolge la sorellina mentre dorme in braccio a lui durante il viaggio e una bambina che, incuriosita, si guarda attorno mentre scende dalla scaletta dell’aereo in braccio al papà. Ma anche chi guarda al di la del finestrino la terra che si avvicina, probabilmente immaginando il suo domani.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia