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Organi strappati ai detenuti, l’orrore made in Cina nelle galere

DiRed Viper News Manager

Ago 27, 2021

L’espianto forzato di organi di detenuti appartenenti a minoranze etniche, linguistiche e religiose continua in Cina al punto da aver indotto sette Special Rapporteurs (SR) – tra loro Nils Melzer, SR sulla tortura – e il gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria delle Nazioni Unite, a intervenire pubblicamente. Lo hanno fatto dopo aver ricevuto informazioni credibili su come questa tipologia di detenuti possa essere sottoposta con la forza a esami del sangue e degli organi, con ecografie o radiografie. I risultati di questi esami sono poi registrati in una banca dati degli organi che ne facilita l’assegnazione.

Gli organi espiantati sono principalmente cuori, reni, fegati, cornee e, meno comunemente, parti di fegato. Alle famiglie dei detenuti e dei prigionieri deceduti non è consentito reclamarne i corpi. «Nonostante il graduale sviluppo di un sistema di donazione volontaria di organi, continuano a emergere informazioni su gravi violazioni dei diritti umani nell’approvvigionamento di organi per i trapianti in Cina», hanno alla fine affermato gli esperti delle Nazioni Unite che hanno auspicato un’indagine indipendente su quanto sta accadendo. La conclusione a cui giungono è in sintonia con quella a cui è pervenuto il Tribunale sull’espianto forzato di organi da prigionieri di coscienza in Cina, istituito in Inghilterra nel 2018 per accertare l’attendibilità delle rassicurazioni con cui, dal 2015, la Cina sostiene di aver bandito il prelievo degli organi dai condannati. Questa giuria, presieduta da Sir Geoffrey Nice, già procuratore del Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia, ha accertato che vengono condotti sistematicamente esami medici per identificare i prigionieri appartenenti al Falun Gong – un movimento spirituale che si ispira al buddhismo e a tecniche tradizionali di meditazione che il regime cinese vuole annientare – e gli uiguri. È altresì provato che vengono prelevati organi senza la constatazione formale della morte cerebrale e su prigionieri ancora in vita del Falun Gong.

Inoltre la «tortura brutale e disumanizzante» viene praticata abitualmente su questi gruppi, con stupri e violenze sessuali. Per il Tribunale si tratta di crimini contro l’umanità e nelle sue conclusioni ha richiamato i Governi e ogni privato cittadino, attivisti e politici di ogni sorta a «fare ciò che ritengano sia il loro dovere rispetto a qualsiasi chiara malvagità che emerga dalla constatazione che l’espianto di organi sia avvenuto o stia ancora avvenendo nella Repubblica Popolare Cinese (RPC)… Un’azione tragicamente priva di controllo ha fatto sì che molte persone morissero in modo orribile e senza alcuna necessità al servizio di obiettivi che gli eredi dell’attuale Rpc potrebbero riconoscere come assolutamente non necessari per il benessere e la crescita dello Stato». In Cina l’espianto forzato di organi dai prigionieri è permesso dal 1984.

Le Nazioni Unite hanno già affrontato la questione con il governo cinese nel 2006 e nel 2007. Si sono però sempre trovate di fronte a risposte evasive sulle fonti di provenienza degli organi e sul funzionamento dell’intero settore degli espianti e dei trapianti. Sta di fatto che grazie anche a campagne internazionali, la Cina dal 2010 si è impegnata a introdurre un sistema di approvvigionamento di organi su base volontaria. Il che ha significato passare da una fornitura carceraria a una ospedaliera di donatori volontari dichiarati morti. Funzionari cinesi hanno annunciato che dal 1° gennaio 2015 i donatori ospedalieri sarebbero stati l’unica fonte di organi. Eppure se si considera credibile che ogni anno sono stati effettuati fra i 60 e i 90mila interventi di trapianto, e che il numero ufficiale di donatori disponibili nel 2017 ammontava a 5.146, è lecito concludere che devono esistere una o più altre fonti di organi e cioè che deve esserci stato un gruppo di donatori non identificati.

In questa macchina infernale sono coinvolti sanitari, medici, anestesisti chirurghi e infermieri. Tant’è che tra le organizzazioni più attive vi è quella dei Medici contro il prelievo forzato degli organi (Dafoh) che diffonde studi, rapporti e informazioni su questa immane tragedia che si consuma in un Paese dove il divorzio tra scienza e coscienza è prassi consolidata. Rabelais diceva che la scienza senza coscienza non è che la rovina dell’anima. Per salvare l’anima di un Paese come la Cina, e del mondo, è della coscienza allora che dobbiamo avere cura. I principi di compassione, verità e tolleranza praticati dal Falun Gong e violati dal regime cinese, ci vengono in soccorso per salvare con la Cina anche noi.

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