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Il bus della discordia. I controllori anti Covid dividono Governo e sindacati

Rome. passengers with masks. on public transport. during the pandemic. In the photo passengers on an bus. (Photo by: Cristiano Minichiello/AGF/Universal Images Group via Getty Images)

A terra, alle fermate lungo le strade e sulle banchine, ma anche a bordo. Controlleranno il biglietto, ma questo lo facevano già prima della pandemia e in alcune grandi città sono ritornati a farlo da maggio. Quello che inizieranno a fare dal primo settembre è controllare che chi viaggia utilizzi la mascherina, ancora che ci sia il distanziamento adeguato e che la capienza non superi il nuovo limite fissato all′80 per cento. Alla data che marca la ripartenza dopo l’estate manca appena una settimana e il Governo prova a tirare su una programmazione del trasporto pubblico locale centrata sul controllo. I vaccini gli consegnano un vantaggio rispetto al lavoro del governo precedente, portato avanti con fatica esattamente un anno fa, ma il miglioramento della situazione sanitaria non basta a chiudere il cerchio del consenso sulle nuove regole. I sindacati mettono avanti le ragioni dell’impossibilità di rendere operativa la strategia dei controllori anti Covid in così poco tempo. Un altro strappo dopo quello sulla scuola e sul green pass per lavorare, soprattutto uno scollamento che si apre nuovamente in corsa, quando le regole sono da dettagliare e soprattutto da chiudere con urgenza. 

Partiamo dalle regole. Il ministero dei Trasporti ha inviato al Comitato tecnico-scientifico e alle Regioni le linee guida per viaggiare a bordo non solo dei bus, ma anche di metro e tram, allargando lo schema anche ai viaggi a lunga percorrenza su treni e aerei che saranno possibili solo con la certificazione verde. Gli scienziati si esprimeranno venerdì, il giorno prima il ministro Enrico Giovannini incontrerà i governatori, ma non sono questi passaggi, tra l’altro più distesi rispetto alla prima fase dell’emergenza, a costituire la preoccupazione maggiore per l’esecutivo. Mario Draghi ha dimostrato in più di un’occasione che a un certo punto bisogna chiudere i giochi, cercando sì una mediazione la più ampia possibile, ma non facendo precipitare il tutto in risse infinite. E questo ragionamento, applicato alla maggioranza, può essere esteso anche alle relazioni con i sindacati. Insomma una quadra alla fine si troverà, ma è come ci si arriva e soprattutto la scia della decisione finale (il decreto anti delocalizzazioni ha riproposto le distanze sui licenziamenti) a rappresentare il banco di prova per il premier e per i suoi. 

Lo sprint sulle nuove regole per i trasporti, come si diceva, si è incagliato sui controllori anti Covid. Nel documento del Governo, di cui Huffpost è in possesso, si parla di un “graduale riavvio delle attività di controllo del possesso dei titoli di viaggio e delle prescrizioni relative ai dispositivi di protezione individuale, da effettuare, nella prima fase di riavvio, prioritariamente a terra”. In pratica un’estensione dei compiti che travalica la configurazione attuale del lavoro del controllore, quella di agente di polizia amministrativa, e apre a un profilo più vicino alla sfera della pubblica sicurezza. E questo perché gli interventi previsti, dal controllo dell’utilizzo della mascherina al garantire che il bus non sia troppo pieno, possono implicare azioni di natura assai differente rispetto a quella attuale, limitata alla multa se chi viaggia non è in possesso del titolo di viaggio o se lo stesso non è valido. 

Le linee guida non dettagliano il come di questa strategia ed è qui che si inserisce la critica dei sindacati. “Una strategia basata sui controllori anti Covid è irrealizzabile in dieci giorni”, dice Maria Teresa De Benedictis, segretario generale della Filt-Cgil, a Huffpost. Anche i sindacati di categoria di Cisl e Uil sono della stessa opinione e il comunicato congiunto diramato a poche ore dall’annuncio di Giovannini in tv sul ritorno del controllore dà il polso di un botta e risposta istantaneo, che precede il dettaglio delle regole. È l’indicatore di un clima teso, scivoloso, dove si incastrano più elementi e più questioni, tutte tra l’altro molto sensibili per le organizzazioni sindacali. D’altronde il piano per i trasporti impatta anche sulla scuola: nel documento si rispolvera la traccia decisa dal governo Conte, quella dei tavoli prefettizi chiamati a disallineare gli orari di lavoro, quelli dell’ingresso e dell’uscita a scuola e dei negozi per evitare un sovraffollamento a bordo dei mezzi pubblici. 

Il documento del Governo introduce elementi che rafforzano la visione della prevenzione, ma gli strumenti restano sostanzialmente gli stessi al netto di alcune novità. Il green pass per i viaggi a lunga percorrenza segna un confine tra due modalità (e relativi rischi) differenti di viaggiare, la capienza portata dal 50 all′80% è resa possibile per i finestrini aperti a bordo dei bus e per i nuovi sistemi di aerazione montati su bus e aerei, oltre ovviamente al fatto che i vaccini hanno ridotto il rischio di contagio. A bordo dei mezzi pubblici bisognerà indossare obbligatoriamente una mascherina chirurgica, ma c’è anche la raccomandazione a usare una FPP2 in caso di maggiore criticità. La salita e la discesa dai mezzi devono continuare avvenire in base a flussi separati e in particolare negli autobus e nei tram va prevista la salita da una porta e la discesa dall’altra. I posti che non possono essere occupati devono essere contrassegnati da adesivi e il conducente può saltare alcune fermate se il mezzo è troppo pieno. 

Su questi punti è evidente che i sindacati si troveranno d’accordo e questo perché di fatto si rafforza quell’impianto che ha trovato forma anche nel protocollo di sicurezza sui luoghi di lavoro, tirato in ballo nuovamente da Cgil, Cisl e Uil ma anche da Confindustria per provare a trovare un terreno di confronto sui temi che oggi sono divisi, come quello del green pass per lavorare. Ma il terreno frana quando si passa nella dimensione dell’obbligo e del controllo. Il chiarimento sull’obbligo del green pass nel mense aziendali, pubblicato da palazzo Chigi il 14 agosto, non ha chiuso l’emorragia del dissenso tra i sindacati e ha generato le immagini dei lavoratori che mangiano all’aperto. E non è un caso se Giovannini ha dovuto relegare il tema dell’obbligo del green pass per gli autisti dei bus a una “discussione in corso”. Allo stesso tempo anche i sindacati non si sono esposti, consapevoli forse del fatto che saranno i prossimi giorni, e soprattutto un confronto con Draghi, a determinare la rotta. 

Sul fronte del controllo sono i sindacati a opporsi ancora. Innanzitutto per il mancato coinvolgimento da parte del Governo, ma soprattutto per le modalità. Sempre la Cgil ricorda che i controllori sono pochi, nei piccoli centri addirittura assenti. E poi c’è il tema delle aggressioni: il timore è che il clima possa farsi ancora più incandescente se si caricheranno i controllori del ruolo di gestori delle regole anti Covid a bordo dei mezzi pubblici. Fuori dalle acredini tra le parti, la questione c’è. A Roma ci sono 250 controllori a fronte di 1.500 bus e ottomila fermate, oltre a una cinquantina di fermate della metro e delle ferrovie in concessione. A Milano i controllori sono 130, i mezzi di superficie (bus, tram e filibus) sono 1.200 e 113 sono le stazioni della metro. A livello nazionale i controlli sono qualche migliaio sui 120mila addetti di tutto il trasporto pubblico locale che comprende anche gli autisti, gli addetti alle stazioni, chi lavora nelle sale operative e altre figure. 

Ci sono i soldi, oltre 600 milioni per i servizi aggiuntivi che le Regioni sono chiamati a mettere in campo nella seconda metà dell’anno e 800 milioni per compensare i maggiori costi e le perdite legati alla pandemia. C’è di nuovo, come l’anno scorso, l’indicazione a incrementare le corse durante le ore di punta. Ma lo schema dei trasporti non si regge in piedi senza una visione comune tra Governo, sindacati, prefetti, presidi e sindaci. E questa visione vale molto di più della previsione di un controllore anti Covid. 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia