• Dom. Ott 24th, 2021

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Rivoluzione liberale. La spericolata difesa del berlusconiano che è in me

Mattia Feltri infilza da par suo la ‘rivoluzione liberale’ riproposta da Berlusconi, e lo fa con la cattiveria obbligatoria in un grande giornalista, mettendo in fila le occasioni mancate del centrodestra e dimostrando l’improbabilità di una  rivoluzione liberale in felpa salviniana. Amen, c’è poco da aggiungere, se non appellarsi alla clemenza della corte e alle attenuanti generiche, tutte stra-note: nascita caotica del centrodestra, inesperienza della leva del ’94, inaffidabilità di alleati invidiosi e statalisti. Ma il berlusconiano che è in me non si accontenta di questa difesa e ne azzarda un’altra, più spericolata e forse più efficace: siamo davvero sicuri che il popolo italiano attenda la rivoluzione liberale?

I precedenti storici non incoraggiano. Lo Stato unitario nacque liberale, ma navigò tra gli intrallazzi dei notabili e il trasformismo dei deputati eletti nei collegi uninominali (gli odierni reati di voto di scambio e traffico di influenze erano il loro programma politico). Poi venne il fascismo e la tematica liberale andò obbligatoriamente in stand by. Alla ripresa democratica si affacciò un bel partito liberale, elegante e colto, ma tutt’altro che di massa: raccoglieva l’un per cento, qualche volta il due, e dopo litigava. Bella gente, la schiatta liberale, tanto bella che De Gasperi la precettò tutta al governo, più che altro per vaccinare la Dc da integralisti e massimalisti vari. Tra i parlamentari del Pli ci fu persino il Papa laico dei liberali, don Benedetto Croce, che sulla ipotesi di un partito liberale di massa aveva le idee chiare e le esprimeva in napoletano: ’e masse, quando so’ masse, so’ sempre masse ‘e fetenti’.

La Dc, che era un partito di massa, non si professò mai liberale. De Gasperi lo era, ma nelle scelte, non nelle interviste. Lo statista trentino dovette addirittura difendersi dall’accusa di essere liberale: gliela muoveva spietatamente il sindaco di Firenze Giorgio La Pira, alla cui figura fu dedicata la tesi di laurea di un suo recente successore, Matteo Renzi, altro aspirante liberale con un consenso attuale invero coincidente con quello del vecchio Pli. Fu Berlusconi a sdoganare la griffe liberale, ma nei fatti il suo centrodestra lo fu poco. Calo brutalmente il sospetto: sarà mica per questo che ha sempre vinto?

Negli anni sessanta si diceva: “l’italiano è socialista e non lo sa”. Si voleva dire che a ogni difficoltà cerchiamo la mamma statale. Poi è venuta la rivolta fiscale, il desiderio di tasse giuste, tutto rivestito del magnifico ed elegante aggettivo liberale. Il sospetto è che noi italiani siamo liberali quando dobbiamo pagare le tasse e socialisti quando dobbiamo pagare la Tac.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia