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Da Rousseau a Camelot, la nuova piattaforma di Casaleggio è purissima aria fritta

DiRed Viper News Manager

Ago 26, 2021

Il giovane Davide Casaleggio, lo concediamo, ha una visione, cosa oggi rarissima, che consiste nello sviluppo della legacy, quella di suo padre che creò dal nulla italiano un movimento con molti Grilli per la testa e che poi è rimasto con uno solo e protetto da scafandro. È coraggioso, se non altro perché la testardaggine ha qualcosa di positivo in un’epoca in cui il dubbio viene adorato come se fosse una virtù e non un limite.

Forse Casaleggio potrebbe considerare l’idea di smettere di fare il Frankenstein junior negli scantinati di una nobile macelleria di scarti. Ha avuto l’idea geniale di affondare la vecchia piattaforma Rousseau, disconoscendo la precedente e di aprirne un’altra sotto forma di società commerciale con cui produrre come bene di consumo un non meglio specificato Bene, anche se non è chiaro di che cosa esattamente si tratti e come si collochi nel mercato. L’ha chiamata Camelot. Che sarebbe poi un riferimento al regno fin troppo mitizzato di Re Artù, della spada nella roccia e di mago Merlino, con inserimenti più moderni della più recente Camelot della Casa Bianca del giovane John Fitzgerald Kennedy, di sua moglie Jacqueline, oltre che di un sacco di altra gente non tutta nobile e anzi ignobile come il gangster Giancana.

Camelot per la tradizione immaginaria italiana in Italia non vuol dire assolutamente nulla perché non fa parte delle nostre tradizioni mitiche ed è arrivata con i libri di fiabe e leggende forestiere come i lepricani e i draghi dei ceppi irlandese, scozzese o normanno cui seguiranno loschi figuri come Asterix ed altri sette nani di fattura posticcia.
Che dovrebbe fare una tale società? Il giovane Casaleggio si tiene sulle generali e non è chiaro se lo fa per prudenza, per mancanza di tempo, o se proprio non ha la più pallida idea di che cosa voglia produrre. Ma per quel che si capisce l’idea di base è già totalmente sbagliata in partenza perché insiste sul concetto che verrà il giorno in cui la perfetta democrazia si esprimerà in un solo clic che cambierà il mondo e la vita degli esseri umani. Quindi è un sogno connesso all’idea di un mondo connesso fra persone tra loro sconnesse ma impegnate in un’attività connettiva. In una vecchia novella di Asimov si racconta del giorno in cui tutti i calcolatori di tutte le civiltà stellari dell’universo saranno connessi in un unico portale onnisciente, al quale sarà posta la prima domanda: esiste Dio? Il macchinario allora si fonde in un lampo accecante e fornisce la temuta risposta: “Da adesso, sì”. Non ci sembra che a prima vista la macchinetta digitale riformata sia all’altezza di risposte del genere.

E politicamente, che cosa significa? Almeno una cosa buona: la rottura verticale definitiva con Giuseppe Conte, primo ministro per caso e ora autoimposto presidente del movimento fondato da Casaleggio padre. Davide ha fondato una “società benefit”, così la chiama, un mese dopo aver mandato a quel paese il Conte sempre tra i piedi allo scopo, dice lui, di creare una piattaforma in cui tutti i naufraghi della democrazia saliranno come sull’Arca di Noè. Mah. Siamo nell’utopia i cui pascoli sono vasti. Di fatto, il concetto di democrazia parlamentare è sempre in crisi anche se si tratta di una crisi senza soluzione perché l’unica alternativa possibile sarebbe quella platonica del “Benevolent Dictator” con cui hanno a lungo flirtato i filosofi americani negli anni Novanta. Visto che è meglio lasciar perdere i dittatori benevolenti, se vogliamo far funzionare le cose, sostiene Davide Casaleggio, l’obiettivo migliore è quello di rendere i cittadini consapevoli di quel che fanno in modo che quando metteranno il loro clic sarà un clic densissimo e pesantissimo di conoscenza. Non ce la sentiamo di prendere un tono sfottente, però davvero vorremmo capire se dietro questo progetto stellare non si nasconda alla fine una sorta di università popolare per corsi da consiglieri comunali.

Questo tipo di società è previsto da una legge, la 208 del 2015 per perseguire “una o più finalità di beneficio comune” operando – e come ti sbagli – “in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente”. Voi capite, noi capiamo, egli capisce, tutti insieme comprendiamo che questa è purissima aria fritta dorata usabile come ripieno per meringhe spaziali, ma che non significa assolutamente nulla. Ma: e chi ti dice che sia una disgrazia? Potrebbe essere il suo punto di forza: una società che nasce con propositi vaghi in attesa di essere formata dalla realtà – “define me” dicono gli inglesi, definiscimi e fai di me la tua amante perfetta, potrebbe persino essere un’idea come l’acchiappafarfalle col retino. Ora, non sappiamo spingere oltre la nostra benevolente simpatia per un progetto che è migliore del precedente se non altro perché non è il precedente. E poi perché contiene una porta blindata di cui l’onnipresente primo ministro per caso, non può varcare la soglia.

Ma si può soltanto su questa fumisteria costruire un intero universo? Glielo auguriamo, ma siamo ancora all’aria fritta vegana perché non è affatto chiaro quello che il Davide abbia in mente o se preferisce non confidarlo. Ma dall’insistenza con cui pretende di riprendere una conversazione continuamente fallita insistendo su una piattaforma che dovrebbe sostituire la democrazia parlamentare possiamo soltanto misurare la letteraria testardaggine di uno che se non si sbriga a trovare una definizione, rischia l’indifferenza se non peggio. La realtà l’abbiamo sotto i nostri occhi. Prendiamo il Covid: tutti possono informarsi sullo stato reale dell’epidemia, delle vaccinazioni, di ciò che fanno gli scienziati se soltanto tutti avessero interesse e la cura di leggere le pubblicazioni che ogni giorno si rendono disponibili con tutti i dati utili per formarsi le opinioni. Il problema della democrazia è che i titolari di questa forma di governo e cioè le persone, non hanno tempo né voglia di studiare come se dovessero prepararsi agli esami e meno ancora di ricevere in pdf le tavole del manuale del figlio di dio.

Dunque, messa così ci sembra di scarsa vitalità questa idea. Ma chi siamo noi per profetare il futuro digitale di un’impresa ancora non nata? Possiamo soltanto supplicare Casaleggio Junior di risparmiare al Paese altri danni irreparabili come quelli della precedente edizione. In cambio offriamo per il varo della zattera una bottiglia di Frizzantone di Grottaferrata, perché uno champagne millesimato ci sembrerebbe cafone, e vediamo se almeno l’oggetto di forma vuota, può stare almeno a galla.

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