• Sab. Ott 23rd, 2021

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Liste no-vax, controlli, sostituzioni. I nodi irrisolti della scuola col green pass

Sulla scuola, che si appresta a riaprire le porte, aleggiano ancora dubbi e incertezze sulle procedure pratiche da adottare, in particolare per quanto riguarda il Green pass. Stabilito che il personale scolastico e universitario che dimostrerà di non possedere la certificazione verde verrà sospeso dall’incarico e e rimarrà senza stipendio, altri nodi sono attualmente irrisolti. Chi controllerà il Green pass? Non avendo data di scadenza visibile, sarà necessario controllarlo tutte le mattine a tutto il personale scolastico? E ancora: dopo cinque giorni un docente senza Green pass va rimpiazzato, ma chi verrà chiamato al suo posto? E come fare per assicurarsi, al momento della nomina, che il supplente stesso sia in possesso della certificazione? A complicare il quadro si innesta la questione della privacy, di non facile gestione. Abbiamo raccolto alcuni dubbi che, da più parti, hanno scatenato polemiche nel mondo della scuola. 

Chi controllerà il Green pass?

I dirigenti attendono la circolare del Ministero che dovrebbe dare loro indicazioni precise su come devono comportarsi: il primo settembre entra in vigore l’obbligo del Green pass e iniziano gli esami di riparazione. Uno dei problemi principali è che non c’è modo di conoscere la data di scadenza del certificato né la modalità usata per ottenerlo (vaccino, guarigione o tampone): l’applicazione VerificaC19 finalizzata al controllo, ad oggi, non fornisce queste informazioni; inoltre il numero di giorni di validità che si leggono nel pdf (o nella stampa cartacea) del Green pass non garantiscono l’originalità del dato essendo, di tutto il certificato, solo codice QR firmato digitalmente e come tale non falsificabile. In altre parole, il Dirigente Scolastico (o un suo delegato) si vedrà costretto a verificare tutti i giorni la certificazione verde di tutto il personale scolastico. Una procedura che, secondo molti, richiede troppo tempo.

Da più parti infuria la polemica. “Il problema sui controlli è relativo anche alla privacy – spiega il presidente dell’Anp Sardegna, Massimo De Pau – noi possiamo controllare se i docenti hanno il Green pass ma non quando scade. Quindi ogni giorno ci vorrebbe una persona in ogni plesso che faccia questi controlli. Ci sono dirigenti, faccio un esempio nell’istituto comprensivo di Bono, che devono gestire 23 plessi e quindi servirebbero altrettante persone che ogni mattina si mettono agli ingressi“, dice il dirigente su La nuova Sardegna.

“Basterebbe semplicemente che i ministeri della Salute e dell’Istruzione – propone De Pau – si interfaccino per incrociare le banche dati. L’Anp ha chiesto esattamente questo, la nostra proposta è di avere i dati completi del Green pass”. “In questo modo – aggiunge De Pau – andremo a controllare soltanto i non vaccinati. E se ti trovi davanti il docente no-vax dovrà farsi il tampone a pagamento”. Attualmente il ministero sta lavorando per trovare una soluzione che snellisca la procedura.

No agli elenchi dei prof no-vax

Attualmente non è possibile fare elenchi degli insegnanti non vaccinati né appuntare la data di scadenza del Green pass, per questo si vede come necessario fare i controlli ogni giorno. Contrario alle liste dei dipendenti non vaccinati anche Pasquale Stanzione, il presidente dell’Authority per la protezione dei dati personali, che in un’intervista a Repubblica spiega che sarebbe “illogico controllare il certificato solo di chi non è immunizzato”. “Questa soluzione solleva più di una perplessità, non solo in termini di privacy, ma anche in termini di ragionevolezza della misura. In tal modo, infatti, non si potrebbe accertare una condizione di positività eventualmente sopravvenuta rispetto ad un soggetto vaccinato, così vanificando la finalità di contenimento dei contagi sottesa al Green pass. E per quanto riguarda i certificati di esenzione, servono cautele per evitare la rivelazione di dati sanitari e patologie”, sottolinea.

Quanto poi all’ipotesi del sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso di un’autocertificazione per controllare i Green pass, Stanzione afferma: “Anche in questo caso, questa forma di attestazione non è attualmente prevista dalla normativa vigente. Se venisse introdotta per legge, ci si dovrebbe comunque limitare alla sola certificazione dell’assenza di condizioni che impediscono l’ingresso a scuola, senza riferimento a dati ulteriori”. E sull’estensione del Green Pass anche al lavoro in azienda, avverte: “Ogni contesto è diverso e necessita di cautele modulate sulle relative peculiarità. Ciò che va comunque evitato sono le discriminazioni in base alle scelte vaccinali e l’indebita conoscenza, da parte di soggetti non legittimati, dei dati sanitari degli interessati”.

Quali modalità le scuole dovranno seguire per sostituire gli insegnanti sprovvisti di Green pass?

Il Governo ha stanziato 358 milioni di euro per la sostituzione del personale assente perché non in possesso della certificazione verde. I contratti dei supplenti vengono stipulati dal quinto giorno di assenza del docente o del collaboratore scolastico senza Green pass, ma il rischio è che ogni due giorni (ovvero ogni volta che si esaurisce la validità del tampone) le classi rimangano scoperte. 

“Non possiamo nominare supplenti per periodi brevi, se un professore è senza green pass e sta assente per pochi giorni possiamo sostituirlo con risorse interne come facciamo normalmente per le assenze”, afferma Silvia Baldaccini, dell’Agnoletti di Sesto Fiorentino al Corriere Fiorentino. “Ma se le assenze durano troppo non vorrei distogliere queste risorse dai progetti e usarle solo per le sostituzioni. Ai docenti non posso chiedere prima se ce l’hanno o no, senza l’autorizzazione del Ministero, forse posso chiedere però se vogliono dichiararne il possesso volontariamente”, come si fa per lo sciopero.

I supplenti dovranno dichiarare di avere il Green pass al momento in cui accettano la supplenza o solo quando si presentano a scuola?

Quando si contatta un supplente non è consentito attualmente chiedergli per telefono il Green pass. Il rischio, dunque, è di nominare persone che non possono accettare il lavoro e perdere tempo inutilmente, a scapito degli studenti. 

Il nodo dei certificati di esenzione 

Non tutti gli insegnanti sono no-vax, alcuni non riescono ad ottenere il Green pass per svariati motivi (come cavilli burocratici) e c’è anche chi non ha potuto effettuare la dose per problemi di salute. In questo caso, è previsto un certificato di esenzione. Non è ancora chiaro, però, come questi certificati verranno valutati e recepiti dalle scuole: verranno controllati ogni giorno? Verranno fatti elenchi di insegnanti esentati? Intanto, secondo la Repubblica, è scattata la corsa al certificato “falso” di esenzione: il 2 per cento almeno del personale scolastico del Lazio sarebbe in cerca di modi per continuare a lavorare senza necessariamente avere il Green Pass. In molti, infatti, si stanno rivolgendo ai medici di famiglia con certificati di specialisti che stabiliscano qualche patologia. 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia