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Così l’arte può diventare Pil: l’esempio dell’Umbria, la più mistica tra le Regioni

DiRed Viper News Manager

Ago 27, 2021

Anno che appare sideralmente lontano, il 2010. Pensate: ministro dei Beni e delle attività culturali è un personaggio che oggi nessuno o quasi ricorda: il mite, pacioso Sandro Bondi. Al dicastero dell’economia Giulio Tremonti. Bondi, sia pure senza alzare troppo la voce, educato, si lamenta che il collega tagli i fondi alla cultura, e ne conceda, invece, ai ministri targati Lega (non ancora salvinizzata). Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi allarga le braccia: “Quando gli si chiedono dei soldi lui risponde sempre che non ce ne sono”. A Tremonti, in quei giorni, viene attribuita la fatidica frase che gli resta incollata: “Non è che la gente la cultura se la mangia”.

Inutilmente Tremonti smentisce: “La frase citata non solo non l’ho mai pronunziata, ma l’ho sempre e sistematicamente smentita a mezzo stampa”. Perché questa sorta di preambolo? Perché la frase che la “leggenda” attribuisce a Tremonti, è certamente condivisa e pensata (anche se non apertamente teorizzata) da molti: la cultura non “produce”, non sfama; e per quel che riguarda i politici, non procura voti, piuttosto un effimero consenso. Di esempi che possono facilmente smentire questo assioma se ne possono fare parecchi. Basta andare in Umbria. Forse, in Italia, non c’è regione più mistica: è la patria di Francesco, il poverello di Assisi, le cui “Storie” costituiscono uno straordinario ciclo pittorico dipinto ad affresco nella parte inferiore dell’unica navata della Basilica Superiore. Siano di Giotto o come qualcuno crede, attribuibili alla scuola di Pietro Cavallini, fatto è che ogni anno sono viste e ammirate da migliaia di turisti e amatori d’arte.

Ci sono poi Chiara, sodale di Francesco, fondatrice dell’ordine delle Clarisse; a Norcia, Benedetto: fondatore dell’omonimo ordine monastico; a Todi Jacopo dei Benedetti: religioso e poeta, autore di laudi, “voce vigorosa e sconvolgente”; doveva essere lui pure un bel tipo: scomunicato in vita, beato della Chiesa cattolica da morto.
E si parla del passato. Ma c’è, in parallelo, un presente, ben vivo che fa ben sperare per il futuro. Chi si affaccia dalle alture di Assisi, Gubbio, Todi, laico o credente che sia, non può che restare colpito dalle bellezze e dalle armonie. Come dice il poeta, “si son perduti anche i rumori / in forme vaghe di colori”. E’ per questo che tanti artisti, e in particolare chi si dedica alle arti figurative, scelgono come “buen retiro”, i borghi dell’Umbria? E’ a Todi che nel 1974, dopo aver avuto studi a Roma, Parigi, New York, Filadelfia, Berlino, si trasferisce Piero Dorazio, e trasforma un antico eremo camaldolese nella sua factory, e trova feconda ispirazione per le sue innovazioni, sia nel campo della pittura che delle ceramiche; luogo di lavoro, ma anche straordinario cenacolo, dove potevi incontrare gli amici di sempre: da un Angiolo Bandinelli a un Lucio Manisco, e un Marco Pannella.

A Bagnoreggio, nella bassa Umbria, si “respira” il fortissimo legame con il romano Achille Perilli, uno dei più importanti nomi dell’astrattismo italiano. Ancora: Alberto Burri, uno degli artisti più importanti della tendenza informale; carattere ispido, abituato a pochi compromessi, radicale nel suo rigore, in quel contesto sembra placarsi, e comunque, realizza una armonia fertile e feconda; per non dire di Alighiero Boetti, Nino Caruso, Brian O’ Doherty…
In Umbria (ancora Todi e nelle sue contrade), si “ritrova” Beverly Stoll Pepper, ebrea di Brooklyn. Negli anni ’50, a Roma, il sodalizio con Pietro Consagra, Dorazio, Perilli, Giulio Turcato del Gruppo Forma1. Affascinata dalla bellezza artistica e monumentale del luogo, Todi diventa il suo “rifugio” fino alla sua morte nel febbraio del 2020. Nel 2014 realizza il “Parco di Bevery Pepper a Todi”, primo parco monotematico di scultura contemporanea in Umbria. Come nel famoso “L’Aquilone”, ci dev’essere qualcosa di nuovo, anzi d’antico, nell’aria dell’Umbria: il connubio tra misticismo e arte.

Arnaldo Pomodoro è uno scultore e orafo italiano, considerato tra i più grandi contemporanei. Sempre Todi, fino a fine settembre, è cornice di significativi eventi culturali come la seconda edizione del Festival delle Arti. L’edizione 2021 pone le sue basi sulla storica amicizia tra Beverly Pepper e Pomodoro. Il primo incontro tra i due risale al 1962, in occasione della mostra “Sculture nella città”, ideata da Giovanni Carandente per il Festival dei Due Mondi di Spoleto: una pietra miliare nella storia dell’arte del ‘900. Per la prima volta, l’arte contemporanea viene esposta all’aperto, le sculture degli artisti sono messe a confronto con la città e i suoi spazi pubblici. Esposizioni, mostre e laboratori: ecco così nella centralissima piazza del Popolo di Todi l’installazione temporanea delle quattro Stele di Pomodoro: colonne bronzee alte sette metri, monumentali “tronconi di pilastri rettangolari” che conferiscono inedite prospettive a una tipica piazza medievale, un singolare, armonico contrasto che sorprende e stupisce; e nei vicini giardini Oberdan gli Scettri: cinque sculture in alluminio concesse in comodato d’uso gratuito a lungo termine. Sono possibili “antenne del futuro”, alte più di cinque metri, già presentati alla Biennale di Venezia.

Il 28 agosto, in concomitanza con la prima giornata di Todi Festival, viene inaugurata la mostra temporanea Labyr-Into: i visitatori potranno entrare, in modo virtuale, nell’opera ambientale di Pomodoro Ingresso nel labirinto. Inoltre, presso la Sala del Torcularium, nel Complesso delle Lucrezie, allestita un’area EDUtainment che racconta, attraverso un percorso di fotografie e filmati, il rapporto tra Pomodoro, Pepper e l’Umbria. “Collocare le mie opere in una città è per me importantissimo”, dice Pomodoro. “Significa misurarmi con lo spazio e in ciò consiste l’attività dello scultore. Per uno scultore la massima aspirazione è ambientare le proprie opere all’aperto, tra la gente, le case, nel verde, in un confronto con il tessuto urbano e con il paesaggio”.

In coerenza con questi assunti, una quantità di sculture ambientali di grandi dimensioni sono collocate in costante e fruttuoso dialogo con la natura e l’architettura, ad Assisi, Bevagna, Brufa, Gubbio, Spoleto, Terni, Tosi, Torgiano… “La pandemia”, argomenta Francesca Valente, curatrice del Festival delle Arti 2021, “ha sconvolto il nostro mondo e stravolto la nostra stessa possibilità di farne esperienza. Ma se è vero quanto affermava Sant’Agostino: ex malo bonum, dal male può nascere il bene. Anche le calamità hanno un’anima e sta a noi affrontarle trasformando la realtà nel migliore dei modi. Todi pur conservando il suo ruolo di custode di un ricco patrimonio culturale, riconferma la sua vocazione di traghettatore dal passato al futuro attraverso una costante valorizzazione delle arti contemporanee”.
Umbria: dove si realizza un proficuo connubio tra misticismo e arte. E dove con la cultura ci si ciba: ottimo cibo, per il corpo e per la mente.

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