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Sheriff Tiraspol, storia (controversa) del club moldavo arrivato per la prima volta in Champions League

DiRed Viper News Manager

Ago 26, 2021

Un 3-0 senza appelli all’andata e uno scialbo ma agevole 0-0 al ritorno: così lo Sheriff Tiraspol ha superato l’ostacolo Dinamo Zagabria riuscendo a vincere anche il terzo turno preliminare e qualificarsi, prima volta per un club della Moldavia, ai gironi di Champions League, la massima competizione calcista europea.

Un miracolo quello compiuto dalla piccola formazione moldava, fondata solo 25 anni fa e che come massimo risultato europeo era riuscita a raggiungere la fase a gruppi di Europa League, quattro volte in 15 anni.

Ma dietro il risultato clamoroso dello Sheriff c’è una storia fatta di luci e ombre, in cui si intrecciano politica e oligarchi. Come è possibile infatti che la Moldavia, il paese più povero d’Europa (il reddito pro capite non arriva a 4mila dollari) raggiunga in Champions League club ben più blasonati?

Innanzitutto per parlare dello Sheriff Tiraspol si deve chiarire una componente politica fondamentale: la città di Tiraspol, formalmente in Moldavia, è di fatto la capitale di uno stato separatista non riconosciuto dalla comunità internazionale, la Repubblica Moldava di Pridniestrov. I 600mila abitanti della regione della Transnistria sono di fatto sotto la tutela russa, unica Nazione che li riconosce come istituzione nazionale. Una storia di caos politico iniziata con la disgregazione dell’Unione Sovietica, quando gli abitanti della “Repubblica Moldava di Pridniestrov” si dichiarano indipendenti dal governo centrale di Chisinau e dalla neonata Moldavia.

È in questo contesto politico che nasce lo Sheriff Tiraspol: a fondarla nel 1993 è Viktor Gushan, ex agente del KGB russo. I legami con la Russia sono la chiave del successo calcistico del club: una vicinanza facilmente riscontrabile anche tra gli stessi tifosi, che ad ogni partita intonano cori filo-russi e anti-moldavi, spinti dall’ultranazionalismo indipendentista. Una fascinazione per la vecchia Unione Sovietica che si vede anche nelle strade di Tiraspol, tra una via Lenin e un parco intitolato a Kirov, fino a via Marx evia Engels.

Dietro il successo sul campo da calcio ci sono, come quasi in ogni caso di risultati d’eccellenza nello sporti, i soldi. Sono tantissimi, rispetto alla concorrenza delle altre squadre moldave, quelli che la Sheriff Ltd versa nelle casse del club. Di fatto la società, la seconda azienda più grande della Transnistria che detiene monopoli in più rami e settori, è la vera padrona della regione.

È infatti più volte finita nel mirino per le sue connessioni opache col mondo della politica. non è un caso se l’ex presidente della Repubblica Moldava di Pridniestrov fosse considerato il reale proprietario dell’azienda, grazie alla quale avrebbe riciclato denaro sporco proveniente dall’estero. Nei suoi mandati da presidente Smirnov avrebbe anche promosso leggi per favorire ulteriormente la Sheriff Ltd, aumentando la sua influenza sulla regione.

Ma se fuori dal campo i punti oscuri non mancano, nel rettangolo verde lo Sheriff è invece una società all’avanguardia, con strutture che farebbero invidia anche a società di campionati più “nobili”. Il suo complesso sportivo, il Complexul Sheriff, è dotato di tre stadi all’avanguardia: quello della prima squadra da 14mila posti, uno per le formazioni giovanili e uno al coperto, oltre a essere dotata di hotel a cinque stelle, alloggi per la squadra e un centro d’allenamento di livello europeo.

Avanguardia che aveva portato ad una situazione a dir poco paradossale: la Nazionale moldava ha giocato diverse gare casalinghe proprio allo Sheriff Stadium, in attesa che venisse ristrutturato lo Zimbru Stadium di Chisinau. La Nazionale quindi era costretta a giocare in uno stadio separatista.

Una superiorità economica che si evince anche dal palmarès del club: la squadra separatista ha vinto la bellezza di 19 campionati nazionali, oltre a 10 Coppe di Moldavia e 7 Supercoppe.

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