• Dom. Ott 17th, 2021

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Cosa la pubblicità non dice sugli allevamenti intensivi, ma dovresti sapere

Allevamenti intensivi

(di Chiara Caprio, Responsabile della Comunicazione di Animal Equality)

Animali spensierati nei pascoli e nei prati? Sì, ma solo nelle pubblicità. All’interno degli allevamenti intensivi, le condizioni in cui sono costretti a vivere galline, maiali, bovini e pesci è molto lontana dalle immagini di benessere e spensieratezza che vengono descritte a scopo commerciale, spesso quasi ingannevoli nei confronti dei consumatori. 

Gabbie anguste e sottodimensionate, animali costretti a comportamenti non naturali, pratiche di violenza agghiacciante eppure considerate ancora legali. Queste sono solo alcune delle condizioni in cui ogni giorno gli animali sono costretti a vivere all’interno degli allevamenti intensivi.

La crudeltà delle gabbie

Ammassate in gabbie in cui non riescono a muoversi e per questo soggette ad elevati livelli di sofferenza che favoriscono il proliferare di malattie, le galline ovaiole vivono la loro intera esistenza in uno spazio poco più grande di un foglio A4. ln questo contesto, il contatto costante con le sbarre provoca ferite dolorose, ulcere, perdita di piume sul corpo e sulle ali. La loro pelle è spesso arrossata e rovinata dall’ammoniaca emanata dagli escrementi mai puliti, accumulati sulla superficie dell’allevamento. Lo stress dovuto a questa costrizione è tale che gli animali diventano aggressivi e spesso si beccano a vicenda fino ad arrivare a veri e propri episodi di cannibalismo. Ed è per questo che molte di loro subiscono anche la mutilazione del becco, una parte molto delicata e sensibile che viene tagliata senza alcuna anestesia o controllo veterinario. Il sistema delle gabbie è così crudele che anche la Commissione europea ha iniziato l’iter per vietarle in tutta Europa per tutte le specie entro il 2027.

Bufalini, vitellini, pulcini: i maschi considerati solo scarti

Attraverso numerose investigazioni realizzate da organizzazioni per la protezione degli animali e grazie a numerosi richiami da parte dei veterinari, sappiamo che gli individui maschi di molteplici specie sono considerati dall’industria soltanto come scarti di produzione, un problema che pone un tema etico molto importante. Gli 8 miliardi di pulcini uccisi ogni anno nel mondo perché considerati inutili alla produzione di uova sono solo un esempio di questa carneficina. Lo stesso accade ai piccoli bufali nell’industria del latte. In un sistema che ha bisogno solo di bufale femmine per produrre il latte destinato alla produzione di mozzarella e formaggi, infatti, i bufalini maschi sono un peso per il produttore e sono considerati semplici scarti senza mercato. Spesso vengono quindi abbandonati a morire di fame e di sete nei pressi degli stabilimenti.

Le violenze sulle mucche nella produzione di latte e formaggi

La sorte che tocca alle mucche non è meno dolorosa. Continuamente ingravidate per produrre la quantità di latte richiesta dal mercato, questi animali arrivano a produrre infatti fino a 60 litri al giorno, contro i quattro normalmente prodotti in natura. Perché producano tali quantità tale, le mucche devono partorire almeno un vitello all’anno, a partire dall’età di due anni e affinché questo avvenga le mucche vengono costantemente inseminate artificialmente. Questi continui cicli di gravidanze, lattazioni e mungiture mettono a dura prova il loro fisico conducendole al macello molto prima del normale ciclo di vita che avrebbero in natura.

Castrazioni e mutilazioni senza anestesia

Accanto a questi trattamenti dolorosi e ingiusti, le violenze sugli animali all’interno degli allevamenti sono all’ordine del giorno. I maiali, ad esempio, sono vittime di amputazioni e castrazioni che avvengono senza anestesia. Picchiati e abbandonati nella sporcizia e nell’incuria in assenza di adeguate cure veterinarie, le investigazioni di Animal Equality e altre ONG hanno dimostrato quanto i maltrattamenti nei confronti di questi animali siano atroci, anche quando sono soggetti al marchio DOP.

Le sofferenze dei pesci, animali dimenticati

E che dire dei pesci? Schiacciati in vasche d’acqua sovraffollate dove i batteri si diffondono a macchia d’olio, questi animali ricevono massicce dosi di antibiotico per preservarli dalle malattie alzando i livelli di antibiotico-resistenza nei loro consumatori. Lo stress, i parassiti e l’aggressività fra simili causano nei pesci degli allevamenti intensivi ferite e deformazioni evidenti che rendono la loro esistenza una vera e propria agonia.

La narrazione di allevamenti dove gli animali vivono felici non può più essere considerata credibile né accettabile. Il problema etico che gli allevamenti intensivi rappresentano insieme con gli effetti che questi comportano sull’ambiente e sulla salute delle persone richiede un cambio di rotta nel modo di consumare e di produrre, ora più che mai nel rispetto del benessere animale.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia