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Comune sciolto per infiltrazioni, ma di reati neanche l’ombra: il caso Monte Sant’Angelo

DiRed Viper News Manager

Ago 27, 2021

Il consiglio comunale di Monte Sant’Angelo è stato sciolto nel luglio del 2015, sei anni fa. La prefettura di Foggia ha chiesto la misura dissolutoria, in applicazione dell’art. 143 del Testo Unico degli Enti Locali (Tuel), per «condizionamenti della criminalità organizzata tali da alterare il libero esercizio delle funzioni politiche ed amministrative». Convincimento, questo, che la prefettura dovrebbe aver maturato dopo l’accertamento di infiltrazioni criminali nelle faccende comunali conseguenti a quei condizionamenti di cui parla.

La sua relazione, infatti, si incarica di descrivere alcune vicende amministrative (appalti, servizi) che sarebbero state interessate «dai fenomeni di compromissione o interferenza con la criminalità organizzata o comunque connotati da condizionamenti o da una condotta antigiuridica». A corredo, non mancano paroloni e roboanti frasi fatte per descrivere una cattiva gestione della cosa pubblica tipo “patologiche forme di disorganizzazione e di disordine amministrativo” e “grave degrado amministrativo”. Solo che, nel leggere quella relazione, e poi anche le memorie dell’avvocatura dello Stato e alcune sentenze dei giudici, non potevamo non farci alcune domande: ma di cosa e di chi stanno parlando? Avranno sbagliato comune visto che una memoria dell’avvocatura, scritta per Monte Sant’Angelo che è in provincia di Foggia, veniva presentata a firma della prefettura di Reggio Calabria?

E ancora: stanno applicando l’art. 143 del Tuel, lo stesso di cui si è occupato la Corte Costituzionale definendo lo scioglimento uno strumento straordinario per fronteggiare una situazione straordinaria, o qualche altro meccanismo infernale? Domande assolutamente legittime perché il mondo descritto nelle carte non trovava alcun riscontro nella realtà che, con i fatti, ci raccontava tutta un’altra storia. Nei confronti degli amministratori non sono stati indicati comportamenti non consoni al loro ruolo, né per frequentare soggetti sbagliati, né per svolgere azioni mirate a perseguire voti di scambio, né per tentare di alterare procedimenti amministrativi, né per favorire qualsivoglia persona, né per perseguire interessi propri. Nessuna foto compromettente, nessuna telefonata imbarazzante. Nei loro confronti sono state segnalate solo due o tre parentele e un unico contatto con un pregiudicato: un saluto in luogo pubblico, all’esterno di un ristorante; nessuno di loro è stato neanche mai indagato per nulla.

La macchina amministrativa è rimasta intatta e nessun provvedimento punitivo è stato preso nei confronti di tutti i dipendenti e funzionari citati nella relazione prefettizia: a oggi, fine agosto 2021, sono tutti ai loro posti. Non è stato appurato alcun episodio di corruzione, concussione o peculato. Non è stato indicato alcuna gara d’appalto oggetto di turbativa d’asta o appalti frazionati per assegnare singoli lotti in modo diretto. Nessuna gestione di un bene pubblico e nessun lavoro pubblico sono stati interrotti con l’arrivo della commissione straordinaria. La stessa commissione straordinaria non ha modificato o revocato alcun atto deliberativo della cessata amministrazione, non ha revocato alcun contratto vigente e, per l’intera durata del suo mandato, due anni, ha lavorato con tutte le persone e tutte le ditte che lavoravano in presenza dell’amministrazione comunale.

La gestione finanziaria era quella di un comune virtuoso, con casse comunali piene di soldi, nessun debito, nessun credito inesigibile e tasse ai cittadini le più basse della provincia. Non è stato segnalato nessun caso di inopportuna e ingiustificata esenzione fiscale e neppure un solo euro fuori posto, alcuna anomalia in merito alla pianificazione urbanistica, nessun caso di abusivismo edilizio e men che meno riguardante persone malavitose. Nessuna anomalia nella gestione di beni confiscati alla mafia perché inesistenti. Alcuna anomalia in merito al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani. Nessun caso di personale assunto in maniera clientelare. A cosa mai potessero servire i condizionamenti fantasticati dalla prefettura rimane un mistero. Per essere estremamente chiari, ripeto: nei due anni di amministrazione straordinaria, tutte le ditte “sospette” citate dalla prefettura hanno continuato i lavori che avevano in corso, anzi, si sono aggiudicate nuovi appalti pubblici e sottoscritto nuovi contratti.

Tanto per dire, una di quelle ditte ha provveduto ad allestire i seggi elettorali in occasione delle elezioni comunali del 2017, quelle successive allo scioglimento. Dimostrazione lampante che la commissione straordinaria, composta da funzionari di lunga esperienza, in due anni non ha rilevato nessuna anomalia nelle gestioni appaltate, nessuna alterazione del “libero esercizio delle funzioni politiche ed amministrative” e nessun elemento utile per interrompere con loro ogni rapporto lavorativo. Però il consiglio comunale di Monte Sant’Angelo è stato sciolto. Rimane ancora da capire il perché.

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