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“Afghanistan? A Lampedusa l’emergenza migranti è costante ma Draghi non mi risponde”, parla il sindaco Totò Martello

DiRed Viper News Manager

Ago 25, 2021

Kabul è lontana da Lampedusa più di 5080 chilometri in linea d’aria. Il viaggio di un migrante – scriveva Alessandro Leogrande in La Frontiera, Feltrinelli, 2015 – dall’Afghanistan all’Europa può arrivare a costare fino a 15mila dollari. Salvatore Martello, sindaco dal 2017  (dopo esserlo stato già dal ’93 al 2007) suggerisce però che prima del ritorno dei talebani, della loro avanzata inarrestabile, delle trattative per i ponti aerei e i corridoi umanitari, prima anche delle violenze denunciate dalle donne e delle prossime presumibili nuove ondate migratorie, ci sono Tunisi e Tripoli, Damasco e Baghdad, gli egiziani e i subsahariani. Un’emergenza costante, a Lampedusa.

L’hotspot “esplode”, scrivono i giornali, con 630 persone su 250 posti (nelle ore successive a questa intervista decine di sbarchi porteranno gli ospiti nella struttura di Contrada Imbriacola a 998 persone). E intanto gli isolani dicono tutti la stessa cosa, ovvero che “non si vedevano così tanti turisti da anni”. L’isola è strapiena di visitatori, dalla spiaggia dei Conigli alla Cala Pulcino all’affollata via Roma nelle sere d’agosto; un’altra dimensione rispetto a quella delle cronache degli arrivi al molo Favaloro.

“Evidentemente siamo stati bravi”, osserva il sindaco, che dice di subire minacce e improperi per la sua attività e che denuncia l’immobilismo del Partito Democratico, il suo partito, sui migranti. Perché non portano voti. Il sistema delle navi quarantena è stato comunque criticato da associazioni e Ong nei termini della “forma paracarceraria” com’era successo per l’“approccio hotspot” che avrebbe dovuto operare solo per un periodo di “crisi migratoria”. È che, come osserva “Totò” Martello, dopo anni di costante emergenza, l’Italia e l’Europa non hanno ancora una strategia.

Sindaco, il caos in Afghanistan dopo il ritorno dei talebani al potere preoccupa l’Europa, anche per le nuove ondate migratorie che potrebbe provocare. La Grecia ha velocizzato la costruzione di un muro al confine con la Turchia. Sta affrontando il tema?

Su questa emergenza con il ministero dell’Interno ancora non ci siamo confrontati. A Lampedusa siamo come sempre alle prese con gli sbarchi. Il caso ripropone lo stesso punto: il fenomeno delle migrazioni deve essere esaminato a fondo e seriamente, non si può continuare a invocare solo i corridoi umanitari perché qui l’emergenza è quotidiana, continua. Il fenomeno dei migranti, dei movimenti delle persone sul nostro pianeta deve essere normato altrimenti si discute solo di emergenza senza avere gli strumenti per affrontare il fenomeno.

È la prima estate dopo la modifica dei decreti sicurezza. Il mese scorso l’Italia ha rinnovato il finanziamento della Guardia Costiera Libica.

Sono argomenti scollati dal contesto generale. E una cosa è il fenomeno delle migrazioni e un’altra quello dell’accoglienza. Non si vuole capire che sono due cose distinte e separate.

E Lampedusa sta tra le due, dove finisce una e comincia l’altra?

Non proprio, intendevo dire che i fenomeni vanno affrontati globalmente. Non solo il dossier della Libia mentre si apre quello imprevedibile della Tunisia (da dove arriva la stragrande maggioranza dei migranti in questi giorni, oltre 10mila nel 2021, e dove a luglio scorso il Presidente Kais Saied ha licenziato il Primo Ministro e sospeso il Parlamento, ndr) e siamo punto e a capo. Non si tratta di dare un contentino a un paese o a un altro e non si possono continuare a osservare gli scafisti che trasportano le persone restando impuniti. Al tempo stesso non esiste una via regolare attraverso la quale le persone possano transitare e arrivare in Europa. E difatti il problema dei rimpatri, dei quali nessuno parla, nasce da quì: non esiste una convenzione e un accordo tranne che con la Tunisia. E l’Europa continua a parlare solo ed esclusivamente di rifugiati e mai di migranti economici.

Come farebbe lei?

Partirei dal Global Compact for Migration, un documento delle Nazioni Unite. Onestamente non so se i parlamentari e chi ci governa abbiano presente di cosa si tratta. E poi ci sono delle preclusioni mentali sull’argomento.

Perché?

Perché conviene mantenere le cose come stanno. Quel documento parla di flussi regolari, corridoi, sicurezza e garanzie ma si preferisce stare in campagna elettorale permanente e il fenomeno è uguale e identico a vent’anni fa, quando feci per la prima volta il sindaco.

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, secondo alcuni sondaggi la leader più apprezzata del partito con più consenso, e all’opposizione, insiste sul blocco navale.

Una grande stronzata. Non si può realizzare, lo invocano senza sapere cosa succede in mare. Quando arriva un’imbarcazione che non si ferma al blocco navale l’unica cosa che resta da fare è sparare allo scafo e alle persone. E se un’imbarcazione affonda davanti alla tua devi salvare chi è a bordo. Questo secondo il Codice Internazionale della Navigazione. E quindi che si fa? Si lasciano affogare le persone? Si affondano le barche? Il mare non è un’autostrada, non basta una paletta; a meno che non si voglia esser denunciati per violazione dei diritti umani e delle leggi sulla navigazione. Non si può continuare a ingannare le persone dicendo che si chiudono i confini e basta, come quando qualcuno dice che deve tornare al governo per chiudere i porti.

Salvini.

Ha fatto pura demagogia. Tanti giornalisti si erano illusi che il problema fosse effettivamente risolto quando era ministro Salvini. C’era chi veniva a Lampedusa e non mi credeva quando gli dicevo che c’erano i barchini sequestrati, che continuavano a esserci gli sbarchi.

Ha fatto presente al Presidente del Consiglio Mario Draghi tutto questo? Ne avete parlato, Global Compact for Migration incluso?

Gli ho scritto un sacco di lettere ma adesso credo sia molto impegnato con il Recovery Fund.

Quindi non le ha mai risposto?

Assolutamente no. Avrà delegato altri a interessarsi di questi temi che in confronto a quello economico adesso possono sembrare piccoli, ma piccoli non sono. Lampedusa è piccola, ma il problema è grande e riguarda tutti i Paesi, e i problemi grandi non li dovrebbero risolvere i piccoli, e siccome lui è un grande – nel senso politico ed economico – dovrebbe mettere mano.

L’hotspot di Lampedusa intanto è di nuovo sovraffollato.

Non è così, è una concezione sbagliata.

In che senso?

Lampedusa non è un posto dove i migranti arrivano e si fermano, è una zona di passaggio, dove ci possono essere anche 2.000 persone all’interno del centro d’accoglienza che però stanno il tempo materiale per il riconoscimento, di fare il tampone e di essere trasferiti su una nave quarantena. È un sistema perfetto per non far spaventare le persone, per non contagiare gli abitanti e i turisti e per non creare allarme.

Quindi sta dicendo quando leggiamo che l’hotspot è “al collasso” non è così?

Fesserie. 500 persone ci stanno bene. Poi quando trasferiscono le persone a Porto Empedocle sono minori accompagnati e non, che non possono salire sulle navi quarantena. Tutti gli altri, positivi e negativi, salgono sulla nave. È un sistema che ci permette di accogliere in sicurezza.

I dati comunque parlano di sovraffollamento, con il doppio o il triplo delle persone in un centro dalla capienza di 250 posti, e anche il sistema delle navi quarantena è stato molto criticato, per esempio da un report dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi).

Se qualcuno pensa che le navi quarantena non servono ci consigli qualche altro sistema e lo prenderemo in considerazione. A Lampedusa intanto non c’è stato nessun contagio dai migranti arrivati.

L’anno prossimo ci sono le comunali, si ricandida?

Assolutamente sì.

L’articolo “Afghanistan? A Lampedusa l’emergenza migranti è costante ma Draghi non mi risponde”, parla il sindaco Totò Martello proviene da Il Riformista.