• Sab. Ott 23rd, 2021

Red Viper News

L'aggregatore di notizie di Red VIper

È veramente Dio, l’Allah senza musica dei Talebani?

Mohammad Ali al-Sheikh, the eldest of the Muezzins who call Muslims to prayer, stands on a balcony of the Umayyad Mosque in the ancient quarters of Damascus on March 12, 2020. - Inside the Syrian capital's Great Umayyad Mosque, six muezzins sit before a loudspeaker, collectively reciting the call to prayer, their voices filling the air above the ancient quarters of Damascus. They are among 25 muezzins who take shifts intoning the azan, or call to prayer, in groups using a technique of collective recital that is unique to the centuries-old mosque. (Photo by LOUAI BESHARA / AFP) (Photo by LOUAI BESHARA/AFP via Getty Images)

Il giorno in cui sono arrivato a Istanbul, per viverci un paio d’anni, sono sbucato dalla metropolitana davanti a una moschea, che poi avrei scoperto essere Yeni Cami, la Nuova Moschea. Poco dopo, è partito il canto del muezzin, il richiamo alla preghiera, contemporaneamente, dai minareti di tutte le moschee di Istanbul, quelle dell’Istanbul europea, dove ero, e quelle dell’Istanbul asiatica, dall’altra parte del Bosforo, creando, sulle acque che dividono l’Europa dall’Asia, delle nuvole di suono dal riverbero ipnotico; un suono così seducente che ho provato, in quella sera piovosa d’autunno, una paura che non ho mai più provato in vita mia: la paura di essere convertito all’Islam, rapito dalla bellezza del canto.

Di fronte alla carneficina di Kabul, la notizia che i talebani bandiranno la musica si rimpicciolisce al microscopio. Eppure, dopo il sangue, gli afghani perderanno le orecchie, l’armonia e la melodia, poiché, secondo i talebani, il Corano ripudia la musica. Dal punto di vista dottrinale, la questione in realtà non è così pacifica, giacché per più di un millennio nell’Islam hanno dibattuto il tema, arrivando alla sola conclusione che c’è una grande scuola che dice che la musica è proibita, e un’altra grande scuola che la ritiene consentita. Questo perché il Corano non parla esplicitamente di musica, che invece appare in cattiva luce nei detti del Profeta, poiché è spesso associata a comportamenti che allontanano da Dio.

Per me, è stato il contrario: non credo mi sarei mai avvicinato tanto ad Allah senza il canto del muezzin, e, d’altronde, quella è una melodia fatta apposta per strappare la gente da quello che sta facendo in quel momento e falla guardare in alto, il punto da dove viene, la cima del minareto. Che stessero calpestando il Corano anche le moschee di Istanbul? O che il canto che chiama alla preghiera non possa definirsi propriamente musica?

Il problema di ciò che è lecito e ciò che non lo è, di ciò che è musica e ciò che non lo è, se l’è posto anche una pop star, Cat Stevens, quando si convertì all’Islam e divenne Yusuf. “Chiesi al mio imam a Londra – ha raccontato – cosa fare con la musica e lui mi disse che non c’era nessun problema. Ma io avevo dei dubbi, perché altri fratelli citavano pareri secondo cui era pacifico considerare la musica haram (proibita)”. Per più di vent’anni Stevens/Yusuf smise di suonare, finché con l’11 settembre entrò in crisi e sentì il bisogno di costruire dei ponti con il vecchio se stesso e con il suo vecchio mondo. Cantò dapprima insieme ad altri, poi riprese in mano la chitarra, a suonare davvero, e quando gli chiesero cosa si sentiva di dire ai musulmani che hanno la passione per la musica, rispose: “La parola musica nel Corano non c’è. Ovviamente, ci sono delle insinuazioni e delle implicazioni e delle situazioni in cui la musica è suonata ed è proibita, perché è associata al bere e alla fornicazione – la roba del sesso, della droga e del rock ’n roll. Alla fine, è sempre una questione di interpretazione. Ma sì, io credo che esista una musica vietata, e una musica permessa”.

Il problema è che non è affatto facile distinguere l’una dall’altra. Nell’Islam, ci sono studiosi che fanno una differenza tra il canto, come quello del muezzin (consentito), dalla musica prodotta dagli strumenti (da vietare). Poi, però, ci sono anche quelli che entrano più nel dettaglio e distinguono tra strumenti e strumenti, ritenendo alcuni strumenti leciti, e altri strumenti illeciti. Ma nell’Islam ci sono anche i misitici sufi, che, all’estremo opposto, pensano che l’essere umano sia nient’altro che uno strumento dentro cui Dio soffia la propria musica: ossia, accostano direttamente la divinità e la musica, non molto diversamente da quel che si pensa nelle regioni più alte della cultura occidentale.

I genitori di Glenn Gould (un grande pianista che variava anche la musica di Bach) hanno raccontato che, una volta, ricevettero a casa la telefonata di una donna, madre di un bambino che aveva assistito all’esibizione di Glenn Gould. La donna gli raccontò che suo figlio, dopo il concerto, le aveva detto: “Mamma, tu mi racconti sempre che esiste l’aldilà e la vita eterna. Non ci ho mai creduto finché stasera non ho sentito suonare Glenn Gould. Adesso so che esiste”. La musica, dicono quelli che ne sanno, è l’unico linguaggio dell’uomo che si esprime senza concetti. È impossibile tradurla in parole. Esattamente come Dio. E, forse, è per questo che è così difficile immaginare un Dio che rifiuta la musica, che scaccia gli inni fatti per lui – inni composti, che so, da un Joseph Haydin, e che sono – come ritiene il maestro Riccardo Muti – “una combinazione matematicamente magica di inafferrabili suoni al servizio di nient’altro che del proprio Dio” (si riferisce a “Le sette ultime parole di Cristo sulla Croce”, a cui ha dedicato un libro insieme a Massimo Cacciari).

Non che la musica sia Dio, ci mancherebbe. C’è anche musica – e può darsi pure che sia la più parte – che non si solleva di un millimetro da terra. Però, anche fuori dalla musica classica, un disco come “A Love Supreme” di John Coltrane sale, concentricamente, dal Segno, al Proposito, alla Dedizione, al Salmo, verso un Amore superiore, portandoti con lui. E sarà che siamo occidentali: ma che razza di Dio è un Dio che si tappa le orecchie davanti a una preghiera, seppure in musica, sia essa nella forma del jazz, della musica sinfonica, della mistica islamica, di Franco Battiato. Mi rendo conto che dal punto di vista teologico è un argomento del cavolo, e che i dotti, se potessero, mi farebbero fucilare, ma, approfittando dei privilegi che concede un Paese liberale, mi chiedo: ma è veramente Dio, questo tipo di Allah?

Articolo proveniente da Huffington Post Italia