• Mer. Ott 27th, 2021

Red Viper News

L'aggregatore di notizie di Red VIper

Riforma fiscale: spazio al profilo etico della tassazione

Photo taken in Chiang Mai, Thailand

Molti quotidiani e i relativi inserti riportano, ormai a cadenza regolare, un articolo sulla sostenibilità, sul benessere nei posti di lavoro, sull’ESG (Enviromental, Social and Governance). Gli economisti parlano di una visione di benessere che non è semplicemente legata al profilo economico; i premi Nobel per l’economia 2019 Abhijit V. Banerjee ed Esther Duflo scrivono, nel saggio Una buona economia per tempi difficili, “Gli economisti hanno la tendenza ad adottare una nozione di benessere spesso troppo ristretta, che coincide più o meno con il reddito o i consumi materiali. Ma tutti noi abbiamo bisogno di molto di più per vivere una vita appagante: il rispetto della comunità, il conforto della famiglia e degli amici, la dignità, la spensieratezza, il piacere”. 

Proviamo a vedere cosa succede in ambito tributario, dove si attende una riforma nel prossimo mese di settembre. O meglio, si attende una legge delega entro fine settembre che detterà le linee guida della riforma, che il Governo sarà poi chiamato ad attuare declinandone i contenuti. 

A inizio novembre 2020 la VI Commissione Finanze della Camera e la 6a Commissione Finanze e Tesoro del Senato hanno avviato un’indagine conoscitiva sulla riforma dell’Irpef e altri aspetti dell’ordinamentotributario. Le Commissioni hanno prodotto un documento di sintesi a fine giugno con la funzione di “fungere da indirizzo politico al Governo per la predisposizione della legge delega sulla riforma fiscale”. L’indagine ha una visione ampia del sistema fiscale italiano con il grosso pregio di non rivolgersi solo all’Irpef, come ci eravamo permessi di ammonire a ottobre 2020

Entriamo ora nel dettaglio. Gli “obiettivi dell’intervento di riforma” che si prefiggono le 2 Commissioni sono quelli di “crescita dell’economia e semplificazione del sistema tributario”. Cominciamo bene. Questi sono certamente due obiettivi che vanno nella direzione della sostenibilità che il mercato del lavoro e gli economisti sembrano andare cercando.

Scorrendo poi il documento riscontriamo con piacere che l’auspicio delle Commissioni sia quello di avere una “riforma fiscale organica e strutturale”, apparendo, quindi, “fondamentale semplificare e razionalizzare il quadro normativo, per garantire certezza nell’applicazione delle norme e coerenza dell’impianto impositivo, nonché per assicurare che il sistema tributario sia percepito come equo, affidabile e trasparente e, infine, per ridurre l’elevato contenzioso”.

Per arrivare a tale risultato, le Commissioni non si limitano solo al profilo “economico” della fiscalità (auspicando l’eliminazione di imposte minori e dell’Irap, la razionalizzazione della tassazione finanziaria, un decisivo intervento semplificatore in ambito Irpef su scaglioni, aliquote e detrazioni, il miglioramento della flat tax fino a 65.000 euro e tante altre novità) ma intervengono anche sul rapporto fisco-contribuente. Non ci viene propugnato il concetto, che un ministro cercò di far passare un po’ di anni fa, che “Le tasse sono una cosa bellissima, un modo civilissimo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili quali istruzione, sicurezza, ambiente e salute”. Viene, invece, richiamato il “bisogno di un’evoluzione culturale” da parte del fisco e dei contribuenti, abbandonando i “pregiudizi nei confronti della ‘controparte’ (che tale non è, in quanto lo Stato altro non è che l’insieme dei contribuenti stessi)”. Per le Commissioni lo “Stato deve allontanare ogni tendenza a considerare il contribuente un ‘evasore che ancora non è stato scoperto’ e, al contempo, efficientare i propri comportamenti” con attenzione anche all’ “efficiente utilizzo delle risorse pubbliche raccolte con la tassazione”. Dal canto suo, il contribuente “deve pienamente internalizzare il beneficio collettivo che deriva dal pagamento dei tributi, nella forma dell’erogazione di beni e servizi pubblici”. I lettori ci scuseranno dell’eccessivo virgolettato ma ci stupisce e piace talmente tanto quanto scritto nel documento che abbiamo voluto riportarvelo tale e quale.

Le Commissioni non si fermano solo ai principi ma mettono a fuoco le modalità con cui questo nuovo “Patto Fiscale tra Stato e cittadini” debba essere attuato. Fondamentale è la digitalizzazione del Fisco, che non viene vista solo come uno strumento di controllo sui contribuenti ma anche come un mezzo per ridurre gli adempimenti e per mettere a disposizione di tutti i cittadini i dati in possesso della pubblica amministrazione in un contesto di “parità delle armi” e possibilità del contradditorio tra le parti; contradditorio sempre più da valorizzare in sede di accertamento quale presupposto “indefettibile” della sua validità. La presenza di informazioni in banche date complete e trasparenti potrebbe arrivare fin a superare gli accertamenti presuntivi.

Sono encomiabili i passaggi del documento in cui si prevede (o, meglio, si ipotizza, visto che siamo ancora in un ambito di ipotesi) di premiare i contribuenti leali e di differenziare le sanzioni in caso di omesso versamento per errore da quello per comprovate condizioni di difficoltà economica e finanziaria. Questo è un annoso quanto triste dibattito che ha visto la Cassazione più volte sollecitata, specialmente in ambito penale.

Sicuramente ci sarebbe piaciuto vedere molto più inchiostro speso per la parte non economica della riforma ma apprezziamo molto lo sforzo fatto dalle Commissioni di Camera e Senato per costruire quello che a ottobre 2020 abbiamo definito “un sistema fiscale nuovo, rigenerativo e sostenibile”.

Spetta ora al Legislatore fare il suo dovere e predisporre una legge delega coi fiocchi che dedichi ampia parte al profilo etico della tassazione. Sarebbe encomiabile che anche i giornali aprissero un dibattito sulla questione e non si limitassero solo a parlare di taglio delle aliquote o caccia all’evasore.

Ricordiamoci che un sistema fiscale equo ed etico porta investimenti e crescita dell’economia. Tutti sanno che un investitore non cerca solo una tassazione bassa, anzi, in alcuni casi, non ne è proprio attratto, ma basa le sue decisioni di investimento sull’affidabilità del sistema, sulla professionalità e correttezza della pubblica amministrazione e sulla rapidità e competenza dei tribunali. E sì, le commissioni tributarie! Qui ci sarebbe molto da dire ma permetteteci di non toccare il profilo della giustizia tributaria dal momento che il nostro Pietro ha partecipato ai lavori della Commissione Interministeriale sulla riforma della giustizia tributaria che sono ora al vaglio del Governo.

Ci si permetta solo di ricordare, come pubblicato sui giornali, che la Commissione ha formulato due proposte distinte e la discussione si è accesa fino a prevedere una raccolta firme a favore della soluzione che prevede una magistratura a tempo pieno.

L’argomento che stiamo trattando richiederebbe certo di soffermarci sul cronoprogramma delle riforme per il Fisco che si dice Palazzo Chigi abbia mandato al MEF. Dalla lettura delle notizie di stampa si intravede una forte spinta verso la lotta all’evasione con incremento del gettito del 15% rispetto al 2019. Se decidessimo di toccare la questione, dovremmo però aprire il vaso di Pandora su come viene calcolata l’evasione in Italia e se siamo ancora in un contesto di caccia senza frontiere all’evasore da parte di “esattori” delle tasse nella concezione dell’arte cinquecentesca di cui La Vocazione di San Matteo del Caravaggio ne è una rappresentazione emblematica. Prima, però, di fare ciò dovremmo leggere il documento della Presidenza del Consiglio e capire se la propaganda fa vedere solo il suo lato oscuro o c’è qualcosa al di là del profilo economico che ci sfugge.

Per il momento restiamo nell’incanto del lavoro fatto dalle Commissioni parlamentari e cerchiamo di sviluppare il profilo etico e sostenibile della tassazione, sui cui ci ripromettiamo di tornare.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia