• Dom. Ott 24th, 2021

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L’Italia lascia Kabul nel sangue nel terrore

EDITORS NOTE: Graphic content / TOPSHOT - Wounded women arrive at a hospital for treatment after two blasts, which killed at least five and wounded a dozen, outside the airport in Kabul on August 26, 2021. (Photo by Wakil KOHSAR / AFP) (Photo by WAKIL KOHSAR/AFP via Getty Images)

Ultime ventiquattr’ore a Kabul. Domani partiranno gli ultimi due aerei tricolore dall’aeroporto internazionale della capitale afghana, poi della presenza italiana nel paese non rimarrà quasi traccia. Sull’ultimo volo sarà imbarcata la Joint evacuation task force, il centinaio di carabinieri, militari e funzionari d’ambasciata come Tommaso Claudi che saranno gli ultimi a lasciare il paese. Nella giornata di ieri sono stati evacuate 450 persone, nella giornata di oggi fonti della Difesa stimano che si arrivi a 600, per un totale di quasi 1300 persone nelle ultime ore.

La situazione sul campo è tesissima. Le minacce di attentati si sono concretizzate nel primo pomeriggio ora italiana, con le notizie che si sono rincorse frammentate ma sempre più dettagliate di attacchi suicidi in mezzo alla folla che disperatamente cerca di raggiungere uno degli ultimi voli in partenza. Un bilancio pesantissimo, sarebbero oltre 60 morti tra cui almeno 10 statunitensi, centinaia i feriti, e la triste conta rischia di essere provvisoria. La Difesa rassicura dopo pochi minuti, il tempo di avere la conferma dal posto: nessuno degli italiani è coinvolto, l’esplosione è avvenuta distante dal nostro contingente. La paura è però tanta, si accelerano le operazioni d’imbarco. Tutti i passeggeri previsti sono in aeroporto, la tabella di marcia non subisce cambiamenti.

Drammatica la situazione di chi si accalca fuori, tra il rischio di essere falcidiato da un kamikaze e la ricerca spasmodica di uno dei sedili sui voli in partenza. Un tentativo disperato e destinato a rivelarsi nella quasi totalità dei casi un fallimento. Sono due gli anelli concentrici di sicurezza che circondano l’aeroporto di Kabul, tra il primo e il secondo aspettano senza certezza qualche migliaio di persone, chi è fuori ha chance praticamente nulle di farcela.

Il livello di tensione è alle stelle. Un C-130 italiano in partenza ha effettuato manovre evasive per sfuggire al fuoco di una mitragliatrice pesante, nel timore di essere sotto attacco. L’intelligence ha poi confermato gli spari, spiegando però che non avevano come bersaglio l’aereo, ma puntavano a disperdere la folla che stava spingendo sulle barriere del Gate d’accesso all’aeroporto. Fonti sia della Difesa sia della Farnesina spiegano che nessun italiano è risultato ferito, e che la sicurezza del personale che partirà tra oggi e domani è garantita.

Nel paese rimarranno 32 cittadini di nazionalità italiana. Su alcuni c’è riserbo, nomi e località vengono tenute coperte per non metterne a repentaglio la sicurezza. Quattordici sono di Emergency, che ha deciso di rimanere a operare del paese, così come proverà a fare Amnesty Internetionale e a livello ufficiale l’Unhcr.

La preoccupazione, oltre che per attentati lungo il cordone di protezione dell’aeroporto, è per eventuali razzi che potrebbero essere diretti verso le piste di decollo, che potrebbero compromettere l’operatività dello scalo, e anche per questo le zone intorno all’aeroporto saranno presidiate fino all’ultimo minuto utile.

L’ambasciata a Kabul che è stata ricostituita alla Farnesina sta supervisionando le ultime liste e approvando gli ultimi visti per consentire di riempire fino all’ultimo dei posti ultili negli apparecchi in partenza. Sul futuro non v’è certezza. Perché sul futuro dell’ambasciata pesano anzitutto le decisioni sul riconoscimento del futuro governo. Le ipotesi che circolano nel caso si decidesse di mantenere attivo il massimo canale diplomatico sono quelle che la vedrebbero continuare ad operare dal ministero degli Esteri o comunque da Roma, o una sua collocazione in uno dei paesi confinanti, ad esempio il Pakistan. Ma il dossier non è ancora stato aperto, nell’attesa di capire nelle prossime settimane se e quali saranno le prese di posizioni unitarie della comunità internazionale e della Nato.

I ministri Luigi Di Maio e Lorenzo Guerini hanno informato il Consiglio dei ministri sugli avvenimenti degli ultimi giorni, e in particolare sulle ultime ore dell’operazione “Aquila omnia”, come è stata ribattezzata l’esfiltrazione dei nostri connazionali e dei collaboratori con le loro famiglie. Il ministro degli Esteri ha confermato la fine delle operazioni di evacuazione nelle prossime ore, e ha aperto una riflessione sulla fase 2, annunciando la prossima definizione di un Piano italiano a sostegno del popolo afghano sul quale la Farnesina ha già iniziato a lavorare.

Domani Mario Draghi e Di Maio incontreranno Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo in visita in Italia. Il primo tassello per quel G20, nella prima metà di settembre, sul quale il governo italiano punta per non lasciare soli gli afghani che per vent’anni avevano sperato in un futuro diverso.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia