• Mar. Ott 26th, 2021

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Valle d’Aosta, autonomia senza ecologia

In Morgex, under the Italian side of Mont Blanc

Estate politica calda anche in Valle Aosta. Non basta l’altitudine mediamente elevata e la presenza dei boschi delle montagne per consentire di respirare un’aria più fresca.

Tre avvenimenti politici si stanno intrecciando e stanno surriscaldando il clima: 18 fra consiglieri in carica ed ex consiglieri sono stati definitivamente condannati  a risarcire la Regione Valle d’Aosta  per un importo di 16 milioni di euro per un voto con cui hanno autorizzato un finanziamento regionale al Casinò nonostante la situazione fallimentare della Casa da Gioco. La maggioranza regionale, nata nell’ottobre 2020 con una alleanza programmatica fra autonomisti e la coalizione progressista e verde di Progetto Civico Progressista, è in crisi ed a settembre ci sarà un a verifica politica i cui esiti sono incerti. Infine il Pd valdostano dopo alcuni anni di disastrosa gestione è stato commissariato dal segretario nazionale Letta, nel tentativo di ricostruire il partito che si era completamente dissolto in balia di personalismi troppo accentuati. 

Eppure le premesse per fare bene ci sono. Nel settembre 2020, dopo le elezioni anticipate poiché il Consiglio regionale per la prima volta nella sua storia era stato sciolto anticipatamente, il voto popolare ha premiato Pcp, la coalizione civica, verde e progressista che ha ottenuto lo stesso numero di seggi dell’Union Valdôtaine, il partito storicamente dominante della scena valdostana. Una svolta storica!

Un risultato eclatante dovuto ad alcune scelte ben comprese dall’elettorato: un Programma solido e di impronta ecologista, una lista di unità e con una maggioranza di candidate donne. Questo risultato ha consentito di concordare nell’ottobre 2020 un programma di legislatura, con alcune scelte significative nel campo ambientale, dei trasporti e nella politica socio-sanitaria, e la nomina di una Giunta con la presenza di una esponente degli ecologisti all’Assessorato all’Ambiente e ai Trasporti.

Una buona partenza a cui non ha fatto seguito un cammino coerente. Fin dal gennaio 2021 sono iniziati gli attacchi di alcuni esponenti autonomisti agli accordi raggiunti e ci sono stati atti e affermazioni esplicitamente  in contrasto con il Programma di governo concordato. Tre i casi più clamorosi.

Nel corso del 2020 c’era stata un protesta popolare contro l’autorizzazione a due discariche private in Alta  e Bassa Valle di importare notevoli quantitativi di rifiuti speciali provenienti da altre Regioni. Attività che provocava un insostenibile  traffico di camion e creava grandi preoccupazione per i possibili versamenti di sostanze pericolose. L’assessora regionale all’Ambiente, Chiara Minelli, aveva predisposto un Disegno di legge per limitare tale fenomeno, ma la Giunta non aveva approvato il progetto di legge, pur essendo caldeggiato dagli uffici competenti e dai legali della Regione. E quando questo Ddl bloccato dalla Giunta era stato trasformato in Proposta di legge e depositato dal gruppo Pcp in Consiglio con la firma, fra gli altri, della capogruppo Erika Guichardaz, i commissari autonomisti in Commissione si erano praticamente rifiutati di portarla avanti, bloccando così anche quella iniziativa.

Emblematica poi la vicenda del Vallone della Cime Bianche nella Valle di Ayas. E’ un territorio inserito come Zona di protezione speciale nella Rete europea Natura 2000. Gli autonomisti premono perché in tale vallone si realizzino due impianti funiviari  per collegare la Valle di Ayas con Cervinia ed il suo comprensorio sciistico. Un’opera che snaturerebbe completamente un vallone di straordinario valore naturalistico e che comunque non si può realizzare perché in contrasto con la normativa europea, italiana e regionale sulle ZPS. E’ recentissimo l’intervento del Ministero della Transizione ecologica che ha detto di no all’ampliamento del comprensorio sciistico del Terminillo, nel Lazio, proprio perché insiste in una zona ZPS. Ma le forze autonomiste non vogliono prendere atto di tale vincolo insormontabile ed hanno affidato tramite la Società Monterosa, controllata dalla Regione, uno studio di fattibilità per ben 403.000 euro.

Ed infine il caso più clamoroso. L’Assessora  all’Ambiente ad ai Trasporti  attraverso contatti con i parlamentari ed il Ministero delle infrastrutture è riuscita a fare inserire nel PNRR un fondo di 110 milioni per elettrificare la tratta ferroviaria Ivrea-Aosta, che ancora funziona con treni diesel. In questa azione è stata coadiuvata dalla deputata valdostana Elisa Tripodi, esponente dei 5 stelle, ma non dal senatore Alberto Lanièce, esponente degli autonomisti. Non solo, ma si è anche verificato che, a risultato ottenuto, l’Assessora è stata attaccata dagli autonomisti perché, a loro dire, quei 110 milioni per l’elettrificazione avrebbero potuto pregiudicare il finanziamento di altre opere in Valle d’Aosta. Affermazione priva di fondamento ma ben esemplificativa di un atteggiamento disattento ed ostile alle tematiche ecologiste.

A questo punto Chiara Minelli e la Presidente della Commissione Sanità e Affari sociali Erika Guichardaz hanno dato le dimissioni dalle loro cariche chiedendo una verifica politica e programmatica della maggioranza ed un ritorno coerente al programma concordato ad inizio legislatura. Il paradosso è che oggi la spinta elettorale ecologista è mortificata da atteggiamenti di esponenti autonomisti rimasti affezionati a scelte sbagliate del  passato. Inoltre, dopo che Pcp aveva presentato una lista con una maggioranza di donne, non c’è più in questo momento nessuna presenza femminile in Giunta o alla presidenza di una Commissione. Insomma una Valle d’Aosta autonoma ma non ecologista e marcatamente maschilista.      

Articolo proveniente da Huffington Post Italia