• Ven. Ott 22nd, 2021

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La strada strettissima del G20 sull’Afghanistan

Mario Draghi ha capito quanto la strada che porta al G20 straordinario sull’Afghanistan sia complicata quando Sergej Lavrov ha posto una cortese osservazione che è sembrata quasi una condizione affinché Mosca ci stia: “Sarebbe opportuno invitare anche le potenze regionali confinanti, come Iran e Pakistan. La due giorni del ministro degli Esteri russo in Italia ha posto le basi per una stretta nei rapporti bilaterali e insieme ha reso palese della sfida gigantesca che si trova a dover affrontare il governo. Perché un allargamento del consesso all’Iran è un dito nell’occhio all’Arabia Saudita, che di quel consesso è membro di diritto, per tacere delle eventuali reazioni di Washington, coinvolgere il Pakistan potrebbe creare più di qualche problema a un altro membro di diritto, l’India.

Proprio con l’omologo che guida il colosso asiatico, Narendra Modi, Draghi ha avuto un colloquio telefonico in giornata, e proprio del G20 ha parlato, cercando di iniziare a sbrogliare la matassa del problema. Anche Luigi Di Maio ha toccato con mano la cautela, se non la freddezza russa sull’ipotesi di una riunione ad hoc sull’Afghanistan: “I partner occidentali ci invitano ad unire gli sforzi sul paese, a partire dalla questione migranti”, ha spiegato Lavrov, prima della doccia fredda: “Dovrebbero tenere bene a mente che le soluzioni congiunte non sono semplici”. 

È evidente lo iato tra l’agenda di Roma, e in generale quella europea, e i desiderata di Mosca. Per la Russia la priorità è “la sicurezza dei nostri confini”, ha spiegato il ministro degli Esteri, che non ha nascosto il suo stupore nel trovare solo all’ultimo posto delle priorità italiane la lotta al terrorismo. Il colosso guidato da Vladimir Putin è di certo interessato all’evoluzione del dibattito in corso: “Sicuramente a differenza del G7, il G20 rispecchia meglio la realtà multipolare del mondo”, ha concesso Lavrov, assicurando anche che il flusso illegale di profughi rimane al centro delle discussioni congiunte.

Il tentativo di Draghi è quello di non lasciare in mano l’Afghanistan ai colossi dell’Oriente, Russia, Cina e Pakistan, che a differenza degli occidentali hanno mantenuto a Kabul una rappresentanza diplomatica e contano di tenere aperte relazioni con il governo talebano. Spiega una fonte di governo, inquadrando la ratio del tentativo, che “noi possiamo chiudere i rubinetti della cooperazione, isolare i talebani, magari applicare anche sanzioni. Ma se poi il flusso di denaro che noi prosciughiamo ritorna uguale e magari aumentato da un’altra parte, la possibilità di contenere il regime e spingerlo verso il rispetto dei diritti dei suoi cittadini sarebbe praticamente azzerata”.

È per questo che Di Maio ha blandito il suo ospite, spiegando che “la Russia è un attore fondamentale” nel quadrante, e che “il dialogo con Mosca è imprescindibile”. Il ministro degli Esteri ha sottolineato l’importanza di “un approccio internazionale unitario”, consapevole del fatto che la strada è in salita.

Alla Farnesina e a Palazzo Chigi è stato incassato l’appoggio dei principali partner europei nonché della Commissione, ma si è anche registrata una reazione tiepida da parte di Londra, con segnali che raccontano di un Boris Johnson persuaso a usare la presidenza britannica del G7 come palcoscenico per un ritrovato ruolo del Regno Unito sulla scena internazionale. Da giorni poi a Palazzo circolano indiscrezioni su una telefonata tra Draghi e Xi-Jinping, ma la linea tra i due al momento è rimasta muta. Senza contare che gli Stati Uniti e in particolare l’amministrazione Biden, uscita assai malconcia dagli ultimi giorni, non hanno alcuna voglia di subire una sorta di processo pubblico davanti ai leader mondiali. Oggi l’ultimo volo italiano da Kabul si è alzato in aria, portando via l’ultima rappresentanza diplomatica e i militari della squadra d’evacuazione. Da domani comincia un’altra storia.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia