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Amatrice, le macerie compiono 5 anni con la prima gru. E la sequenza sismica prosegue

A distanza di quasi cinque anni ad Amatrice, il borgo del Reatino raso al suolo dal sisma del 24 agosto 2016, cambia lo skyline della distesa, dove una volta sorgeva l'antico centro storico, grazie all'arrivo in 'zona rossa' della prima gru. E' imminente, infatti, l'inizio dei lavori di ricostruzione del condominio prospiciente al monumento ai Caduti in Piazza Antonio Serva.
ANSA/UFFICIO STAMPA COMUNE AMATRICE
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Alle 3:36 una scossa di terremoto di magnitudo 6.0 devasta i Comuni di Amatrice, Accumoli (Rieti) e Arquata del Tronto (Ascoli Piceno). È il 24 agosto 2016, è l’inizio di quella che l’Ingv definirà la sequenza sismica Amatrice-Norcia-Visso. L’epicentro è tra Accumoli e Arquata del Tronto, due Comuni distanti pochi km tra Lazio e Marche. Viene praticamente rasa al suolo Pescara del Tronto, frazione di Arquata. Sotto le macerie restano 299 vittime: 237 ad Amatrice, 51 ad Arquata (quasi tutte nella frazione di Pescara) e 11 a Accumoli. È il culmine della stagione turistica, nei territori colpiti si trovano visitatori ed ex residenti tornati nelle seconde case per la stagione estiva.

Ingenti i danni a case, edifici pubblici, imprese, strade, beni culturali non solo nei tre Comuni, ma anche nei centri vicini, e anche in Umbria (la stessa notte viene registrata una scossa di magnitudo 5.4 a Norcia) e Abruzzo. I primi sfollati vengono accolti negli alberghi di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), lungo la costa. Viene stilato un elenco di 62 Comuni compresi nel cratere sismico.

Cinque anni dopo ad Amatrice c’è la prima gru nella zona rossa. Cinque anni dopo tocca a Mario Draghi commemorare le 299 vittime del terremoto del centro Italia. 

Vigilia del quinto anniversario della prima grande scossa, che il 24 agosto distrusse Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, provocando 299 vittime, 21 Agosto 2021. ANSA/SACCHETTONI

 

Cinque anni dopo. Legnini: “Ricostruzione in ritardo, ma stiamo recuperando”. Ad oggi “sono stati autorizzati e finanziati circa 10.500 cantieri, la metà conclusi e l’altra metà in corso d’opera. I 5mila cantieri conclusi hanno permesso di consegnare oltre 12mila abitazioni e quindi il rientro a casa di altrettante famiglie, mentre altre 13mila abitazioni sono in fase di recupero”. Lo afferma il commissario straordinario, Giovanni Legnini.  “Le domande di contributo al momento presentate – aggiunge il commissario – sono al momento circa 20 mila, di cui, appunto, la metà approvata, e possiamo dire che siamo nella prima parte della fase della ricostruzione, ma ormai la ricostruzione privata è decollata”.

“Nei primi sei mesi di quest’anno abbiamo autorizzato l’apertura di 3.200 cantieri, ma adesso – sottolinea – abbiamo la sfida più ardua, quella dei centri storici distrutti dove si stanno muovendo i primi passi anche con le ordinanze in deroga”. Ma ci sono alcuni elementi di preoccupazione: “ad esempio la saturazione delle imprese edilizie che cominciano a scarseggiare e l’aumento vertiginoso dei prezzi dei materiali”.

L’altra grande sfida è la ricostruzione pubblica: “Abbiamo 1.400 cantieri pubblici già finanziati, una parte sono stati attratti dalle ordinanze in deroga per velocizzare il processo”, dice il commissario, citando anche il recupero dei dissesti idrogeologici e dei beni culturali. Intanto una delle città-simbolo del sisma del Centro Italia, Amatrice, ”è pronta ad essere ricostruita, grazie anche allo strumento delle ordinanze in deroga”. Già oggi sono “aperti 200 cantieri e diverse opere sono state completate. Partirà il programma da 49 milioni di euro per il centro storico: previsto un grande tunnel dei sottoservizi, molto innovativo, un’opera concreta della nuova Amatrice, ma anche simbolica”.

Complessivamente, per l’area del sisma che interessa Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, “se riusciremo a mantenere questo ritmo, nei prossimi anni possiamo legittimamente sperare ad essere una delle ricostruzioni di più ragionevole durata, non uso il termine veloce perché evoca fretta”, sottolinea Legnini. “La ricostruzione più veloce della nostra storia, dopo una catastrofe causata dai terremoti, è quella del Friuli ed è durata circa 15 anni. Noi, a 5 anni di distanza dal primo evento, scontiamo un ritardo, ma oggi possiamo dire che stiamo recuperando”, insiste.

Ricostruzione che “dovrà viaggiare di pari passo con il Pnrr”, ricordando il miliardo e 780 milioni di euro per le aree colpite dai terremoti del 2009 e del 2016-2017 nel Centro Italia, che “grazie al Fondo complementare al Pnrr si aggiungono alle risorse già stanziate per la ricostruzione delle case e delle opere pubbliche, e agli altri investimenti previsti dal Recovery plan”. “Questi territori hanno un’opportunità storica di rinascere” incalza il commissario: “già oggi, con 5mila cantieri in corso, quello del Centro Italia è tra i più grandi cantieri, se non il più grande, d’Europa”. E a proposito del ripopolamento dell’Appennino centrale, Legnini evidenzia due “macro obiettivi: la ricostruzione e un programma di rinascita economico sociale improntato ai principi della sostenibilità e della transizione ecologica, digitale ed energetica”.

Vigilia del quinto anniversario della prima grande scossa, che il 24 agosto distrusse Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, provocando 299 vittime, 21 Agosto 2021. ANSA/SACCHETTONI

 

Cinque anni dopo. Ingv: “La sequenza Amatrice-Norcia-Visso non è ancora terminata”. Da Intelligenza Artificiale e supercomputer potremo avere in futuro stime previsionali: lo ha spiegato Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), alla vigilia dei 5 anni dall’inizio della sequenza sismica ad Amatrice. Fondamentale, secondo Doglioni, è però anche investire nella cultura della prevenzione. Prevedere i terremoti – come la sequenza iniziata il 24 agosto ad Amatrice con una scossa di magnitudo 6.0 e ancora in corso dopo altri 124mila eventi registrati – è un obiettivo lontano ma “la speranza c’è. Si comincia a intravederne la possibilità”, ha spiegato Doglioni. “Così come una volta – ha aggiunto – i tumori erano definiti come una malattia incurabile, oggi, invece, per alcune patologie abbiamo concrete possibilità di guarigione, traguardo raggiunto grazie alla ricerca scientifica. Analogamente, oggi conosciamo le aree dove sia per la sismicità storica, che per il contesto geologico, sono più pronte a generare in futuro terremoti disastrosi: lì stiamo concentrando i nostri sforzi per monitorare il sottosuolo nazionale”.

Un fondamentale contributo alla comprensione di quel che avviene nel sottosuolo e quindi rispondere al come e perché si manifesta un evento sismico arriva dalla raccolta di dati satellitari e, soprattutto, dalle capillari reti di monitoraggio a terra. In Italia si registrano in media 20-25 terremoti distruttivi al secolo, quindi secondo la statistica è ragionevole attendersi un evento ogni 4-5 anni. “Non siamo in grado di prevedere dove e quando sarà il prossimo evento sismico per la sola ragione che ancora non conosciamo sufficientemente tutti i parametri e le condizioni fisiche che portano all’enucleazione di un terremoto.
Sappiamo, però – ha aggiunto il presidente di Ingv – che questo obiettivo è possibile: si tratta di studiare e misurare capillarmente tutto quello che la Terra ci permette di misurare: variazioni della sismicità, delle falde acquifere, delle modificazioni nel sottosuolo della velocità delle onde sismiche, delle variazioni delle velocità tra le stazioni GPS, ecc.”. Per questo, prosegue Doglioni, si sta investendo molto in reti di monitoraggio che, grazie anche all’intelligenza artificiale e l’utilizzo di grandi sistemi di calcolo, ci permetteranno forse di avere col tempo stime previsionali affidabili. “Le reti di monitoraggio – aggiunge il presidente Ingv – sono le infrastrutture di ricerca che rappresentano i nostri ‘telescopi’ puntati verso il centro della Terra e che ci consentono di osservare il suo comportamento”.

A 5 anni dall’inizio, la sequenza detta più precisamente ‘di Amatrice-Norcia-Visso’ non è ancora terminata e ha coinvolto un’area di 8.000 chilometri quadrati e 600mila persone di 140 comuni: “Per noi ricercatori – ha spiegato Doglioni – ogni nuovo terremoto è un esperimento che studiamo con strumenti sempre più diffusi ed efficaci, per cui le conoscenze di oggi sono di gran lunga migliori di quelle che potevamo avere solo 10 o 20 anni fa”. Però, ricorda Doglioni è fondamentale diffondere la cultura della prevenzione: ”è importante ricordare i terremoti perché il nostro cervello tende invece a voler rimuovere il ricordo delle tragedie, mentre invece la memoria di questi eventi terribili ci aiuta a porre in essere tutte le possibili strategie difensive dagli eventi futuri che inevitabilmente torneranno”.

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia