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Lotta alla camorra, l’appello di don Rosario Petrone: “Basta slogan, servono scuole e lavoro”

DiRed Viper News Manager

Ago 24, 2021

A Napoli si torna a sparare, o forse sarebbe meglio dire che si continua a sparare, perché la criminalità non ha mai mollato la sua morsa sulla città checché ne dicano amministratori locali uscenti o in corsa per le prossime elezioni. Lo dimostrano i dati su reati e arresti che puntualmente pongono la nostra città in cima alle classifiche italiane, lo conferma l’ultima notte di sangue con due feriti gravi al rione Sanità, nel cuore antico di Napoli, che arriva a due giorni dall’ennesimo omicidio.

Il vero problema è che la criminalità di Napoli è rimasta in questi anni uno slogan da usare in politica e rispolverare all’occorrenza. Nei fatti resta una delle grandi piaghe mai sanate. I politici, e in particolare in questi giorni i candidati a sindaco, la citano per dare consistenza ai propri programmi politici e come pretesto per battibeccare e testare la propria forza sui social. Risale, infatti, ad appena pochi giorni fa lo scontro, tutto social, tra il candidato Catello Maresca, l’ex pm che si propone come icona del civismo supportato dal centrodestra, e Gaetano Manfredi, l’ex ministro ed ex rettore candidato del centrosinistra. «La camorra si combatte nelle aule di tribunale e dando reali e concrete alternative ai più giovani» dice Maresca che le aule del tribunale ha abbandonato per lanciarsi nella competizione politica ed elettorale, replicando a Manfredi secondo il quale «la camorra non deve più condizionare interi quartieri di Napoli».

Ma nessuno dei candidati spiega davvero nel dettaglio cosa ha in programma per migliorare la città, renderla più vivibile e andare concretamente alle radici di quel male che diventa criminalità diffusa. Nessuno indica quali risorse impiegherà per restituire, o sarebbe meglio dire per dare finalmente, ai napoletani quei servizi, quelle opportunità, quei diritti che in tutti questi anni sono stati negati, ignorati, mortificati. «Se fossi napoletano non crederei a certi slogan» ammette don Rosario Petrone, cappellano nel carcere di Fuorni e direttore della Pastorale carceraria di Salerno che accetta di fare con Il Riformista una riflessione su un tema sul quale c’è eccesso di proclami e penuria di fatti.

«Bisogna prendere in considerazione la dimensione umana, l’uomo, la persona. Bisogna creare opportunità di lavoro reali. Bisogna combattere anche politicamente lo spaccio di droga. Bisogna che la politica ritrovi la sua dimensione vocazionale» spiega il responsabile dei cappellani delle carceri campane. La lotta alla camorra non può essere solo repressione, arresti e detenuti sbattuti in cella. Né la camorra può diventare un alibi per nascondere il degrado della città i fallimenti della politica sul piano sociale. Non è più tempo di slogan ma di riforme e delibere che consentano di ripristinare la legalità in ogni quartiere e in ogni strada della città. Come? Andando alla radice del male, indagando sui reali motivi che spingono gli spacciatori a vendere droga, i killer a uccidere, i criminali a delinquere.

«Ogni persona è un mondo a sé ma alla base c’è in genere una insoddisfazione di fondo, un desiderio di sopravvivere» spiega don Rosario che ogni giorno parla con i detenuti, conosce le loro storie. «Delinquere non è un capriccio e porta infelicità» aggiunge. «In molti casi è il modo più semplice per sopravvivere in una società che non ha cura dei fragili e degli ultimi, in uno Stato che fatica a trovare leggi e dove la politica resta immobile». Don Rosario sottolinea la necessità di puntare su scuola, lavoro e sostegno alle famiglie in difficoltà.

In questi anni, a Napoli, cosa ha fatto la politica locale per dare ai bambini asili e scuole sicure in cui studiare, strutture dove praticare sport, servizi per tutelare anche i più elementari dei diritti, decoro urbano per rendere accettabile la qualità della vita, opportunità di lavoro per dare alternative ai giovani e qualità agli investimenti degli imprenditori? Quale rivoluzione arancione o di qualunque altro colore ha modificato le sorti di questa città? Se ancora oggi siamo a parlare di criminalità dilagante, disoccupazione, quartieri ghetto vuol dire che la risposta è scontata.

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