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Nuove rinnovabili battono nucleare: il 2020 è l’anno del sorpasso elettrico

Furture alternative electricity source:windmill and solar energy-----concept of sustainable resources on a sunny day, Jiangsu,China

Nuove rinnovabili battono nucleare. Nel 2020 la produzione elettrica degli impianti alimentati dal sole, dal vento, dal calore della Terra (senza mettere nel conto l’idroelettrico) ha superato quella generata dalla fissione dell’atomo. Un risultato certificato dal rapporto annuale della Bp ed evidenziato da Bloomberg Green: “Nel 1965, l’anno in cui iniziano i dati di BP, il nucleare produceva 24 terawattora di energia, mentre l’energia eolica, solare, geotermica e la
biomassa producevano 15 terawattora. Il divario si è ampliato per quattro decenni, ma con la produzione nucleare sostanzialmente piatta dall’inizio del secolo e le rinnovabili che continuano a crescere, il sorpasso è avvenuto nel 2020”.

Per rendersi conto della frenata del nucleare basta guardare il diagramma che mostra il numero degli impianti in funzione. Dalla fine degli anni Cinquanta alla metà degli Ottanta la crescita è impressionante: da poche decine si passa a oltre 400. Poi arriva il 26 aprile del 1986 e il sogno di un potere energetico illimitato si trasforma nell’incubo di Chernobyl e della nuvola radioattiva che invade l’Europa costringendo gli italiani a fare a meno del latte e delle verdure a foglia larga.

Da allora il numero delle centrali nucleari smette di crescere, mentre molti impianti invecchiano. E’ un lungo stallo. Che si interrompe nel marzo del 2011, quando in Giappone lo tsunami causato da un terremoto provoca per la seconda volta la fusione del nocciolo di un reattore nucleare, un evento catastrofico a cui i sostenitori dell’energia atomica assegnavano una probabilità irrilevante. La credibilità del settore precipita. In Francia, il Paese con la maggior percentuale di elettricità dall’atomo, la potente industria del settore accumula debiti micidiali, aggravati dal mancato decollo degli Epr, le centrali che l’Italia avrebbe comprato se il secondo referendum nel 2011 non avesse di nuovo bocciato l’opzione nucleare.

“Dieci anni fa c’erano due Epr in costruzione in Europa: ora sono sempre in
costruzione ma il costo è aumentato di quattro volte”, racconta Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace. “Nel frattempo Areva, proprietaria della tecnologia, ha dovuto portare i libri in tribunale ed è stata rilevata da Edf e anche l’altra grande industria del settore, la Toshiba Westinghouse, è fallita”.

Opposto il trend delle fonti rinnovabili che segnano continui record di crescita.
Secondo lo scenario Iea, l’elettricità da fonte rinnovabile dovrebbe passare
dall’attuale 30% al 60% nel 2030 e al 90% nel 2050. Una spinta sostenuta soprattutto dalle nuove rinnovabili: fotovoltaico ed eolico dovrebbero arrivare a coprire il 70% della produzione di elettricità a livello mondiale nel 2050.

“Nei numeri ufficiali dell’International Energy Agency il nucleare è ancora sovra
quotato perché la sua capacità produttiva viene conteggiata come energetica”,
continua Onufrio. “E in questo modo, visto che l’elettricità oggi vale circa un terzo
della produzione energetica, c’è un effetto moltiplicatore che non corrisponde alla realtà per un motivo semplice. A parte qualche vecchia centrale russa che utilizza il calore prodotto per il teleriscaldamento di case vicine all’impianto, la quasi totalità dell’energia prodotta dal nucleare è elettrica. E, dal punto di vista della produzione elettrica, non c’è gara da tempo: l’idroelettrico da solo produce più elettricità del nucleare”.

Se il trend del confronto nucleare – rinnovabili è chiaro, i tempi della partita
energetica complessiva restano però incerti. Ed è questo il punto vitale perché
rinviare la transizione green significa aumentare in modo sensibile le probabilità di catastrofe climatica. E a rallentare il processo di decarbonizzazione della produzione energetica, paradossalmente, è stata la pandemia che ha spaventato i governi spingendoli a ripiegare sulla vecchia strada, malconcia ma nota, dei combustibili fossili. Il Rapporto REN21 documenta come “gli investimenti in combustibili fossili delineati nei pacchetti di recupero dal covid-19 in tutto il mondo sono stati sei volte superiori al livello degli investimenti destinati alle energie rinnovabili. Per la prima volta, il numero di Paesi con politiche di sostegno alle energie rinnovabili non è aumentato rispetto all’anno precedente”.

L’Europa ha provato a raddrizzare la rotta mettendo una serie di paletti green agli investimenti legati ai piani di rilancio. Ma l’Italia da quasi 10 anni ha fermato la corsa delle rinnovabili che ormai avanzano al rallentatore, in netto contrasto con le indicazioni di Bruxelles. I disastri climatici accumulati durante l’estate ricordano che il tempo è scaduto.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia