• Mer. Ott 27th, 2021

Red Viper News

L'aggregatore di notizie di Red VIper

Con la testa fra le nuvole per capire cosa succede sulla terra (di M. Garofalo)

Cirrostratus clouds

(di Mauro Garofalo) 

Quando guardiamo il cielo possiamo vedere cose diverse: sogni, vento, pioggia, felicità. C’è un tempo interiore e un tempo atmosferico, fuori. E in alto ci sono sempre loro: le nuvole. 

È appena uscito un manuale pratico e teorico per leggere il cielo a firma di Vincenzo Levizzani, dirigente di ricerca dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr di Bologna e docente di Fisica delle nubi all’Università di Bologna: Il libro delle nuvole (il Saggiatore, €22). Quasi 300 pagine per raccontare cumulonembi, vortici tuba sul mare, “cielo a pecorelle” e muri d’acqua (mai provato a stare sotto un ciclone tropicale?). Ci sono persino le nuvole Mamma (quelle da temporale in dissolvimento).

“I punti di vista per guardare il cielo sono tantissimi”, racconta Levizzani. “Da un punto di vista climatico non siamo messi troppo bene. E neanche dal punto di vista della qualità dell’aria. Noi che abitiamo in Pianura Padana lo sappiamo essendo uno dei posti più inquinati del mondo: anche i satelliti ci dicono che tra noi e Pechino in termini di smog c’è una differenza non così grande, sia come inquinanti che come aerosol”.

A vedere gli ultimi dati, in effetti, Cremona è la seconda città più inquinata d’Europa, Vicenza la quarta. Un inquinamento a cui danno un contributo anche gli aerosol, particelle solide disperse in atmosfera che hanno origini diverse: possono essere naturali o antropogeniche.

“Esiste un aerosol ‘buono’: è quello naturale”, continua Levizzani. “Alla base delle nubi, per esempio, c’è il sale che si forma dalla spuma del mare: sulla cresta delle onde si sviluppano baffi di spuma bianchi; il vento teso provoca la rottura delle bolle d’aria, di lì si ha l’immissione di cristalli di sale marino igroscopico che accolgono il velo di vapore e formano goccioline. Senza questo processo non si formano le nubi.

L’aerosol “cattivo” invece è quello immesso dall’attività umana delle fabbriche, quello derivante dagli incendi nelle foreste che stanno devastando l’Amazzonia”.

Tutto quel che ci interessa della vita – prosegue l’autore – animali, rocce, piante “proviene dal ciclo dell’acqua: evaporazione, condensazione nelle nubi, precipitazioni (liquide o solide) sulla Terra”. Un cerchio perfetto che l’uomo ha spezzato.

“Se andassimo a vedere cosa sta succedendo nell’Atlantico, scopriremmo che l’oceano è coperto da un manto di nubi spesso un centinaio di metri: questi stratocumuli marini fanno da schermo ai raggi solari, operano un’azione di mitigazione del caldo. Ma si stanno assottigliando a causa dell’inquinamento, e se lo schermo di protezione verrà meno, le temperature aumenteranno ancora”.

Tra l’altro, l’emergenza climatica sta cambiando l’andamento degli alisei. Gli anticicloni si spostano: c’è un sovvertimento importante del meteo. “I grandi temporali arrivano fino alla tropopausa, 12 mila metri di quota; più in alto l’acqua evapora: sopra quelle altitudini il clima è secco”, un girone dell’Inferno dantesco. “Di lì si entra nella stratosfera, priva di ossigeno, senza nubi”. Dopo la stratosfera, a 50 chilometri di quota “c’è la stratopausa, dove si ha di nuovo una diminuzione di temperature. Poi, a 80 chilometri, la mesopausa. Oltre arriviamo alla mesosfera e infine, intorno ai 300 chilometri di quota, c’è il vuoto”.

Dal lato opposto di questo vuoto, qui sulla terra, c’è il nostro stupore. “Da sempre l’uomo ha guardato alle nuvole come materia di sogni: basta pensare alle nubi nottilucenti o alle aurore boreali che da un punto di vista scientifico sono particelle di vento cosmico che entrano in atmosfera con una certa angolazione”, prosegue Levizzani. “Ma anche come strumento di conoscenza. Quando vedo cumuletti di bel tempo in pianura so che non succederà nulla; se invece scorgo all’orizzonte un cumulonembo ferrigno, so che di lì a poco ci saranno pioggia e grandine. I nimbostrati, il tempo da neve, ci riporta alla mente le frasi della nonna, la saggezza popolare. Le nubi basse e incombenti si ripercuotono sull’animo umano. Lo sanno bene la letteratura e l’arte in generale”.

Forse c’è bisogno di più persone con la testa fra le nuvole. La nefologia, lo studio scientifico delle nubi, sarà uno dei nuovi lavori green di domani: “Il fisico delle nubi è un mestiere che ha avuto la sua fortuna nel corso della seconda metà del Novecento”, ragiona lo scienziato. “Le prossime generazioni avranno grandi sfide da affrontare: indagare la formazione delle precipitazioni a certe condizioni, o indagare i fenomeni elettrici ad altissima quota dei quali si sa poco o niente. Dopodiché la scommessa sarà prendere tutto quello che sappiamo e inserire parametrizzazioni, le strutture delle nubi, così da continuare a migliorare i modelli di previsione”.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia