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Quell’attenzione in più che i guariti di Covid meritano

TURIN, ITALY - JUNE 30: A close-up view of Italy's Covid-19 Green Pass for post-vaccine travel on a smartphone on June 30, 2021 in Turin, Italy. The digital health certificate, or Green Pass, was officially launched by Italian Prime Minister Draghi, allowing people to access certain events and facilities in Italy as well as travel domestically and abroad. (Photo by Stefano Guidi/Getty Images)

Le ultime settimane di discorso pubblico sono state caratterizzate dalla sola attenzione dedicata al Green Pass e ai vaccini; la malattia che si sta cercando di prevenire, così come gli effetti psicologici e fisici che i malati e i guariti hanno patito sulla propria pelle sembrano invece aspetti scomparsi dall’attenzione pubblica.

Sembra che tutta le attenzioni delle pubbliche autorità e della medicina epidemiologica e immunologica siano ormai orientate alle sole possibili strategie di prevenzione, mentre le modalità di possibile risposta terapeutica alle persone che continuano a contrarre la malattia vengono lasciate in subordine. Nessuno si sognerebbe mai di non dedicare la massima attenzione alle strategie terapeutiche per la cura del morbillo, pur favorendo la prevenzione di tale malattia mediante il vaccino. Molti malati Covid ancora oggi vengono invece lasciati nelle mani di clinici che non visitano in diretta ma solo sulla base di valutazioni telefoniche, i medici delle USCA si attivano solo nei casi più gravi, percorsi per i malati lievi sono diffusi ahimè solo a macchia di leopardo, così come i follow-up per i pazienti con esiti polmonari, gastroenterici o psicologici.

Sul fronte del Green Pass e degli anticorpi, inoltre, si sta assistendo ad un vero e proprio paradosso burocratico-giuridico che colpisce i guariti Covid, colpiti due volte: dalla malattia in primo luogo, e dal mancato riconoscimento del permanere degli anticorpi naturali che chi abbia sviluppato la malattia tende ad avere nella straordinaria maggioranza dei casi per lunghi periodi. La Circolare a firma del Dipartimento Prevenzione del Ministero della Salute nella figura del Dottor Rezza del 21 luglio 2021 ha stabilito che i guariti Covid possono avere la possibilità di vaccinarsi entro 12 mesi dall’avvenuta guarigione, senonché il Green Pass viene invece rilasciato ai guariti per sei mesi e retrodatato alla fine del periodo di quarantena, quasi 4 milioni di italiani guariti sono in una condizione in cui si possono vaccinare entro un anno dal Covid ma possono fruire del Green Pass per poche settimane. Massimo Galli, immunologo del Sacco di Milano, ha messo in luce in ormai innumerevoli interviste come la vaccinazione per i malati possa configurare un aumento di possibile rischio di effetti avversi al vaccino, oltre ad essere controproducente sul piano della finanza pubblica nel momento in cui si cerca di andare a “coprire” chi sostanzialmente sia già stato immunizzato naturalmente. Già nel maggio scorso era stato pubblicato su Nature uno studio coordinato dall’Università di Washington sulla lunga risposta anticorpale nei guariti dell’anno precedente, uno studio poi ribadito dall’evidenza scientifica (Evidence Based Medicine) dello studio coordinato successivamente da Andrea Crisanti dell’Università di Padova e dell’Imperial College a Vo’ Euganeo, che ha determinato come un ragguardevole titolo anticorpale perduri anche a nove mesi dall’infezione; il Professor Galli stesso è in uscita con un nuovo studio sulla popolazione brianzola coordinato dal Sacco di Milano e dall’Università di Milano che va nel verso di una riconferma dello stesso principio immunologico secondo cui chi abbia passato la malattia mostri una immunità che perdura, acquisita mediante la fatica del sistema immunitario di guarire dal virus.

Ampia parte del personale scolastico, sportivi, professionisti pubblici e privati si trovano in questa situazione, se è vero che la malattia è stata superata ormai da almeno sei milioni di italiani. Come si comporterà il Ministero dell’Istruzione con riguardo al personale guarito che – nella fase attuale – non prende e non trasmette la malattia? Per quale motivo questi lavoratori hanno la possibilità secondo il Ministero della Salute di vaccinarsi entro 12 mesi dalla guarigione, ma si nega loro il Green Pass? Questo irrigidimento su un approccio meramente burocratico rappresenta un franco nonsenso giuridico e persino immunologico perché non tiene conto del titolo anticorpale che il paziente guarito può dimostrare con un semplice esame del sangue sierologico quantitativo.

Facciamo un esempio: sono di ritorno dalla Francia con il cane che in famiglia portiamo sempre con noi, sul passaporto vaccinale è indicata la presenza del vaccino antirabbico oppure la dimostrabilità certificata da un veterinario che il cane abbia memoria immunitaria mediata dalle immunoglobuline (le cosiddette IgG) che rappresentano la memoria del sistema immunitario dopo che un animale è stato vaccinato. La rabbia, peraltro, è un virus in cui la mortalità arriva fino al 100% in coloro che contraggano il virus, come è possibile che per un cane che morde un altro cane o un uomo valga il conteggio anticorpale, mentre per i guariti che possano dimostrare alti anticorpi (le IgG in immunologia diminuiscono, sì, ma fino a stabilizzarsi), non possano usufruire di una esenzione vaccinale temporanea al variare del tasso sanguigno anticorpale, dato che per questa platea di individui la vaccinazione, come ha sottolineato ancora Massimo Galli, non è esente da un aumento di “rischi avversi”?

I guariti al Covid attendono risposte chiare e circostanziate dai Ministeri competenti, e specificamente dal Ministero della Salute e dal Ministero dell’Istruzione. Nel merito è stata presentata un’istanza al Sottosegretario delegato alla Prevenzione On. Andrea Costa, protocollata al numero di protocollo SSS.AOP.MM.0211 (con il sottoscritto come primo firmatario) che ad oggi non ha ricevuto se non parziale risposta.

I guariti Covid e gli attuali malati meritano un’attenzione ulteriore alla propria salute, anche alla luce delle numerose problematiche cliniche e politico-sanitarie di cui sono stati testimoni sulla propria pelle.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia