• Ven. Ott 22nd, 2021

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Green pass a scuola: un dibattito estivo sul focus sbagliato

Settembre è alle porte e la riapertura delle scuole, è ormai l’opinione di tutti, nella migliore delle ipotesi appare come una grande incognita. Nonostante incongruenze e mancanze siano evidenti da settimane, si è deciso di alimentare un dibattito concentrato solo sulla misura del green pass al personale scolastico. Scelta che ha distratto e spostato il fuoco dell’attenzione dai veri problemi.

La norma sul green pass contiene alcune incomprensibili ingenuità che vanno immediatamente corrette. ITS (istituti tecnici superiori) e IEFP (Istruzione e Formazione Professionale) sono esclusi dall’applicazione del certificato verde. Perché? Altra cosa: il green pass si applica solo al personale scolastico, ma a scuola operano quotidianamente anche altri soggetti che non sono dipendenti del Ministero dell’Istruzione: operatori delle mense, assistenti all’autonomia e alla comunicazione e di supporto ad alunne ed alunni con disabilità. Non possono esservi differenze, pena l’inefficacia dell’impianto stesso della misura. In ultimo, come è stato ampiamente detto, i dirigenti scolastici sono gravati dalla responsabilità di controlli e non hanno ancora indicazioni attuative chiare e specifiche.

Il decreto va dunque modificato.

Intanto, per migliaia di scuole che avvieranno proprio in questi giorni le attività, si apre una fase di confusione, una ‘vacatio normativa’ che il Parlamento potrà sanare intervenendo sul testo solo nella prima metà di settembre.

Corretti gli errori, risolto il problema? Purtroppo no. È stata a mio avviso ingigantita la portata del green pass scolastico: non è uno strumento risolutivo.

In una classe di 27 alunni (secondo il ministro Bianchi fino a 27 studenti “non si tratta di classe numerosa”, ma l’anno scorso per far ripartire l’anno scolastico suggeriva un limite massimo di 15) il docente vaccinato impedirà forse la raffica di chiusure e quarantene al primo studente positivo? No. È importante che il personale scolastico si vaccini? Certamente. Ma smettiamo, adesso, di attribuire al green pass proprietà taumaturgiche che purtroppo non ha. Il rischio concreto è quello di trovarsi ben presto davanti alla frustrazione di migliaia di famiglie italiane con i figli in Dad nonostante i docenti vaccinati. Non sarebbe opportuno rivedere i criteri delle quarantene?

Il problema è che, a parte il green pass, si deve guardare a tutto il resto.

Spazi. La regola del distanziamento interpersonale è stata magicamente ridotta a una mera “raccomandazione”, solo per la scuola. Formula burocratica che, nella sostanza, cancella il metro di distanza, riesumando in modo romantico anche l’idea del compagno di banco per rendere più digeribile la pillola. Mi chiedo, come se lo chiedono Agostino Miozzo e tanti altri, quali siano le ragioni della deroga settoriale, nell’unico ambito sociale in cui parte della popolazione (gli alunni fino a 12 anni) non ha ancora un vaccino autorizzato. Un anno fa i mesi estivi furono impiegati per lavorare: furono ricavate 40 mila aule in più con i lavori di edilizia. Un impegno che andava ulteriormente intensificato. Furono poi fatti accordi per nuove aule fuori da scuola. In cinema, musei, biblioteche, parrocchie, diocesi. Quegli accordi oggi ci sono? È tardi per riproporre queste misure? Sì. È comunque utile lavorarci pensando allo sviluppo dell’intero anno scolastico? Certamente sì.

Screening. Nel Piano scuola, scritto al Ministero dell’Istruzione, si scrive che “non appare necessario effettuare test diagnostici o screening preliminari all’accesso a scuola”. Nel decreto invece si stanziano risorse per farli. Regna la confusione. Da notizie di stampa apprendiamo che si sta lavorando a test salivari a campione. Siamo a fine agosto e si parla di una “sperimentazione” che durerà almeno due mesi. Quando andremo dunque a regime, nel secondo quadrimestre? Una seconda perplessità è legata al fatto che dovranno essere le famiglie ad eseguire il test medico, a casa. Ricordate le polemiche di un anno fa? La propaganda di tanti, Lega di Salvini in testa, stigmatizzava il fatto che le famiglie dovessero ‘addirittura’ misurare la temperatura dei figli col termometro. Oggi, non solo continueranno a farlo, ma viene affidata loro anche la responsabilità di non sbagliare un test medico.

Altra cosa: il Ministero della Salute e le Regioni in questi mesi hanno forse predisposto un sistema di monitoraggio dei casi di contagio in ambito scolastico? La scorsa estate, evidentemente in piena emergenza, si chiese al Ministero dell’Istruzione di inventare un metodo di raccolta e analisi dei dati. E fu fatto, anche se non era dovuto. Quel sistema, costruito grazie alla disponibilità dei dirigenti scolastici, è stato però smantellato. È stato elaborato oggi un sistema migliore? Mi permetto di nutrire dei dubbi se è vero che tra marzo e oggi non si è neppure riusciti a tenere il conto in tempo reale del numero dei docenti e degli ata vaccinati (perché venivano registrati solo in base all’età e non alla professione).

Ricordo infine che, l’anno scorso, Puglia e Campania chiusero le scuole, non perché ci fossero problemi dentro le classi, ma perché non erano in grado di fare i tamponi agli studenti e di garantire il tracciamento; il sistema sanitario non reggeva.

Classi pollaio. Ai più probabilmente sfugge il fatto che per legge, la legge Gelmini, non è possibile ridurre il numero di alunni per classe. Serve una deroga al dPR 81/2009. Prevista un anno fa (all’interno di un piano graduale che il Governo Conte II aveva avviato studiando, per i prossimi anni, anche l’andamento demografico), è stata cancellata. Non potranno dunque essere sdoppiate le classi e non c’è più, per i docenti, il cosiddetto organico Covid come l’anno scorso. Migliaia di persone che, stando alle regole oggi vigenti, entro il 31 dicembre via via non avranno più un lavoro. Le norme recentemente approvate consentono solo di utilizzare docenti in più per il recupero degli apprendimenti (peraltro non con risorse nuove ma con i residui del finanziamento stanziati dal Governo Conte II e solo – appunto – fino al 31 dicembre 2021).

Regionalismo delle disuguaglianze. Sembra non interessare più il tema della uniformità delle decisioni. Su questo però non sono consentite ipocrisie. È totalmente inutile parlare di impegno solenne alla didattica in presenza se si continuerà a permettere ad Enti locali e Regioni di derogare agli impegni centrali. E, stanti così le cose, succederà. Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha la necessaria autorevolezza e forza per impedirlo. Non posso che unirmi a chi, da giorni, a partire dall’ex Ministro Luigi Berlinguer, chiede un suo inevitabile intervento, a tutto campo.

Trasporti. In ultimo, ma non meno importante, il deja-vu sui trasporti. La capienza è stata portata all’80%, esattamente come ad agosto 2020. Siamo tutti sicuri che, se ci sarà una recrudescenza del virus, non verrà riportata al 50% – come accadde l’anno scorso – rischiando di creare ancora disagi agli studenti delle scuole secondarie superiori?

L’invito per tutti: vaccinarsi, continuando a rispettare regole di distanziamento e mascherine, senza che passi l’idea che la vaccinazione sia un “liberi tutti”. Solo questo, forse, potrà salvarci rispetto al non detto e al non fatto.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia