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No al Museo unico di Roma Antica, cultura di prossimità come motore della Capitale

Ha suscitato molte reazioni la proposta di Carlo Calenda di affidare tutte quelle porzioni dell’area archeologica dei Fori e del Palatino alla Sovrintendenza Nazionale e accorpare le collezioni di Palazzo Altemps, Palazzo Massimo, Musei Capitolini e Museo della Civiltà Romana in un museo localizzato nei palazzi del Campidoglio. Reazioni per lo più negative. Qualcuna positiva. Tutte opinioni argomentate e comunque competenti. Molte concentrate in particolare sulla fattibilità della proposta. Quasi tutte espresse nel dibattito del centrosinistra, perché sull’argomento cultura a destra si odono solo echi di stanze vuote.

Io vorrei ragionare invece sulla utilità della scelta proposta, correndo il rischio della semplificazione ma introducendo 3 diverse lenti di lettura:  in primo luogo quella della fruizione migliore da parte dei cittadini e dei turisti. In secondo luogo del rapporto in generale tra sistema museale e territorio. E infine la lente di lettura delle industrie culturali, volano della rinascita di Roma come capitale europea e contemporanea.

Un museo unico di Roma antica non agevola per nulla, come sostiene Calenda,  la sua fruizione da parte di tutti i cittadini di Roma perché alla concentrazione corrisponderebbe la spoliazione dei territori dove oggi sono collocati. In alcuni casi perfino da più secoli. Si snaturerebbe così anche il senso della storia degli stessi musei. Che andrebbe al contrario difeso – come ha fatto Roberto Gualtieri – da parte di chi si candida a sindaco di Roma. Il sistema museale in questo senso non si presta all’applicazione automatica di economie di scala che hanno senso gestionale, ma non necessariamente culturale. D’altra parte il rapporto tra territorio e sistema culturale complessivamente inteso è una chiave possibile di vitalità e di sviluppo. Che le politiche culturali devono promuovere e incentivare. Più’ che mai a Roma che ha la caratteristica unica di essere “un museo a cielo aperto “ e quindi diffuso. Per definizione. E per la sua storia. L’offerta ai visitatori di una esperienza completa di conoscenza di Roma antica può essere realizzata  in altri modi che la rivoluzione digitale rende possibili e anche suggestivi.

Diverso è immaginare l’utilità e la necessità di  un sistema museale integrato da realizzare con una gestione comune, o almeno concordata e coordinata, tra le diverse istituzioni coinvolte e da promuovere e incentivare con unica card per l’accesso ai diversi siti.

L’impatto positivo sull’economia e sulla qualità della vita delle industrie culturali peraltro si fonda sulla capacità di integrazione anche di tutte le sue diverse filiere con quelle del turismo. Si affronta  così quel turismo mordi e fuggi dei visitatori di Roma che si fermano in media non più di 2/3 giorni. E non ritornano. Quei visitatori vanno guidati e accompagnati alla conoscenza di Roma e delle sue diverse ricchezze in itinerari che attraversino tutta la città con la logistica adeguata. Insomma tutta un’altra visione: che si fonda sulla integrazione, di politiche e di percorsi, piuttosto che sulla concentrazione.

Molti anni fa Argan propose la suggestione di un Museo dedicato alla storia della città fino ai giorni nostri. Cosa diversa. Una suggestione, quella del “Museo di Roma”, che oggi avrebbe il conforto della tecnologia multimediale. Certamente un’impresa complessa, ma la complessità si governa, non si rifugge con semplificazioni antistoriche.

Potrebbe essere l’Eur la sua location. Il IX Municipio ha una concentrazione di musei nello spazio del c.d. “EUR monumentale”, con alcune eccellenze nazionali come il “Museo delle Civiltà”. Con il Museo della Civiltà Romana ancora in ristrutturazione. E questo è un problema tanto per i turisti che per gli studiosi della città antica. Per questo motivo i flussi di visitatori si concentrano unicamente in questa zona del municipio, peraltro meglio collegata di altre al resto della città. Così facendo però il valore del patrimonio culturale del municipio non è condiviso in maniera proporzionale su tutto il territorio. Per questo motivo occorre procedere all’istituzione di protocolli di intesa con il Ministero della Cultura (per la maggior parte dei musei dell’EUR) e con la Sovrintendenza Comunale per realizzare un proprio progetto di diffusione culturale e dislocare singoli “pezzi” e opere d’arte dei musei municipali nei singoli quartieri. Garantendo ovviamente la loro sicurezza.

Perché è questa la chiave attraverso cui rendere arte e cultura parte della vita delle comunità : la loro prossimità e integrazione nel territorio.
E noi vogliamo una Capitale prossima, policentrica, dei 15 minuti.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia