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Trasporto pubblico, il paradosso di Napoli: spende più di tutti ma il servizio è fantasma

DiRed Viper News Manager

Ago 27, 2021

Tra le cinque più grandi città italiane, Napoli è tra quelle che spendono di più per il funzionamento di attività e servizi. Chi lo avrebbe mai detto a vedere come sono garantiti i servizi in città e nella provincia, a constatare come funzionano i trasporti pubblici, a leggere le cronache di disfunzioni e disagi che si ripetono con una frequenza a tratti allarmante, a raccogliere le lamentele dei cittadini. Eppure l’ultimo report diffuso dalla fondazione Openpolis sulla base di un’analisi dei bilanci comunali indica Napoli tra le città che spendono di più in servizi.

Lo studio si è concentrato sulle prime cinque grandi città del Paese, che sono anche le più popolose e quelle in cui, tra l’altro, ad ottobre prossimo gli abitanti saranno chiamati al voto per il rinnovo dell’amministrazione cittadina. Ebbene, colpisce che proprio Napoli sia al secondo posto dopo Roma per spese contenute nel bilancio sotto le voci relative al funzionamento di attività e servizi pur essendo, poi, nelle classifiche sulla vivibilità tra le città italiane in cui la qualità della vita è tra le peggiori. Se, infatti, il Comune di Roma è in cima alla classifica con una spesa di 5,81 miliardi di euro, quello di Napoli lo segue con una spesa di 3,91 miliardi di euro. Per il resto, la classifica prosegue con Milano (3,78 miliardi), Torino (3 miliardi), Bologna (674,2 milioni di euro). I dati raccolti da Openpolis si fermano al periodo che ha preceduto la pandemia da Covid. L’analisi si è anche focalizzata sulla spesa pro capite nei bilanci consuntivi delle varie amministrazioni comunali, dettaglio che vale a puntare la lente di ingrandimento sulla finanza locale.

Anche sotto questo aspetto, il dato che emerge dal report può far strabuzzare gli occhi: è il Comune di Napoli ad aver investito più risorse nel settore dei servizi con una spesa per abitante pari a 4.065,96 euro (più di Torino (3.452,74 euro), Milano (2.709,42), Roma (2.049,50), Bologna (1.726,08). Ma Napoli è anche il Comune che destina una delle percentuali minori al trasporto locale. Tra le voci analizzate nel report, infatti, un capitolo particolare riguarda il trasporto pubblico locale, voce che include le uscite sostenute per la costruzione, l’utilizzo e la manutenzione di sistemi e di infrastrutture per la mobilità pubblica urbana e extraurbana di competenza comunale. Si fa riferimento dunque ad autobus, metropolitana, tram, funicolare, mentre si esclude il trasporto ferroviario. A Napoli la spesa indicata in bilancio per la mobilità urbana equivale al 3,9 per cento delle uscite totali, mentre nelle altre città si stima una percentuale ancora maggiore: Milano il 32% (praticamente un terzo delle uscite totali in bilancio) e Roma il 14,6 % Si stima una spesa pro capite, quindi per abitante, di 157,25 euro, che è di circa 30 euro più alta rispetto a quanto si spendeva cinque anni fa.

Eppure il trasporto pubblico continua a essere carico di criticità. L’altro giorno, puntando il dito sulla Anm (l’azienda napoletana mobilità), il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, ha usato parole dure definendola «il risultato del più grande disastro amministrativo d’Italia», ed è di questi giorni la polemica sulla possibile chiusura della funicolare di Chiaia, linea di trasporto pubblico che interessa una delle principali aree turistiche e commerciali della città. Inoltre, il tema del trasporto locale è tornato di grande attualità nel dibattito pubblico anche a seguito dei cambiamenti degli stili di vita di chi viaggia per studio e per lavoro a causa della pandemia e della necessità, per evitare i contagi, di garantire più distanziamento tra le persone. Non a caso il tema è centrale anche nella campagna elettorale in vista delle prossime amministrative. La sfida per il futuro è più che ardua e la diffidenza dei cittadini, su questo argomento, è più che palpabile.

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